lunedì 12 settembre 2011

Roberta Clerici & Ando Gilardi - PHOTOTECA Phototeca srl editrice Milano 1980 £ 5.000



Sono passati più di trent'anni da quel lontano 1980, quando Ando Gilardi, fotografo e storico della fotografia, uscì con questa rivoluzionaria rivista monografica trimestrale di cultura fotografica.

In questo lungo consumarsi del tempo sono caduti muri e imperi, si sono imposti al gracile senso civico degli italiani, dissoluti guitti in veste di governanti, che in altri tempi, per le loro disonorevoli imprese, avrebbero abitato le patrie galere, ma sopratutto è morta la fotografia

Non l'immagine, che semmai è cresciuta a dismisura, proliferata dalla semplicità operativa del mezzo digitale, ma la fotografia intesa come sinergia tra un principio fisico e la scoperta della sensibilità alla luce del cloruro d'argento.

Sfogliando la rivista, al di là del suo impegnativo contenuto, un manifesto per la logica della immagine, colpisce per le pagine che pubblicizzano materiale fotografico tradizionale: la gloriosa Canon AV1, la indimenticabile carta Ilford Galerie, gli obiettivi universali Tamron: la nostalgia di un glorioso passato, quando fotografare richieda un minimo di impegno intellettivo!









sabato 10 settembre 2011

LUNGO LE STRADE DI "UNIDAD POPULAR" - I manifesti cileni degli anni 1971 - 1973 - 16 cartoline - Arci Uisp

















Queste splendide 16 cartoline, che riproducono altrettanti manifesti di "Unidad Popular", sono state edite a Roma dalla Centrale di Cultura - Tempo libero - Sport dell'Arci-Uisp nel novembre 1975.

Qui le riproduco per ricordare il programma di governo di Salvador Allende, iniziato e a buon punto di realizzazione, prima che la sedizione militare, sostenuta dalla CIA, infrangesse quel sogno di democrazia, libertà e dignità nazionale, e spingesse il Cile nella barbarie di uno dei più sanguinari regimi fascisti della storia americana.

Al di la del valore politico di questi manifesti, credo si debba apprezzare il grande valore estetico, di ricerca, nella comunicazione politica. In Italia per esempio, all'epoca, i manifesti politici erano di una banalità deprimente, uscendo questi non da centri di elaborazione grafica ma direttamente dalle direzione dei partiti. E attualmente non ci sono stati passi avanti degni di nota.

giovedì 8 settembre 2011

Fruttero & Lucentini A CHE PUNTO E' LA NOTTE? - Club degli Editori 1979


Fruttero & Lucentini sono una coppia di formidabili creativi che hanno nobilitato il genere poliziesco, non solo dimostrando, dopo Gadda del Pasticciaccio, che lo scenario, l'ambientazione, la location come si dice oggi, non ha nessuna importanza ai fini della credibilità nel racconto giallo, ma anzi che la piovosa atmosfera di una città del nord'Italia, guarda caso Torino, è perfetta per racchiudervi una storia dove criminalità, gnosi, mafia, Fiat si incrociano e si avviluppano fino allo scioglimento finale ad opera di un grande investigatore, il Commissario Santamaria - già incontrato in La donna della domenica.

Un grande romanzo che appassiona e diverte e che consiglio vivamente a chi ancora non lo avesse letto.

Vita Sackville-West - IL PIU' PERSONALE DEI PIACERI - Garzanti 1992 - £ 35.000



Circola nella letteratura dell'800 la suggestiva tesi che l'elaborazione interiore - cioé quello che immaginiamo di un fatto, di un luogo o di un rapporto - sia superiore, per intensità e capacità evocativa, dello stesso fatto, luogo o rapporto reali; come se la realtà banalizzasse quei fatti, luoghi o rapporti che l'aspettativa, nell'elaborazione interiore, aveva suscitato.

La teorizzazione di questa sorta di neo-idealismo la trovo continuamente in Proust, sopratutto nel martoriato rapporto tra il protagonista della recherche e Albertine, ma anche in Vita Sackville-West, in questi suggestivi Diari di viaggio, Persia 1926-1927, dove, ad esempio, in procinto di ammirare la Valle dei Re, scrive con la sua elegante prosa:

C'è una strana eccitazione nel non sapere quello che si vedrà poco più avanti: la mente, tesa, cerca di proiettarsi un'immagine, che poi non trova - come raccogliere una brocca d'acqua convinti che sia piena, e trovarla vuota. Non mi ero prefigurata nessuna immagine del cimitero dei faraoni. Certo, pareva incredibile che tra pochi minuti lo avrei guardato con i miei occhi, e per il resto della vita avrei saputo esattamente che aspetto aveva. E allora mi sarebbe parso ugualmente incredibile il non averlo sempre saputo. Queste piccole ma stuzzicanti riflessioni mi fecero attardare, ero restia a separarmi dalla mia ignoranza, mi rimproveravo di avere sprecato tutti quegli anni senza meditare su questo sepolcro reale. Non avrei mai più avuto questo godimento a portata di mano. stavo per scambiare il piacere dell'immaginazione con la grigia realtà della conoscenza.

Stupefacente, ma anche spiazzante intuizione!

Vita Sackville-West è uno di quei casi in cui la biografia prepondera su l'opera letteraria, la si conosce più per la sua relazione con Virginia Woolf, e gli atteggiamenti anticonformistici, che non per la sua narrativa o poesia, eppure la sua scrittura è fresca e avvincente, le idee che esprime colgono sempre aspetti sorprendenti della realtà. Come quando predilige l'intuizione empirica rispetto alla conoscenza accademica:

Sarei tentata di provare, studiando botanica fino a essere in grado di distinguere le Scrofulariacee dalle Cariofillacee, ma ho troppa paura di scoprire, una volta assorbite tutte quelle nozioni, di essermi persa i piaceri dell'ignoranza. Pochi piaceri sopportano lo sforzo della ricerca: si ammaccano come frutti morbidi quando li si tocca con le mani. E' più sicuro non saperne troppo.
E lei, Vita Sackville-West di botanica ne sapeva abbastanza da realizzare con il marito i più bei giardini del Regno Unito, nel Castello di Sissinghurst nel Kent:

http://www.nationaltrust.org.uk/sissinghurst/

Un libro di viaggi che si legge come come un romanzo avvincente, pieno di curiosità, riflessioni profonde, analisi politiche e divertenti paradossi. Un paese molto amato da Vita Sackville-West che ne racconta le arretratezze estreme e che, nella cronaca dell'incoronazione dello Scia di Persia Reza Palevhi, alla quale assiste con il marito diplomatico, ne rivela tutte le contraddizioni.

domenica 21 agosto 2011

QUANDO IL ROSSO E' NERO di Qiu Xiaolong - Marsilio - 2010


Sono stato negli anni passati un gran divoratore di libri gialli, li leggevo tutti, velocemente, anche perché, quando lavoravo per la Mondadori, settimanalmente ci regalavano tutte le pubblicazioni dei periodici, Gialli Mondadori, Segretissimo e Urania compresi.

Poi con gli anni sono diventato più selettivo, leggevo solo alcuni autori: Simenon, Chandler, Hammett, Cheyney, Van Dine e Rex Stout naturalmente. Infine smisi completamente il genere, anche se ho sempre apprezzato quegli autori che, occasionalmente, vi si dedicano, come Corrado Augias di Una mattina di luglio, oppure Montalban con Assassinio al Comitato Centrale, per non parlare di Gadda del Pasticciaccio.

La conoscenza di questo Xiaolong lo devo indirettamente ad un post di qualche tempo fa nel quale presentavo il Libretto Rosso di Mao, che un'attenta lettrice del blog trovò discutibile e infatti volle farmi avere la recente, opinabile opera di Federico Rampini L'ombra di Mao e questo di Xiaolong, che tratta la Cina del dopo Mao.

Quando il rosso è nero, è un giallo perfetto, con un'ambientazione affascinante, nella sconosciuta Cina odierna, dove i postumi della Rivoluzione Culturale ancora gravano sui personaggi, in bilico tra tradizione e fughe verso un capitalismo consumistico di stampo occidentale.

La scrittura è colta, i riferimenti e le citazioni di poesie tradizionali dischiudono un mondo letterario sconosciuto quanto affascinante, come questa di Yan Jidao poeta dell'XI secolo:

Ero felicissima di bere assieme a te,
ballando incurante delle mie guance arrossate,
mentre la luna affondava tra i salici, cantando
fino a quando non ero troppo stanca
persino per agitare un ventaglio che dispiega
un fiore di pesco.
o questa struggente, di una poetessa del XIII secolo, Guan Daosbeng, che ricorda per il concetto di unione, una nota poesia di John Donne:

Tu e io siamo davvero pazzi
uno dell'altra,
caldi come il fuoco del vasaio.
Dallo stesso pezzo
di argilla, la tua forma,
la mia forma. Ci schiaccia di nuovo
facendoci ridiventare argilla, la mescola
con acqua, riplasma te e riplasma me.
E così io ho te nel mio corpo,
e anche te avrai me nel tuo, per sempre.
L'altro aspetto imprevisto in un giallo è la carrellata gastronomica sulle abitudini alimentari dei cinesi, ben diversa dalla cucina per turisti cui siamo abituati.

I personaggi sono costruiti con mano sicura e la scittura è di una fluidità sorprendente. Del giallo non dico niente, altrimenti brucio la sopresa a chi vorrà deliziarsi con questo giallo d'autore.

sabato 20 agosto 2011

EROS A POMPEI - Il Gabinetto Segreto del Museo di Napoli - Testo di Michael Grant - Foto di Antonia Mulas - Mondadori - 1974 - £ 10.000

Sfogliando recentemente questo straordinario volume d'arte, dedicato alle opere custodite nel Gabinetto Segreto del Museo di Napoli, mi è tornato alla mente quando, nel 1982 o forse '83, accompagnai degli ospiti stranieri a Pompei, Ercolano e naturalmente al Museo Archeologico di Napoli. Si trattava della proprietaria di una delle più important ditte di importazione di materiale fotografico e del direttore dell'Hassemblad di Göteborg (Svezia).

Nel giorno che visitammo il Museo Nazionale c'erano molte sale chiuse, altre in allestimento, alcune in manutenzione e quella visita, dopo gli entusiasmi di Pompei ed Ercolano, rischiava di essere deludente. Per riaccendere l'interesse tra i miei ospiti decisi di chiedere a uno dei custodi l'accesso al Gabinetto Segreto, di cui conoscevo l'esistenza grazie a questo volume che possedevo già da un decennio, spiegandogli che si trattava di stranieri appassionati di arte antica.

Quale fu la mia meraviglia quando mi sentii rispondere che NON esisteva nessun gabinetto segreto, che l'unico gabinetto era quello di decenza... alle mie rimostranze mi fecero parlare con un responsabile il quale senza negarne l'esistenza, mi diede risposte fumose dove i permessi per accedervi erano decisi da entità kafkiane, irraggiungibili ai comuni mortali.

I custodi ovviamente non erano responsabili delle risposte così inconcludenti che davano, perchè su questo Gabinetto Segreto, nel corso degli anni, si è manifestato, a fasi alterne, un moralismo tanto becero per contrastarne l'accessibilità, da meritare di essere ricordato.

Nel 1819 Francesco I visitò il Museo con la figlia e suggerì all'Arditi -addetto alla conservazione delle opere - di raggruppare gli esemplari di soggetto erotico in un'unica sala alla quale potessero accedere soltanto persone di matura età e di conosciuta morale.
L'Arditi scelse complessivamente 102 opere e allestì il Gabinetto degli oggetti osceni. Nel 1823 la raccolta mutò il suo nome in quello di Gabinetto degli oggetti riservati, eufemismo che rifletteva la realtà politica del tempo.


Le opere potevano essere mostrate soltanto a chi fosse fornito di un regolare permesso regio e la situazione non migliorò nemmeno dopo i moti liberali del '48 e, nel '49, le porte della Raccolta vennero definitivamente chiuse. Tre anni dopo l'intera collezione, integrata da altre opere di nudi, fu trasferita in un'altra sala remota, quasi a volerne cancellare la memoria.

Soltanto nel 1860 sembrò aprirsi una nuova era, quando Giuseppe Garibaldi, proclamatosi dittatore, dichiarò il Museo proprietà della nazione e ne nominò direttore Alessandro Dumas padre, che l'aveva seguito nella spedizione dei Mille.

La Raccolta controllata e catalogata, venne ricollocata nelle sale dopo averne cambiato il nome in Raccolta pornografica, nel 1866 la Raccolta elencava ben 206 opere (attualmente 250).

Con gli anni la Raccolta subì vicende alterne e la visita concessa solo a coloro che ne facevano richiesta. Nell'aprile del 1931 il Ministero - siamo in pieno fascismo - ne ordinò la chiusura. Nel 1934 l'Alto Commissario per la città e la provincia di Napoli dispone che:

tale sala, d'ordine superiore, per ragioni di moralità, può essere visitata soltanto dagli artisti, muniti di regolari documenti che ne attestino la professione e, di volta in volta, dalle personalità in visita ufficiale che ne facciano richiesta.
Oggi le cose sono cambiate, come apprendo dal sito ufficiale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)

http://museoaercheologiconazionale.campaniabeniculturali.it/

infatti la visita alla collezione del Gabinetto Segreto avviene con prenotazione, gratuita per turno d'accesso il giorno stesso, al Punto Informazioni del Museo, con possibilità di visite didattiche in italiano e in inglese.

Il sito ha inoltre una ricca pagina che tratta delle opere esposte nel Gabinetto Segreto e ne traccia una breve ma esaustiva storia.

Nella puntata di Ulisse del 4 maggio 2013 dal titolo "Come amavano gli antichi romani", Alberto Angela che presentava il programma, dopo un preambolo che esaltava l'eccezionalità dell'evento, ha aperto  il cancello del Gabinetto Segreto per i telespettatori di Rai Tre, ma che delusione!  Delle molte centinaia di opere presenti, ci ha mostrato qualche affresco, dei ninnoli apotropeici a forma fallica (gli antenati dei cornetti portafortuna) e del vasellame  con richiami sessuali. E tutto il resto? Ancora celato per tutelare la moralità? Per quanti secoli ancora?

giovedì 11 agosto 2011

Vasco Pratolini - LO SCIALO - Mondadori - 1960 - £ 3.000


Perchè non ho ancora mai parlato di Vasco Pratolini e del suo LO SCIALO ? Questo è un libro che mi ha preso molto quando è uscito nel 1960. All'epoca lavoravo alla Mondadori di Roma, al magazzino in Lungotevere Prati, a fianco del Palazzaccio. Non un'altra epoca, proprio un altro mondo!

In quel maggio del '60, quando distribuimmo la "cedola libraria", c'era anche LO SCIALO, che non poteva certo passare inosservato date le sue dimensioni e l'adeguato peso: due volumi di oltre 1300 pagine.

Dopo Metello del 1956, questa era l'attesa seconda opera di Una storia italiana, che si sarebbe conclusa nel 1966 con Allegoria e derisione.

All'epoca, fatta eccezione per Buzzati, non amavo i narratori italiani, preferendo a questi gli americani della lost generation, i francesi, i russi.

Lo lessi in quel lontano agosto del '60, allietato dalla nascita del primo figlio, nei pochi giorni di ferie che passai tra fasciatoi e sorrisi - non essendoci ancora i pannolini usa e getta - e la lettura sempre più coinvolgente di Pratolini; c'erano anche le Olimpiadi a Roma, ma l'assenza della televisione in ogni casa, relegava l'avvenimento in sottofondo e forse solo l'eco dell'impresa di Abebe Bikila portò una qualche emozione.

Pratolini mi riconciliò con la narrativa italiana, facendomi scoprire dall'interno, uno spaccato di vita italiana, nel periodo 1910-1930, della città di Firenze, i suoi vivaci quartieri: S.Frediano, Ognissanti, il Pignone, Rifredi e la fabbrica, e i suo abitanti, i protagonisti di Lo scialo, operai piccoli commercianti e una borghesia in formazione.

Lo scialo è un romanzo nel senso più classico del termine. Al suo interno i personaggi si muovono e vivono, appassionando con le loro vicende umane, inserite naturalmente nel vivace e spesso drammatico contesto storico delle lotte operaie e delle violenze fasciste.

Ci si appassiona alle vicende di questi personaggi, così diversi tra loro: il moderno bovarismo di Nella, l'umanissima e losca mediocrità di Giovanni, la tragica schiettezza di Ninì, l'ossessiva malizia di Fru, e decine di altri personaggi ugualmente necessari che fanno de Lo scialo un quadro morale di un'intera epoca.