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mercoledì 12 settembre 2012

Milan Kundera - L'IGNORANZA - Gli Adelphi 2005 - € 8,00


L'ignoranza cui allude Milan Kundera non ha niente a che fare con quella forma di conformismo  che ha portato decine di migliaia di persone in libreria a comprare lo stesso romanzaccio del nuovo genere, il cosiddetto mommy-porn, spinte da un pruriginoso passaparola. 

L'ignoranza a cui fa riferimento Milan Kundera è quella che determina la nostalgia (nóstos: ritorno, álgos: sofferenza), del non sapere cosa ne è della persona cara, cosa succede nel paese lontano.

Mi piace come scrive Milan Kundera, come riesce ad imbastire storie interessanti, anche trattando su quell'unico argomento che per decine di romanzi sembra averlo completamente assorbito, e cioè l'esilio, la lontananza dalla patria,  l'impossibilità del ritorno, ma sempre spaziando in tutte le direzioni, con digressioni di carattere letterario, filosofico, storico o musicale.

L'Odissea, l'epopea fondatrice della nostalgia, è nata agli albori dell'antica cultura greca. Va sottolineato: Ulisse, il più grande avventuriero di tutti i tempi, è anche il più grande nostalgico. Partì (senza grande piacere) per la guerra di Troia e vi rimase dieci anni. Poi si affrettò a tornare alla natia Itaca, ma gli intrighi degli dèi prolungarono il suo periplo, dapprima di tre anni pieni dei più bizzarri avvenimenti, poi di altri sette, che trascorse, ostaggio e amante, presso la dea Calipso, la quale, innamorata, non lo lasciava andar via dalla sua isola.
Nel quinto canto dell'Odissea, Ulisse le dice: "So anch'io, e molto bene, che a tuo confronto la saggia Penelope per aspetto e grandezza non val niente a vederla..... Ma anche così desidero e invoco ogni giorno di tornarmene a casa, vedere il ritorno". E Omero prosegue: "Così diceva: e il sole s'immerse e venne giù l'ombra: entrando allora sotto la grotta profonda l'amore godettero, stesi vicino uno all'altra".
 E ancora:
Non c'è niente da fare. Omero rese gloria alla nostalgia con una corona d'alloro e stabilì in tal modo una gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso.
Calipso, oh Calipso! Penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma certo non così a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono alle lacrime di Calipso.

Il romanzo racconta l'incontro casuale di Sylvie e Josef, due esuli cecoslovacchi, mentre tornano in patria, le loro storie diverse, le ragioni dell'esilio e l'impossibilità di stabilire un rapporto, anche perché dopo una lunga assenza "i loro ricordi non si somigliano".

venerdì 20 aprile 2012

Antonio Tabucchi - I VOLATILI DEL BEATO ANGELICO - Sellerio 2012 - € 10,00


  
Questi ineffabili racconti di Tabucchi disvelano il suo autore molto più di quanto non faccia l'ormai classico e ineccepibile Sostiene Pereira, troppo celebrato per poterne parlare in questo blog.

 Il racconto che dà il titolo alla raccolta, narra l'incontro di Fra' Giovanni da Fiesole con tre creature alate, antropomorfe, letteralmente piovute dal cielo, che gli chiederanno di essere rappresentate negli affreschi che il frate pittore sta eseguendo.

 Segue Passato composto. Tre lettere. La prima lettera e di Don Sebastiano de Aviz, re di Portogallo (1554-1578), a Francisco Goya, pittore, nato due secoli dopo. La seconda lettera è di Mademoiselle Lenormand, cartomante di Napoleone a Dolores Ibarruri, rivoluzionaria, comunista, la Pasionaria della guerra civile spagnola. La terza lettera è di Calipso, ninfa a Odisseo, re di Itaca.

Gli altri nove racconti che seguono: L'amore di Don Pedro; Messaggio dalla penombra; La frase che segue è falsa.La frase che precede è vera; La battaglia di San Romano; Storia di una storia che non c'è; La traduzione; Le persone felici; Gli archivi di Macao; Ultimo invito; non si discostano dalla cifra che tutti li pervade, un senso profondo di precarietà, un fantasioso percorso tra coincidenze, equivoci, "rumore di fondo", come li ha definiti l'autore.  

Per i lettori  del solo Sostiene Pereira, l'incontro con questo Tabucchi è sorprendente; se amassi gli innaturali accostamenti tra autori, direi che per molteplicità di interessi, per varietà di tecnica narrativa, mi ha ricordato molto il Borges di Finzioni.