martedì 15 maggio 2012

Marcel Proust - LA STRADA DI SWANN - La Biblioteca di Repubblica - 2002 € 4,90



Devo alla lodevole iniziativa del quotidiano La Repubblica la mia iniziazione, dieci anni or sono, all'universo proustiano. Acquistato insieme al quotidiano, il libro sembrava assumere una dimensione di accessibilità, l'esatto contrario degli austeri sette volumi einaudiani, che facevano bella mostra di sé nella biblioteca di famiglia, inaccessibili per il mito di complessità che irradiavano. Sono contento di non averne tentato la lettura allora, ventenne.

Più tardi, leggendo di Natalia Ginzburg Lessico famigliare, appresi che quella divertente famiglia di intellettuali, erano appassionati lettori di Proust, di cui leggevano le opere che in quegli anni venivano pubblicate a Parigi. Natalia Ginzburg qualche anno più tardi tradusse Du còte de chez Swann per Einaudi, la prima traduzione in Italiano, la stessa scelta da Repubblica per questa edizione.

Come per altre opere impegnative di cui ho parlato in questo blog, non ho intenzione di tentare un'analisi ma neanche riassumere i temi affrontati, bensì cercare di esprimere qualche sensazione che la lettura ha provocato  e le molte curiosità suscitate.  Ad esempio, a pag 13 scrive Proust a proposito della confusione che si può ingenerare in noi svegliandoci in posto diverso:

Queste evocazioni vorticose e confuse non duravano mai più di qualche minuto; spesso la mia breve incertezza del luogo dove mi trovavo non discerneva le une dalle altre varie supposizioni di cui era formata, non meglio di quanto, vedendo un cavallo correre, se ne possano isolare le pose successive che ci mostra il cinetoscopio.

Immediatamente ho pensato che Proust si riferisse alle famose foto di Muybridge del Cavallo in movimento, e l'apparecchio a cui fa riferimento, cinetoscopio o kinetoscopio, è il precursore del cinema dei fratelli Lumière, con la differenza che la visione, e quindi l'emozione che suscita, è individuale e non collettiva, come nel cinema.

 


 Un altro oggetto che Proust ci descrive perfettamente è la lanterna magica, un oggetto che consentiva di vedere immagini anche in movimento, come questa.

A Combray tutti i giorni, sul termine del pomeriggio, molto prima del momento in cui avrei dovuto mettermi a letto e stare, senza dormire, lontano dalla mamma e dalla nonna, la mia camera da letto ridiventava il punto fisso e doloroso delle mie preoccupazioni. Avevano escogitato, per distrarmi nelle sere che mi vedevano con l'aria troppo infelice, di regalarmi una lanterna magica, di cui, mentre si aspettava l'ora del pranzo, coprivano la mia lampada: e, al modo dei primi architetti e maestri vetrai dell'età gotica, essa sostituiva all'opacità dei muri impalpabili eiridescenze, soprannaturali apparizioni multicolori, dov'eran dipinte leggende come in una invetriata vacillante e momentanea.

Una sorpresa è l'apprezzamento che suscitava, nella patria dello champagne, il nostro Asti spumante, tanto da essere regalato, da una persona facoltosa e di gusti raffinati  come Swann in occasione di un invito a pranzo dalla famiglia del Narratore:


Esse (zia Flora e zia Celine: le prozie di Marcel) mostrarono maggior interesse quando, la vigilia del giorno che Swann doveva venire a pranzo, e aveva mandato a loro personalmente una cassa d'Asti spumante, la zia, ...... eccetera

Il personaggio che in tutta la recherche viene analizzzato più in profondità - più di famigliari e amici - e di cui conosciamo con più precisione i meccanismi mentali, è senz'altro Françoise, che sovrintendeva il personale nella casa della zia Léonia, a Combray e, alla morte di questa, in casa del Narratore. In questo modo esordisce il personaggio nel romanzo:

Il mio timore era che Françoise, la cuoca della zia, incaricata di badare a me quando ero a Combray, si rifiutasse di portare il biglietto. Capivo che fare una commissione alla mamma mentre c'era gente, le sarebbe parso altrettanto impossibile come al portinaio d'un teatro il consegnare una lettera ad un attore che è in scena. Ella aveva, riguardo alle cose che si possono o non si possono fare, un codice imperioso, vasto, sottile e intransigente nelle distinzioni inafferabili od oziose (ciò che gli dava l'aspetto di quelle leggi antiche, le quali, accanto a prescrizioni feroci come il massacro di bambini poppanti, proibiscono con esagerata delicatezza di bollire il capretto nel latte della madre, o mangiare in un animale il nervo della coscia).    (omissis)
 In questo caso l'articolo del codice per cui era poco propabile che, salvo caso d'incendio, Françoise andasse a disturbare la mamma in presenza di Swann per un piccolo personaggio com'ero io, esprimeva semplicemente il rispetto che ella professava non soltanto per i genitori - come per i morti, i preti e i re - ma anche per il forestiero a cui viene data ospitalità.       (omissis)
Immagino che Françoise non mi credesse, giacché, come gli uomini primitivi, i cui sensi erano più potenti dei nostri, ella discerneva immediatamente, da segni inafferabili per noi, qualsiasi verità che volessimo tenerle nascosta.... (omissis)
Già da questi  piccoli campioni, non sentite la voglia di immergervi nella estasiante lettura di Proust?

Dopo aver letto La strada di Swann cercai di recuperare nella biblioteca di famiglia i preziosi sette volumetti Einaudi dell'opera completa, ma ahimè ne rimanevano solo tre, gli altri quattro dispersi in traslochi o ex-libris in casa di amici infedeli; così, per completare la lettura dell'intera opera, acquistai i quattro volumi  dell'edizione I Meridiani, che possiede, a differenza dell'edizione einaudiana, un apparato imponente di note, forse anche eccessive per la fatale  frammentazione che può creare nella lettura.


domenica 6 maggio 2012

Aldo Fabrizi - LA PASTASCIUTTA Ricette e considerazioni in versi - Mondadori 1970




Sto libro, forse, non avrà importanza,
però pe' le sposette cià valore,
 giacchè per imbroccà le vie der còre
se pja la scorciatora de la panza.


In fatto de cucina, l'eleganza
consiste sopratutto ner sapore,
e specie se lo sposo è un amatore
più che la forma conta la sostanza.

La sposa ormai se deve da convince
che ne le beghe de la vita a due,
se cià er fornello facile, pò vince.

E si lo sposo svicola e ciriola,
pe' congegnà le marachelle sue,
nun resta che pijallo pe' la gola.

Il grande maestro di romanità Aldo Fabrizi, attore di indiscusso valore in teatro, in cinema, nella commedia e nel dramma, noto e amato in tutto il mondo, già nel 1928, poco più che ventenne, pubblicò un libro di poesie romanesche Lucciche ar sole, di cui è reperibile sul web la sola Malagrotta, di stampo pascarelliano.

Questi sonetti, che accompagnano allegramente le ricette,  sono stati scritti espressamente per questo  libro di versi, arricchito da 16 splendide immagini fotografiche di Enrico Ferorelli - dove Roma e la pastasciutta la fanno da padroni -  e 20 disegni di Ferruccio Bocca. 
                    Er primo pasto
Quanno mi madre me staccò dar petto,
e me se presentò cor semmolino,
buttai per aria tazza e cucchiarino
creanno er primo caso de "riggetto.
Ormai nun me sentivo più pupetto,
pe' via ch'avevo messo già un dentino,
provò a ridamme er latte... genuino,
ma protesta co' un minimozzichetto.
Lei fece un urlo sensa intenne er dramma,
ma come la potevo contestà
si ancora nun dicevo manco mamma?
Mi padre disse: " Soffre de nervetti".
E quieto quieto cominciò a magnà
'n'insalatiera piena de spaghetti.


 'Sta noncuranza sua m'imbestialì,
mi madre nun sapeva più che fà.
Papà je fece: " Lasselo sfogà,
po' esse che cià sonno e vò dormì".

Allora io pe' fajelo capì,
puntai lo sguardo ar piatto de papà,
mi madre disse: "Vedi: vo' giocà;
daje er cucchiaro, fallo divertì".

A un certo punto de 'sta tiritera
pensai: nun me rimane che 'na via,
buttamme a pesce ne l'insalatiera.

E fu così che pe' volè magnà
la prima pasta de la vita mia
'n' antro po' me stavo p'affogà.



Ricette in versi dei piatti della tradizione romana, considerazioni sulle abitudini alimentari degli italiani,  rimpianto per la vita semplice di un tempo, ironia sulle diete, ragionamenti sulla inattendibilità dell'informazione alimentare di giornali e televisione; questo e altro ancora sono gli argomenti di questi divertenti sonetti degni della più schietta tradizione della poesia romanesca.

Davvero un bel libro, stampato su una spiritosa carta paglia ruvida, pesante come un cartonino,   avuto in regalo da amici nel lontano 1970.


sabato 5 maggio 2012

Cesco Ciapanna - MARIJUANA E ALTRE STORIE - Cesco Ciapanna Editore 1979 - £ 9.900



Questo volume sulla marijuana del lontano 1979 è quanto di più completo e documentato si possa trovare sull'argomento. Ne è autore ed editore il poliedrico inventore della più famosa rivista di fotografia, Fotografare appunto, che per anni si è documentato viaggiando, leggendo tutto ciò che è stato scritto sulla materia e compilando una storia completa di questo prodotto, conosciuto e usato dall'uomo da millenni, per usi medici, nei riti religiosi o semplicemente a scopo ricreativo.

 Particolarmente interessante è l'analisi  dell'atteggiamento del potere e dei cittadini nei confronti di quelle che genericamente vengono definite droghe, senza distinguere le particolarità specifiche di ognuna di esse, ma anche come questo atteggiamento sia cambiato nel corso degli anni su ispirazione diretta dai governi e conformisticamente accettato dai cittadini.

Tra le altre storie di cui ci parla questo interessante libro, ce n'è una molto divertente che riguarda il famoso Vin Tonic Mariani a base di coca du perou, tanto popolare tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo da convincere Papa Leone XIII, consumatore ed estimatore del prodotto, a conferire una onorificienza al suo produtto Monsier Mariani. L'Italia per non essere da meno iniziò a produrre un liquore che fortifica, liquore degli intellettuali, raccomandato da Mantegazza, come recitava la pubblicità della COCA BUTON, che al pari del Vin Mariani conteneva il principio attivo della coca. Negli stati uniti nasceva la coca-kola, poi l'estratto di kola fu sostituito dalla caffeina, ma la coca rimase ancora per molti anni e divenne coca-cola.

Curiosità a non finire, per esempio cosa c'è di così gustoso da creare dei dipendenti da campari? Dopo alcune ricerche Ciapanna scopre che tutta la produzione di cascarilla (croton eleutera), che contiene un alcaloide betaina, e che i nativi delle Crooked Island usavano in infusione o fumato nelle pipe per ottenre vertigine e intossicazione, viene acquistata dalla ditta italiana che produce Campari.


Un libro ben scritto, ben documentato e con una bibliografia impressionante che dimostra la serietà con la quale è stato concepito e dato alle stampe.

"Se analizziamo l'atteggiamento della gente verso i due fenomeni (evasione fiscale  e uso o commercio di droga) e li confrontiamo con i danni che entrambi i fenomeni procurano alla società, dobbiamo ammettere che la nostra scala di valori non coincide con quella dello Stato ideale."

giovedì 3 maggio 2012

Pierrre Menard - LE LIVRE SEGRET de ALFRED AGOSTINELLI - Gallinaire Editeur Paris -









Sono un appassionato lettore della recherche proustiana, a cui sono approdato già avanti negli anni, e alla quale ritorno periodicamente, attratto da quell'atmosfera magica, creata dal solo valore della parola, poiché i fatti, come ben sa chi ha dimestichezza con Marcel Proust, si riducono a pochi accadimenti nelle oltre duemilaseicento pagine dell'opera, nella mondadoriana edizione dei Meridiani.

Quei lettori curiosi che, oltre Proust, abbiano letto qualcosa dell'innumerevole saggistica pubblicata intorno alla sua opera, ad esempio l'appassionante libro di Pietro Citati  La Colomba Pugnalata, conosce chi si cela dietro la dolce ed enigmatica figura di Albertine, anche se questo è insignificante ai fini della comprensione del testo, e nulla aggiunge al piacere che la lettura offre.

Ritengo, ma questa è una mia opinione personale, che tutto ciò che c'è da sapere di un testo si trova esattamente nel testo, e scavare nella vita dell'autore per sapere a chi si sia ispirato per creare un personaggio, non accresce il valore dell'opera, ed è altro rispetto a ciò che l'autore intendeva. Tra l'altro, lo stesso Proust nel Contre Saint Beuve  lo afferma chiaramente:«Un libro è il prodotto di un io diverso che si manifesta nelle nostre abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi». I personaggi creati dalla letteratura sono vivi non perché ispirati da persone reali, ma perché descritti con quell'intensità e partecipazione che li rende vivi nella lettura, sicché li amiamo e piangiamo o gioiamo con loro, e quando la parola fine pone termine al piacere della lettura, una profonda tristezza ci invade, come se un amico ci avesse lasciato.

In un mercatino improvvisato su un marciapiede nella zona tuscolana di Roma, mescolati a cianfrusaglie di ogni genere ho notato una decina di libretti in rumeno, tra questi, in francese, Le livre secret de Alfred Agostinelli,  intonso, con i quinterni ancora da tagliare. Sono curioso per natura, amo i libri insoliti, so chi era Alfred Agostinelli, e il fatto di conoscere solo superficialmente il francese non poteva essere un impedimento, e per pochi euro ne sono entrato in possesso.

La storia che il libro narra ha dell'incredibile, uno di quei casi in cui si dice che la realtà supera la fantasia, intendendo con ciò che un narratore per quanto bravo e fantasioso possa essere nel descrivere la vita, non sia tuttavia in grado di rappresentarne le infinite, paradossali possibilità. In altre parole, le cose non sono quelle che sembrano, almeno non sempre e non sic et simpliciter.

Alfred Agostinelli, l'autista diciannovenne, che nel 1907 aveva accompagnato Marcel Proust in Normandia a vedere boschi, chiese e abbazie, nel 1913 ne divenne segretario, con l'incarico di copiare a macchina la Recherche, per questo si installò con la moglie Anna, andando ad incrementare la numerosa comunità che a vario titolo occupava il grande appartamento di Proust, in boulevard Haussmann.

Proust  era innamorato  di questo giovane che aveva un'intelligenza deliziosa e che dimostrava di essere ingegnoso e pieno di risorse; ma nel dicembre del 1913 improvvisamente Agostinelli lascia la casa di boulevard Haussmann, forse a causa di gelosie nate all'interno della piccola corte. Proust, disperato, fece di tutto per farlo tornare, mandando amici in missione, offrendo denaro alla famiglia, un vero e proprio caso di stalking che indussero gli Agostinelli a simulare l'incidente aereo e la morte di Alfred. Forse l'idea dell'incidente aereo venne a seguito di una lettera che, affranto per i tentativi andati a vuoto, Proust gli scrisse:

"Se mai la sventura volesse che voi aveste un incidente di aeroplano, dite a vostra moglie che non troverà in me né un protettore, né un amico, e non avrà mai un soldo da me."

Che la morte di Alfred-Albertine fosse una messa in scena, forse deve averlo intuito il disperato Proust se all'io narrante nella Fuggitiva (7° volume della recherche) fa ricevere, mentre si trova a Venezia con la madre, un telegramma di Albertine (morta nella prima parte del libro) che gli scrive:

"Amico mio, voi mi credete morta, scusatemi, sono vivissima, vorrei vedervi, parlarvi di matrimonio, quando ritornerete. Affettuosamente, Albertine".
a cui non da nessun seguito, perché ormai, dopo la sofferenza dell'abbandono e della morte non ama più la fuggitiva.

Fin qui, a parte la simulazione dell'incidente, nulla che non fosse ampiamente divulgato nelle varie biografie, la novità che questo sorprendente libro ci dice riguarda la data e le circostanze  della morte di Agostinelli, che non sarebbe avvenuta il 30 maggio del 1914, durante una lezione di volo, ma a settembre,  durante un combattimento aereo sul fronte della Marna.


"Il destino mescola le carte e noi giochiamo". Arthur Schopenhauer