venerdì 20 aprile 2012

Antonio Tabucchi - I VOLATILI DEL BEATO ANGELICO - Sellerio 2012 - € 10,00


  
Questi ineffabili racconti di Tabucchi disvelano il suo autore molto più di quanto non faccia l'ormai classico e ineccepibile Sostiene Pereira, troppo celebrato per poterne parlare in questo blog.

 Il racconto che dà il titolo alla raccolta, narra l'incontro di Fra' Giovanni da Fiesole con tre creature alate, antropomorfe, letteralmente piovute dal cielo, che gli chiederanno di essere rappresentate negli affreschi che il frate pittore sta eseguendo.

 Segue Passato composto. Tre lettere. La prima lettera e di Don Sebastiano de Aviz, re di Portogallo (1554-1578), a Francisco Goya, pittore, nato due secoli dopo. La seconda lettera è di Mademoiselle Lenormand, cartomante di Napoleone a Dolores Ibarruri, rivoluzionaria, comunista, la Pasionaria della guerra civile spagnola. La terza lettera è di Calipso, ninfa a Odisseo, re di Itaca.

Gli altri nove racconti che seguono: L'amore di Don Pedro; Messaggio dalla penombra; La frase che segue è falsa.La frase che precede è vera; La battaglia di San Romano; Storia di una storia che non c'è; La traduzione; Le persone felici; Gli archivi di Macao; Ultimo invito; non si discostano dalla cifra che tutti li pervade, un senso profondo di precarietà, un fantasioso percorso tra coincidenze, equivoci, "rumore di fondo", come li ha definiti l'autore.  

Per i lettori  del solo Sostiene Pereira, l'incontro con questo Tabucchi è sorprendente; se amassi gli innaturali accostamenti tra autori, direi che per molteplicità di interessi, per varietà di tecnica narrativa, mi ha ricordato molto il Borges di Finzioni.

sabato 14 aprile 2012

Alberto Vigevani - ESTATE AL LAGO - Feltrinelli Editore - 1958 - £ 350



Scritto tra il 1955 e il 1956 questo struggente romanzo di formazione di Alberto Vigevani (1918-1999), viene edito nel 1958, nella Serie Scrittori d'Oggi della Universale Feltrinelli, Sellerio lo ha riproposto nella sua bella collana La memoria nel 2001.

 Chi e' stato, anzitutto, Alberto Vigevani? Non posso che rispondere: uno scrittore; anzi un poeta che ha scritto romanzi. I suoi romanzi formano un corpus coerente e nutrito; e nella sua visione dell' umanita' attraverso i suoi romanzi, pur nella varieta' dei contesti, c' e' un carattere costante. Forse appunto quello che ho chiamato "tenero". Una delicatezza di linguaggio e di sentimenti resa forte dalla struttura rigorosamente storica.
 Così il citatissimo ricordo che Lalla Romano rilasciò al Corriere della Sera  il 27 marzo 1999, all'indomani della  scomparsa dello scrittore milanese..

Per Carlo Fruttero la riscoperta di Alberto Vigevani da parte della Sellerio è occasione di una acuta e condivisibile analisi:

 Non si tratta di recuperi, ripescaggi, rivalutazioni, orribili termini di provenienza industrial-borsistica. Sono scoperte, allora? Neppure, o lo sono semmai nel senso di certi astri su cui non ci si è curati di puntare il telescopio ma che stavano lì da sempre, in orbite più lontane o più vicine ma necessari quanto la luna, si può constatare, ora che sono in vista.

Particolarmente interessante quanto Fruttero dice su tre romanzi che costituiscono il nucleo centrale dell'opera narrativa di Vigevani, paragonandoli alle parti di una sinfonia di cui Estate al lago rappresenterebbe il primo tempo, un largo, mentre La febbre dei libri (2001) un allegretto e a chiudere la sinfonia Lettera al signor Alzeyran (2005) come un andante maestoso agitato.


Sentite con quanta precisa eleganza Fruttero riassume la vicenda di Estate al lago,
 Un adolescente alle prese coi primi tormenti, entusiasmi, struggimenti, vortici emotivi della sua età passa un’estate in una villa sul Lago di Como. C’è la famiglia, ci sono i compagni di giochi, le biciclette, i gelati, le barche a vela, ma ogni cosa è evocata attraverso una specie di tremolio acquatico, instabile e scintillante, e tuttavia con una precisione al tempo stesso intensissima ed effimera. La mutevolezza incessante del lago è specchio perfetto agli slanci e alle ritrosie del giovane protagonista, sole e nuvolaglia, subdole correnti e immobilità estatica si alternano dentro e fuori di lui.
Per finire, un piccolo saggio della elegante prosa di Vigevani, dove descrive come l'adolescente Giacomo  sia attratto dalla figura di una bagnante, una signora straniera sulla spiaggia del lago:

Risaliva lentamente collo sguardo la spiaggia, in attesa del momento in cui, dai piedi congiunti, piegati in un già accenno di curva, avrebbe ritrovato la figura intera della donna. A lungo vi appoggiava gli occhi, col timore che potesse accorgersene, o per scacciare una mosca si muovesse, rompendo l'incanto che gli faceva trattenere il respiro. Stava supina su un accappatoio turchino, le lunghe gambe che si riempivano nelle cosce, più chiare e appena offuscate dal sole. Era una forza viva, quel lungo corpo immobile, capace di ossessionare per la purezza della linea che raggiunta la curva delle reni saliva alla schiena, incavata nella posa di sostenere il sottile collo sui gomiti; lo abbagliava senza mai deluderlo, in mezzo allo scuro formicolare dei bagnanti sotto il sole, come una chiazza di luce vivida, spiovente dall'intrico fitto di foglie di alberi annosi e contigui. Era una straniera e sceglieva sempre quel punto appartato, accanto all'insenatura in cui metteva la barca.
E ancora:
Era castana, d'occhi e  capelli, con qualche filo biondo che le sfuggiva sul collo. E come ritirava, col braccio teso, in un atteggiamento morbido e veloce di tutto il corpo, l'accappatoio dalla sabbia, trascinandolo con lieve indolenza dietro a sé, Giacomo rimaneva a seguire senza fiato la sua figura dalle gambe affusolate e la vita stretta sopra i fianchi appena oscillanti. Ma tale ricchezza di forme, in lei, non svegliava il suo desiderio: piuttosto, quasi tradotte in segni, filati ed eleganti, tutto intorno ad una gran tazza di cristallo, un seguito di evasive immagini di bellezza, la cui apprensione gli durava come se nella solitudine non ritrovasse alla fine altro entro di sé.
Una prosa incantevole, con una ricchezza di immagini che non è frequente nella nostra narrativa, specie in quella contemporanea.

giovedì 12 aprile 2012

Andrea Camilleri - IL DIAVOLO, CERTAMENTE - Mondadori 2012 - € 10,00

                                              

Per togliere l'impressione che questo blog si occupi solo di vecchi libri, quelli stampati negli anni '50 e '60 del secolo scorso, eccone uno fresco fresco di stampa, che inaugura la nuova collana Mondadori libellule.

Il formato è leggermente più largo, la copertina resa più robusta da due bandelle (o alette) che costituiscono la 2^ e la 3^ di copertina, che riportano una succinta introduzione al testo e una breve buografia dell'autore. Peccato la scarsa qualità della carta, speriamo almeno riciclata. Ma per 10 euro non si può pretendere troppo.

Dobbiamo a Raffaele La Capria la presentazione della collana, con questi accattivanti versi:


Libellula, chi ti diè questo nome?
Chi scelse la successione musicale delle labiali,
li - bel - lu - la,
come note uscite dai tasti di un pianoforte?
Due grandi e colorate ali trasparenti, tremule e trepide, quelle sei tu.
E tanto alata sei che quando sorvoli le acue stagnanti e l'erbe dei prati
di te solo le ali si vedono, velate veline di seta lucente.
A volte ti fermi nell'aria, tu, senza peso e imponderabile, leggera aligera.
Se lieve sulla pista di ghiaccio io vedo una fanciulla
che forma aeree figure danzanti, e sicura volteggia, salta , si leva e atterra,
è a te che penso, a te paragono la sua leggerezza.
"Come una libellula"
vuol dire una controllata eleganza in una liberata energia.
E controllata eleganza e liberata energia, come la tua, cerca nelle sue frasi
lo scrittore mentre vola la sua fantasia
e a volte si ferma - come fai tu - e a volte arretra - come fai tu -,
sospeso anche lui e oscillante, accampato a mezz'aria.
Libellula, bella libellula, dai a lui le tue ali.


Andrea Camilleri è una sorpresa continua, un proliferare instancabile di invenzioni narrative.

In questo suo ultimo lavoro il diavolo, certamente ci mette decisamente la coda nei 33 racconti di 3 pagine ciascuno, perché - spega Camilleri - scriverne 66 di 6 pagine ciascuno, forse più aderente all'idea generale del lavoro, era un  impegno troppo gravoso. Superfluo ricordare che 666 è il numero che simbolicamente rappresenta la bestia, in epoca contemporanea il diavolo.

In ciascuno di questi racconti - tutti divertenti, paradossali, imprevedibili - dove la varia umanità si esprime con le sue bassezze, i suoi slanci, i suoi desideri, l'imponderabile stravolge il normale corso della storia, regalandoci un finale a sorpresa.

 E' il diavolo che ci ha messo la coda? o il fatum o il destino già scritto, come che sia il divertimento è  assicurato.




venerdì 30 marzo 2012

Luigi Accardi - CASA POVERI - ilmiolibro.it - 2012 - € 12,50


Sgrombiamo il campo agli equivoci: non sono contrario per principio ai libri pubblicati a pagamento dagli autori: troppi scrittori illustri lo hanno fatto prima del nostro amico Luigi Accardi - che torna a proporci questo suo ultimo lavoro; primo fra tutti Leopardi ma anche Marcel Proust, come ci racconta il poeta Attilio Bertolucci in Aritmie, a cui regalarono una prima edizione di Coté de chez Swann edito da Grasset nel 1913 a pagamento, dopo i rifiuti di Fasquelle e di Gallimard.

Contrario, dunque, ai libri stampati a proprie spese, non per principio, ma perché in questo modo salta il necessario filtro rappresentato dall'editore che, con la sua esperienza, valuta l'opportunità economica della eventuale pubblicazione. Certo è la legge del mercato a guidare le scelte, che non sempre, e non solo, tengono conto del valore in se dell'opera letteraria, quanto della notorietà del suo autore ai fini delle vendite. Ma anche questo, per quanto sgradevole, ha una sua logica.

Ma entriamo nel merito del libro. Come è propiamente detto nella bella prefazione di Giovanna Sale, che analizza in ogni suo aspetto il racconto Casa poveri, ci troviamo di fronte ad una favola morale, dove la visione della realtà prefigura la perfezione ottimistica dell'Utopia di Thomas More (Utopia dal greco non-luogo, ma anche, con un gioco di parole, per la similitudine fonetica in inglese, eu-topia buon luogo).

Casa poveri è una storia di riscatto sociale e morale di un gruppo di straccioni ad opera di un illuminato idealista, straccione anche lui, ma in grado di immaginare una vita diversa per se e per i suoi compagni.

Non è necessario ricorrere a Propp per riconoscere nel racconto Casa poveri tutte le caratteristiche della favola: l'indeterminatezza di tempo e luogo; una scarsa verosimiglianza dei personaggi; una forma di manicheismo morale, con i personaggi che sono o buoni o cattivi o furbi o stupidi; ripetizione delle situazioni, l'apoteosi finale, dove un intervento superiore punisce il cattivo e premia il buono; il linguaggio semplice e popolare (anche se a volte inquinato da non necessari termini eruditi).

Nel complesso una prova positiva. Se critica si può sollevare riguarda semmai l'eccessiva rapidità con la quale Accardi decide di dare alle stampe i suoi lavori, senza limare, senza eliminare quel tanto di ripetitivo che c'è sempre in una prima stesura, quasi che il divertimento non sia nell'azione dello scrivere, ma nel vedere stampato il testo in forma di libro.

venerdì 23 marzo 2012

Franco Solinas - SQUARCIO' - Feltrinelli 1956 - £ 200


Tra i libri che, per ragioni di spazio mi sono stati affidati in custodia da un fratello che ne ha troppi, costuditi in scatoloni che apro-e-chiudo in continuazione alla ricerca di qualche chicca, ho trovato questi sette volumetti della nuova serie - Scrittori d'oggi - che fanno parte della collana Universale Economica Feltrinelli.

E' interessante quanto scritto nella quarta di copertina, a presentazione della serie:

E' la prima volta che opere di giovani autori, non di rado alla prima loro esperienza letteraria, vengono presentate ad un pubblico vasto, popolare, con il criterio editoriale del basso prezzo e dell'alta tiratura.
Ci sembra di poter dire che questa lodevole iniziativa che si protrasse da 1956 al 1963, non ebbe molto seguito tra i nostri prudenti editori, notoriamente poco propensi a scommettere sul nuovo.

Il libro che presento oggi, e che ho letto con grandissimo interesse, è l'unico romanzo che Franco Solinas (1927-1982) ha scritto nella sua intensa carriera di scrittore per il cinema, lavorando con i più importanti registi da Rossellini a Maselli, da Pontecorvo a Rosi, da Damiani a Costa-Gravas, firmando sceneggiature come La Battaglia di Algeri, Quemada, L'Amerikano, Il sospetto.....

Squarciò è la storia aspra di un pescatore che vive nell'arcipelago della Maddalena e che circostanze drammatiche spingono alla pesca con l'esplosivo, in lotta perenne con la Finanza che cerca di acciuffarlo in flagrante e con gli altri pescatori che vedono in quell'attività disonesta non solo una concorrenza sleale, ma anche il depauperamento delle loro zone di pesca.

La scrittura è precisa, nitida ed essenziale. Questo l'incipit:

E' il tempo migliore per pescare. Di settembre i pesci abbandonano i grandi fondali e si avvicinano alla costa. Laggiù, poi, dove l'ultima isola dell'arcipelago si allunga con una striscia di scogli verso ponente, c'è sempre stato un passo d'eccezione. Le spigole arrivano a centinaia e giocano e saltano sotto gli scogli perché l'acqua è ancora tiepida e l'erba è tenera e dolce. Un posto straordinario davvero, soltanto è difficile raggiungerlo perché laggiù il mare è sempre in burrasca. Per questo è una giornata da ricordare. Una giornata di bonaccia. Il mare, denso come piombo fuso, è immobile. Eppure il cielo è coperto da nuvole così basse che tagliano a metà la luce del sole appena sospeso sull'orizzonte. Ma il mare è calmo, e finché dura non importa nient'altro.

Gillo Pontecorvo esordirà come regista nel 1957, portando sullo schermo proprio questa storia drammatica, con il titolo più cinematografico La grande strada azzurra, chiamando ad interpretarlo Yves Montand, Alida Valli e Francisco Rabal. Con questo film inizierà la feconda collaborazione tra Pontecorvo e Solinas che li porterà a realizzare i film Kapò, Quemada e La battaglia di Algeri.

mercoledì 21 marzo 2012

Sergio Velitti - BELLICAPELLI - Feltrinelli 1958 - £ 350

Questo breve e intenso romanzo d'esordio di Sergio Velitti, è il XV volume della serie Scrittori d'oggi, identificata dal colore grigio, edita dal 1956 al 1963 diretta da Luciano Bianciardi, parte integrante della più vasta collana Universale Economica Feltrinelli.

Bellicapelli è una storia di giovani popolani, bulletti e ragazzi di vita romani, ambientato, anziché nella sua squallida e violenta periferia, come nello scandaloso precedente del '55 di Pasolini, proprio nel suo cuore, tra piazza di Spagna, via Mario de' Fiori e via del Babuino, quando questi luoghi non erano ancora stati degradati dalla volgarità dei nuovi ricchi, che nel corso degli anni ha sostituito gli abitanti storici del centro di Roma, dalle jeanserie che sono subentrate alle storiche botteghe artigiane, e da una metropolitana che scarica ogni cinque minuti migliaia di borgatari muniti di cellulare.

E' una città più cordiale, più socievole e umana, la Roma evocata in questo romanzo, una città genuina, solare e semplice anche nei difficili rapporti degli adolescenti protagonisti, portatori di valori antichi, che si avvale di un linguaggio disadorno e colloquiale, popolare in un certo senso, come può esserlo quello del suo protagonista che racconta in prima persona, ma ricostruito da una sapiente regia narrativa che riesce a creare nella linearità della storia, quel pathos sufficiente a tener desto l'interesse fino all'ultima pagina.

Sergio Velitti, sceneggiatore, regista di radio e teatro, ha scritto Storia di Pablo - libero adattamento di Pavese. Ha pubblicato il romanzo La otra, Ti si vede l'altra, e i racconti: Marialaò, A proposito di una signora, Grisaglia blu, Il silenzio del mare, Meg per gli amici.

Di Sergio Velitti ho letto un interessante articolo sull'insensibilità di editori e critici letterari sul valore di un grande poeta: La breve vita e la lunga morte di Lorenzo Calogero sulla rivista E', visibile a questo indirizzo:

http://www.lorenzocalogero.it/critica/sergio-velitti-e/

giovedì 15 marzo 2012

Ottorino Gurgo - PILATO - Rusconi 1987 - £ 22.000




Di Ponzio Pilato, personaggio inventato per accreditare la realtà storica di Gesù Cristo, esistono varie storie tese a storicizzarlo: lo racconta G.Solinas De Logu in L'uomo che si lavò le mani - Milano 1932, su cui si basa questo libro del giornalista Ottorino Gurgo, e che è consultabile a questo indirizzo:
file:///C:/Users/Utente/Desktop/Ponzio%20Pilato.htm

L'unica fonte che afferma con sicurezza la presenza e la funzione di Pilato, a cui l'autore attinge a piene mani, sono i vangeli, sia quelli canonici che quelli apocrifi; mentre da parte non cristiana, sia Flavio Giuseppe in Testimonium Flavianum, sia Tacito citano la presenza di Pilato, ma molti storici ritengono che quei brani siano frutto di manipolazioni cristiane.

In sostanza di questo personaggio, centrale nell'atto fondativo della nuova religione cristiana, non si sa niente di storicamente provato, solo notizie fantasiose, sulla nascita, sulla presenza di una moglie a nome Claudia Procula che, avendo perorato presso il marito la salvezza di Gesù Cristo, viene canonizzata dalla chiesa greco-ortodossa, mentre lo stesso Ponzio Pilato - pentito - viene ricordato come martire dalla chiesa copta e come santo dalla chiesa etiopica!

Tutto ciò che è stato scritto da parte cristiana sulla figura di Ponzio Pilato, tende essenzialmente a dimostrare come Roma, asse portante della nuova religione, fosse estranea alla morte del Cristo, causata invece dalla malvagia invidia del Sinedrio e dalla brutalità del popolo ebraico.

Considerati gli sviluppi storici successivi: l'accusa di deicidio, con tutto ciò che questo ha comportato in termini di restrizioni delle libertà personali, come la creazione dei ghetti, la conversione forzosa attuata dall'Inquisizione, fino alla tragedia della Shoa, si può senz'altro ritenere come quel lavarsi le mani di Pilato abbia rappresentato nel corso dei secoli, per gli ebrei una ben severa condanna.

Nel complesso il libro è un intelligente collage, che non ci dice nulla di nuovo né di particolare interesse sul personaggio, ben altro rilievo assume il Pilato di Bulgakov che appare in Il Maestro e Margherita, reso con un rilievo umano struggente.