domenica 28 febbraio 2016

Umberto Galimberti - LE COSE DELL'AMORE - Feltrinelli 4^ Edizione 2004 - € 8,00

Volevo proporre la lettura di questo saggio nel giorno di S.Valentino, poi mi è sembrata troppo stucchevole l'idea e ho rimandato a un momento meno melenso, trattandosi, come si vedrà, di un libro molto serio per comprendere in maniera adulta l'intrigante universo dell'amore.
Umberto Galimberti (1942), che ha insegnato, antropologia culturale, filosofia della storia e psicologia generale all'Università Ca' Foscari di Venezia, sociologo e giornalista, volto noto, spesso in televisione, partecipe di dibattiti su motivi etici, è autore di questo affascinante saggio su le cose, tutte le cose dell'amore. In 19 capitoli, per un totale di 155 pagine, Galimberti analizza i vari ambiti nei quali l'amore si esprime, dalla sessualità alla perversione, dall'idealizzazione alla seduzione, dal pudore alla gelosia, al tradimento, all'immedesimazione, al possesso, alla follia.

 Un capitolo molto intenso il n.12, dove tratta di Amore e tradimento:

Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all'interno di un rapporto d'amore. A tradire infatti non sono i nemici e tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all'amore come il giorno alla notte. (........)

 Il tradimento, come lacerazione di quella fiducia, segna l'atto di nascita della coscienza, con cui ci si congeda dalla beatitudine infantile, che è tale perché non conosce il male, l'aspetto sinistro che sempre si nasconde dietro il volto rassicurante degli uomini, delle situazioni, delle cose. (.......) 

Lo stimolo creativo presente nel tradimento dà i suoi frutti solo se è l'individuo tradito a fare un passo avanti, dandosi da sé una spiegazione dell'accaduto. Ma per questo è necessario che il traditore non giustifichi il suo tradimento, non tenti di attenuarlo con spiegazioni razionali, perché questa elusione di ciò che è realmente accaduto è, di tutte le offese, la più bruciante per il tradito, e allora il tradimento continua, anzi si accentua. 

Siccome i due sono ancora legati in un rapporto nei nuovi ruoli di traditore e di tradito, possono soccorrersi solo se il traditore non attenua la crudeltà del tradimento e, riconoscendolo senza ammorbidirlo con false giustificazioni, consente all'altro di trovare da sé la spiegazione, e così di passare dalla beata innocenza della fiduzia originaria, dove mai neanche lontanamente si profilava il male, a quella coscienza adulta, la quale sa che il bene e il male sono inanellati, il piacere si intreccia con il dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perché tutte le cose sono incatenate, intrecciate, innamorate e insieme tradite, senza una visibile distinzione, perché l'abisso dell'anima, che tutte le sottende, vuole che così si ami il mondo.
  

Questo l'indice completo dei capitoli:
  1. AMORE E TRASCENDENZA. L'amore non è solo una vicenda umana;
  2. AMORE E SACRALITA'. Gioco rischioso intorno al limite dove si affollano divieti e trasgressioni;
  3. AMORE E SESSUALITA'. Nesso che inteccia amore e rinascita;
  4. AMORE E PERVESIONE. Esasperato tentativo di erodere i confini del possibile;
  5. AMORE E SOLITUDINE. La masturbazione e la delusione del desiderio;
  6. AMORE E DENARO. La desiva dell'amore come specchio della società;
  7. AMORE E DESIDERIO. Le avventure del desiderio e il richiamo della casa;
  8. AMORE E IDEALIZZAZIONE. La forza dell'idealizzazione e l'insano realismo;
  9. AMORE E SEDUZIONE. La trasparenza delle vesti e l'inganno del desiderio;
  10. AMORE E PUDORE. La specificità dell'individuo e l'angoscia della genericità;
  11. AMORE E GELOSIA. Il lampo della gelosia e la prigione del sospetto;
  12. AMORE E TRADIMENTO. Il lato oscuro dell'amore e la conoscenza di se;
  13. AMORE E ODIO. Il subdolo intreccio tra dipendenza e dignità;
  14. AMORE E PASSIONE. Il calcolo della ragione e la fantasia del cuore;
  15. AMORE E IMMEDESIMAZIONE. L'alienazione nell'altro per amore di sé;
  16. AMORE E POSSESSO. L'affermazione di sé nell'annullamento dell'altro;
  17. AMORE E MATRIMONIO. L'amore-azione che confligge con l'amore-passione;
  18. AMORE E LINGUAGGIO. Il tripudio della contraddizione nell'esuberanza dell'eccesso;
  19. AMORE E FOLLIA. L'enigmatica voce dell'altra parte di noi stessi.     
Un libro necessario per capire noi stessi nei rapporti con la persona amata.

domenica 24 gennaio 2016

TUTTA COLPA DI GUTENBERG!



Johannes Gutenberg  (nato tra il 1394 e il 1399 -morto il 1468) è stato un orafo, inventore e tipografo tedesco, conosciuto soprattutto per essere stato l'inventore della stampa a caratteri mobili, a cui dobbiamo l'inizio della tecnica della stampa moderna. Questo almeno per quanto attiene l'occidente, perché in Cina l'invenzione e l'uso datava già da un paio di secoli.

Le invenzioni e il cosiddetto progresso tecnologico, hanno da sempre comportato (e continuano purtroppo a comportare) un danno economico per quelli che, prima di quelle invenzioni, esercitavano quelle stesse attività con modalità diverse, fors'anche primitive, ma che garantivano loro un reddito.

Così infatti, prima che l'improvvida invenzione del tedesco di Magonza ne sconvolgesse la vita, i libri erano pazientemente e sapientemente copiati a mano dagli amanuensi, o copisti, monaci nella pace dei monasteri o studenti nelle università del tempo, che da questa richiestissima attività ricavavano compensi significativi.

Ma il danno provocato dall'accoppiata caratteri mobili e torchio non si può considerare solo sotto l'aspetto economico perché, se da una parte studenti e monaci videro ridursi i loro introiti, per contro si venne a formare una classe professionale di tipografi, in grado soddisfare un mercato rapidamente in crescita. 

Il vero grande e irrimediabile danno provocato dall'invenzione di Gutenberg è, però, di carattere quantitativo e qualitativo, perché la necessità di ammortizzare gli elevati costi di impianto, e la relativa semplicità operativa, portarono inesorabilmente a stampare opere sempre meno necessarie, addirittura frivole e con tirature sempre maggiori.





Il successivo balzo, e ulteriore decadimento della editoria in genere, lo dobbiamo all'inventore-orologiaio Ottmar Mergenthaler (1854-1899), tedesco naturalizzato americano,  che nel 1884 inventò la linotype, che superato il concetto di carattere mobile, consentiva di digitare il testo su una tastiera come quella della  macchina da scrivere, creando, attraverso il crogiuolo di fusione collegato, una linea intera di caratteri in piombo.

Dell'utilizzo di questo sistema di stampa beneficiarono soprattutto fogli periodici, giornali quotidiani e riviste, che, sacrificando inutilmente sempre più alberi, produssero in cambio materiale stampato di dubbia utilità, e in gran parte superfluo, quando non decisamente dannoso per l'umanità, diffondendo ad esempio il concetto di patria e innescando, con questo topos letterario, una serie di meccanismi che sfociarono in nuove guerre, di cui avremmo decisamente potuto fare a meno.















Il passo successivo fu l'invenzione della stampa offset grazie a Robert Barclay, che adattò il principio della litografia (la repulsione tra acqua e sostenze grasse, il noto lipofismo grafico), scoperto nel 1796 da Alois Senefelder (1771-1834), con questo semplificando il processo di stampa e accrescendo ulteriormente - a maggior danno degli alberi - il materiale stampato, essenzialmente libri di ogni genere, manifesti pubblicitari e materiale politico.

















Non bastasse la nafasta opera degli editori, impegnati a rincorrere  chiunque appaia più di cinque minuti in televisione, per pubblicarne le biografie, le storie e scritti di ogni genere,  certi che la notorietà dell'autore - indipendentemente dalle sue effettive capacità letterarie,  sia di gran lunga sufficiente a garantirne un ritorno economico, oggi anche illustri sconosciuti sono sollecitati a pubblicare - a proprie spese s'intende! - ciò che è stato celato per anni nei cassetti e dove avrebbero dovuto rimanere per sempre. E' un'orgia oscena di pagine stampate, di cui non si sentiva la necessità e dalle quali - ne siamo sicuri - non emergerà alcun autore degno di questo nome.




Ma è con l'editoria 2.0  che si è  toccato il fondo.Con la stampa  digitale chiunque ormai, anche con mediocre alfabetizzazione è in grado grazie a questo diabolico sistema, di stampare in proprio, o farsi stampare per pochi soldi (e anche rilegare) gli sforzi delle proprie velleità letterarie, col risultato di avere sempre più libri superflui che vanno ad intasare le discariche.

Ecco perché ce l'abbiamo tanto con Gutenberg!

 



giovedì 31 dicembre 2015

Andrea Camilleri - TRILOGIA DELLE METAMORFOSI - Sellerio Editore 2007-2008-2009 - € 10,00, € 11,00, € 12,00























La grandezza di un autore consiste soprattutto nel non chiudersi in un modello narrativo, in un solo genere, assunto una volta per tutte. Indiscutibilmente sotto questo aspetto, Andrea Camilleri è un vero gigante. La sua proverbiale capacità di spaziare in tutti i generi letterari, è comprovata dalla importante bibliografia che ne fa uno scrittore tra i più prolifici del nostro paese, con tirature consuete solo ai "maestri di best-seller" d'oltre oceano.

Questa trilogia si discosta totalmente dai precedenti lavori dell’autore, per il suo carattere fantastico, che nasce da certi paesaggi dell’infanzia descritti con toni lirici e fiabeschi. Così Camilleri crea, partendo dal rapporto uomo-natura, le metamorfosi che segnano questi tre romanzi, quella della donna-sirena, della donna-albero e della donna-capra.
Questa l'esatta sintesi dei tre romanzi di Camilleri: la si trova nella premessa della tesi di laurea di Dalila Proietto (A.A. 2009-2010), relatore Prof Remo Cacciatori, che consiglio vivamente di leggere. (qui sotto il link)

http://www.vigata.org/tesi/trilogia.pdf

Questo l'incipit di Maruzza Musumeci:

Gnazio Manisco ricomparse a Vigàta il tri di ghinnaro del milli e ottocento e novantacinco, che era oramà quarantacinchino, e in paìso nisciuno sapiva cchiù chi era e lui stisso non acconosceva cchiù a nisciuno doppo cinticinco anni passati nella Merica.

Questo di Il casellante:

Il treno a scartamento ridotto che si partiva dalla stazione nica nica di Vigàta-Cannelle diretto a Castellovitrano, ultimo paìsi sirvuto dalla linea, ci mittiva chiossà di 'na mezza jornata per arrivari a distinazioni, dato che le firmate previste erano quasi 'na vintina, a non considerari quelle impreviste dovute a traversamenti di mannare di capre e pecori opuro a qualiche vacca che pinsava bono d'addrummiscirisi 'n mezzo alle rotaie.

Questo di Il sonaglio:

Alla prima duminica del misi di fivraro del primo anno che il seculo novo era ancora un agnidruzzo che non arrinisciva a tinirisi supra alle so' bamme, capitò che le dù campani della chiesa matrici si misiro a sonari alla dispirata che manco erano le quattro del matino.

Personalmente trovo delizioso il linguaggio inventato da Camilleri, definito pastiche linguistico, la cui base è indiscutibilmente l'italiano con innesti di siciliano, un'operazione di tipo lessicale, non di sintassi, secondo gli esperti che hanno trattato l'argomento: qui sotto si può approfondire:


Da qualunque parte la si esamini questa resta, comunque, una lettura divertente, arguta, scorrevole, densa di informazioni che riguardano la realtà, la storia, le superstizioni, leggende e miti di una terra meravigliosa: la Sicilia.

lunedì 21 dicembre 2015

John Grisham - IL BROKER - Mondadori 2006 - € 5,00



Questo Grisham l'ho ricevuto molto tempo fa, insieme ad un mucchio di altri libri, da quel mio fratello che periodicamente deve disfarsene per problemi di spazio. Non lo avrei mai comprato, non è il genere che prediligo, inoltre ho una forma di idiosincrasia per i bestseller al punto che, quando mi trovo ad acquistarne di un  qualche autore che amo tipo Eco, lo faccio decantare nella libreria anche un anno prima di leggerlo. Sintomo maniacale di lieve entità, che può comportare però, come è accaduto più volte, di dimenticare di aver comprato quel tal libro. 
Per tornare a Grisham, ho deciso di leggerlo solo dopo aver scoperto che, come Almost blue di Lucarelli, anche Il Broker è ambientato a Bologna; naturale quindi la curiosità di vedere  come veniva rappresentata, da questo avvocato americano che è stato anche deputato democratico dal 1983 al 1990, una città italiana così particolare.
Bologna è una città che conosco superficialmente, essendoci stato poche volte, prevalentemente di passaggio, o per aver girato solo nel suo centro storico. La sorpresa di trovare in questo legal-thriller una descrizione così particolareggiata della città, è stata grande. Tanto che da questo libro ho appreso che:

Da otto secoli il santuario dedicato a San Luca (*) veglia sulla città dal Colle della Guardia, avamposto appenninico alto oltre trecento metri. Per arrivarci senza bagnarsi o scottarsi i bolognesi decisero di costruire ciò che sapevano fare meglio: i portici. A partire dal 1674, e andando avanti senza interruzioni per sessantacinque anni, realizzarono una serie di archi: 666 su un percorso che con i suoi 3,6 chilometri è il portico più lungo del mondo. (.......) Per finanziare quel gandioso progetto Bologna impiegò la sua notevole ricchezza. E, in una rara dimostrazione di coesione tra le fazioni in lotta, ogni arco del porticato fu realizzato grazie alle donazioni provenienti da mercanti, artigiani, studenti, congregazioni religiose e famiglie nobili. Per lasciare una traccia della loro partecipazione, e quindi per assicurarsi l'immortalità, ciascuno ebbe l'autorizzazione di affiggere una targha di fronte al proprio arco.   

(*) In realtà, dedicato alla Madonna di San Luca.




So benissimo che quando si ambienta un romanzo in una data città, è necessario documentarsi, conoscere il nome delle strade, dei posti più importanti per rendere realistica la narrazione, ed oggi con internet è decisamente più facile farlo, che non quando Emilio Salgari - uno degli autori più prolifici italiani - passava giornate intere alla Biblioteca Civica Centrale di Torino consultando mappe e racconti di viaggi esotici, alla ricerca di ambientazioni e spunti per i suoi racconti. Ciò non di meno, va dato atto al bravo Grisham di aver raccontato molto bene Bologna, tanto da risvegliare in me il desiderio di tornarci per visitarla bene, come merita.


Del romanzo non racconto niente, perchè di un thriller non si deve dir niente, e poi detesto quelli che per radio o televisione non riescono a parlare di un libro o di un film senza raccontarlo. Mi limito a dire che è' avvincente, come dev'esserlo un thriller, ha un ritmo incalzante, è scritto molto bene e non ci si annoia a leggerlo.

domenica 13 dicembre 2015

Carlo Lucarelli - ALMOST BLUE - Einaudi Stile Libero 1997 - £ 13.000



Da ragazzo ero un lettore compulsivo, leggevo di tutto, poi ho iniziato a lavorare al magazzino della Mondadori di Roma e qui, ogni settimana, regalavano ai dipendenti una copia di tutte le pubblicazioni in edicola, e allora vagonate di libri gialli, spionaggio, fantascenza.... una vera indigestione. Da allora ho smesso si leggere narrativa di genere. 
Questo Almost blue  di Carlo Lucarelli mi è stato consigliato, e donato, da persona che stimo come lettore, daltronde apprezzando Lucarelli come conduttore televiso di mistery e noir non potevo dubitare che il romanzo fosse interessante, anche grazie a quel titolo che rimanda al noto brano di Elvis Costello che Chet Baker ha portato a un successo planetario.

Ho quindi iniziato a leggere il romanzo nella migliore disposizione di spirito. L'attacco è esplosivo come..., come l'inizio del fim Chi ha incastrato Roger Rabit, lo ricordate?:

   Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
   - Madonna Santa! - urlò, serrando le guance tra le mani, poi si voltò e corse nel pianerottolo e giù per le scale e oltre la porta e fuori, nel cortile del palazzo, dove si aggrappò al cofano della Punto bianca e nera e si piegò in avanti, spezzato da un conato violento.
   In ginocchio sul pavimento, al centro della stanza, la pelle dei guanti incollata al pavimento appiccicoso, il brigadiere Carrone si guardò attorno e gli sfuggì un singhiozzo roco, quasi un rutto. Provò ad alzarsi, ma scivolò sui tacchi, cadendo indietro sul sedere e poi su un fianco con uno schiocco umido e vischioso. Cercò di appoggiare la mano ma il braccio gli scappò di lato, lasciando una strisciata più chiara sulle mattonelle rosse. Finì con la schiena a terra, senza riuscire a sollevarsi, come in un incubo. (.....)

E' la scena molto realistica di un delitto, descritta con un grande impatto visivo come se anzichè le parole scritte venisse usata una telecamera. Tutto il romanzo è costruito in questo modo, un poliziesco ambientato in una Bologna dei nostri giorni, con un'ispettrice di polizia impegnata nella caccia ad un serial killer, ma che  arrossisce quando il "capo" la guarda e non riesce a nascondere i fastidi che le procurano le mestruazioni.
Tutto funzionerebbe se il bravo autore non infrangesse quella regola che Umberto Eco in Sei passeggiate nei boschi narrativi (Bompiani, 1994), nel capitolo I boschi impossibili definisce in modo lapidario: regola fondamentale per affrontare un testo narrativo è che il lettore accetti, tacitamente, un patto finzionale con l'autore, quello che Coleridge chiama "la sospensione dell'incredulità". 
Cosa accade in Almost blue che - secondo me - interrompe il patto finzionale con l'autore? Semplice: in un romanzo poliziesco di tipo realistico, un serial killer  non può reincarnarsi di volta in volta nella propria vittima, assumendone oltre che l'aspetto anche le impronte digitali. La reincarnazione funziona nella mitologia classica, è normale se stai leggendo Ovidio, non Lucarelli.

Bravo, anzi bravissimo l'autore nel costruire le scene, i personaggi e le situazioni, ottima la scelta di raccontare la storia alternando le voci narranti per dare un ritmo incalzante alla narrazione, ma non può, anzi non deve barare: la reincarnazione, la metempsicosi, non è consentita nel poliziesco, fa parte di un'altra categoria narrativa e non è necessario conoscere le Venti regole per scrivere un romanzo poliziesco (1928) di S.S. Van Dine per saperlo.

Qui sotto il link per ascoltare Chet Baker che suona Almost blue, buon ascolto.

https://www.youtube.com/watch?v=z4PKzz81m5c





domenica 29 novembre 2015

Joseph Roth - LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI - La Biblioteca di Repubblica 2002 - € 4,90 + prezzo del quotidiano


Louis-Ferdinand Céline - VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE - La Biblioteca di Repubblica 2002 - € 4,90 + prezzo del quotidiano



Non ho difficoltà ad ammetterlo: nei confronti di Luis-Ferdinand Céline, pseudonimo di  Louis Ferdinand Auguste Destouches (1894-1961), medico, scrittore e saggista, avevo un forte pregiudizio politico, un rifiuto, quasi una ripulsa per l'uomo e le sue opere, a causa dei sui scritti antiebraici e filo-nazisti. Certo, pre-giudizio vero, cioé per cose lette su di lui, senza aver letto niente direttamente da lui scritto. 
Poi il caso ha voluto che incrociassi questo Viaggio al termine della notte (1932), insieme ad altri due romanzi, nel reparto Libri abbandonati alla COOP di Genzano di Roma, e questa fortunata coincidenza mi ha consetito di colmare una lacuna che, altrimenti, sarebbe rimasta tale. 


La lettura di questo romanzo è stata una vera rivelazione, mi aspettavo l'esaltazione del male assoluto, ho trovato invece una sorta di romanzo picaresco, che utilizza una scrittura originale, sagomata sul parlato, dove l'ironia e il sarcasmo più dissacrante, non risparmia alcuna istituzione, a cominciare dall'esercito, che lo ha costretto a partecipare a quello stupido bagno di sangue che è stata la prima guerra mondiale.


  


Marcia in modo strano la pietà. Se qualcuno avesse detto al comandante Pinçon che lui altro non era che uno sporco assassino vigliacco, gli avrebbe fatto un piacere enorme, quello di farci fucilare, seduta stante, dal capitano della gendarmeria, che non lo lasciava mai d'un passo e che, lui, pensava esattamente a quello. Era mica con i tedeschi che ce l'aveva, il capitano della gendarmeria. (.....) Lo avrei proprio dato agli squali da papparsi, il comandante Pinçon, e il suo gendarme con lui, per insegnargli a vivere; e poi anche il mio cavallo in aggiunta per non farlo soffrire più, perché non aveva più groppa 'sto povero disgraziato, dal male che stava, solo due placche di carne che gli restavano al loro posto, sotto la sella, larghe come due mani come le mie e trasudanti, al vivo, di grandi rivoli di pus che gli colavano dai bordi della coperta fino ai garretti. Bisognava comunque trottarci sopra, un, due... Si dannava per trottare. Ma i cavalli sono ancora più pazienti degli uomini. Ondeggiava, trottando. Si poteva solo lasciarlo all'aperto, Nei fienili, per l'odore che gli usciva dalle ferite, puzzava così tanto che si restava soffocati. Salirgli in groppa, gli faceva così male che si piegava, come per gentilezza, e allora il ventre gli arrivava ai ginocchi. 


Con occhio impietoso scandaglia il mondo circostante, e l'impressione che ne ricava non lascia spazio alla speranza, che si tratti della periferia di Parigi, dell'Africa coloniale o del Nuovo Mondo.

 

In questa colonia di Bambola-Bragamance, al di sopra di tutti, trionfava il Governatore. Militari e funzionari osavano appena respirare quando lui si degnava di abbassare lo sguardo sulle loro persone. Molto al sotto ancora di quei notabili i commercianti installati sembravano rubare e prosperare più facilmente che in Europa. Nemmeno una noce di cocco, nemmeno una nocciolina americana, su tutto il territorio, che scappasse alle loro rapine. I funzionari capivano, via via che diventavano più stanchi e malati, che se ne fottevano di loro facendoli venire lì, per dargli insomma solo galloni e formulari da riempire e quasi niente grana insieme. L'elemento militare ancora più inebetito degli altri due s'abboffava di gloria e per farla passare ci metteva molto chinino e chilometri di Regolamenti.
Tutti diventavano, si capisce bene, a forza d'aspettare che il termometro si abbassi, sempre più incarogniti. E le ostilità personali e collettive duravano interminabili e assurde tra militare e l'amministrazione, e poi ancora tra quest'ultima e i commercianti, e poi ancora tra quelli lì alleati temporaneamente contro quelli là, e poi tutti contro il negro e alla fine tra i negri tra di loro. Così, le rare energie che scampavano alla malaria, al sete, al sole, si consumavano in odi così mordaci, così insistenti, che molti coloni finivano per crepare sul posto, avvelani di se stessi, come degli scorpioni.

 
Dopo esser fuggito dalla colonia francese in Africa, fatto prigioniero su una nave pirata, sbarca a New York e :
 
Come sopresa, non era male. Attraverso la bruma, era così stupefacente quello che si scopriva all'improvviso che noi all'inizio rifiutammo di crederci e poi comunque quando fummo in pieno davanti le cose, ognuno dei galeotti che eravamo s'è messo proprio a ridere, vedendo quello, dritto davanti a noi... Figuratevi che era in piedi la loro città, assolutamente dritta. New York è una città in piedi. Ne avevamo già viste noi di città, sicuro, e anche belle, e di porti e di quelli anche famosi. Ma da noi, si sa, sono sdraiate le città, in riva al mare o sui fiumi, si allungano sul paesaggio, attendono il viaggiatore, mentre quella, l'americana, lei non sveniva, no, lei si teneva bella rigida, là, per niente stravaccata, rigida da far paura. (.....)

Attesi un'ora buona nello stesso posto e poi da quella penombra, da quella folla per strada, discontinua, triste, sorse verso il mezzosì, innegabile, un'improvvisa valanga di donne assolutamente belle.
Che scoperta" Che America! Che godimento! Ricordo di Lola! Il suo esempio non mi aveva ingannato! Era vero! (....)
Che graziose scioltesse però! Che delicatezze incredibili! Che invenzioni armoniose! Sfumature pericolose! Vittoria di tutti i pericoli! Di tutte le possibili promesse del volto e del corpo fra tante bionde! Quelle brune! E quei Tiziano! E quando non ce n'erano più ne venivano ancora! E' forse, pensai io, la Grecia che rinasce? Arrivo al momento giusto!

Ma non era la Grecia classica, era l'America del fordismo e avrà modo di conoscere la catena di montaggio a Detroit.
E poi il ritorno in Francia, dove finisce gli studi interrotti e si laurea, dedicandosi poi all'attività di medico condotto nella periferia povera di Parigi.
Un romanzo intenso e, per molti aspetti, doloroso, dove il quadro di ingiustizie che ne emerge, rende evanescente la distinzione tra il bene e il male, e i personaggi vivono le loro storie in bilico tra la farsa e la tragedia. 

La scrittura assolutamente originale, sincopata, piena di termini gergali e turpiloquio, non sorprende che abbia conquistato l'ammirazione di Charles Bukowski, che a proposito della scrittura di Céline ebbe a dire si è tolto fuori le viscere e ci ha riso sopra. un uomo molto coraggioso.


Charles Bukowski