mercoledì 21 marzo 2012

Sergio Velitti - BELLICAPELLI - Feltrinelli 1958 - £ 350

Questo breve e intenso romanzo d'esordio di Sergio Velitti, è il XV volume della serie Scrittori d'oggi, identificata dal colore grigio, edita dal 1956 al 1963 diretta da Luciano Bianciardi, parte integrante della più vasta collana Universale Economica Feltrinelli.

Bellicapelli è una storia di giovani popolani, bulletti e ragazzi di vita romani, ambientato, anziché nella sua squallida e violenta periferia, come nello scandaloso precedente del '55 di Pasolini, proprio nel suo cuore, tra piazza di Spagna, via Mario de' Fiori e via del Babuino, quando questi luoghi non erano ancora stati degradati dalla volgarità dei nuovi ricchi, che nel corso degli anni ha sostituito gli abitanti storici del centro di Roma, dalle jeanserie che sono subentrate alle storiche botteghe artigiane, e da una metropolitana che scarica ogni cinque minuti migliaia di borgatari muniti di cellulare.

E' una città più cordiale, più socievole e umana, la Roma evocata in questo romanzo, una città genuina, solare e semplice anche nei difficili rapporti degli adolescenti protagonisti, portatori di valori antichi, che si avvale di un linguaggio disadorno e colloquiale, popolare in un certo senso, come può esserlo quello del suo protagonista che racconta in prima persona, ma ricostruito da una sapiente regia narrativa che riesce a creare nella linearità della storia, quel pathos sufficiente a tener desto l'interesse fino all'ultima pagina.

Sergio Velitti, sceneggiatore, regista di radio e teatro, ha scritto Storia di Pablo - libero adattamento di Pavese. Ha pubblicato il romanzo La otra, Ti si vede l'altra, e i racconti: Marialaò, A proposito di una signora, Grisaglia blu, Il silenzio del mare, Meg per gli amici.

Di Sergio Velitti ho letto un interessante articolo sull'insensibilità di editori e critici letterari sul valore di un grande poeta: La breve vita e la lunga morte di Lorenzo Calogero sulla rivista E', visibile a questo indirizzo:

http://www.lorenzocalogero.it/critica/sergio-velitti-e/

giovedì 15 marzo 2012

Ottorino Gurgo - PILATO - Rusconi 1987 - £ 22.000




Di Ponzio Pilato, personaggio inventato per accreditare la realtà storica di Gesù Cristo, esistono varie storie tese a storicizzarlo: lo racconta G.Solinas De Logu in L'uomo che si lavò le mani - Milano 1932, su cui si basa questo libro del giornalista Ottorino Gurgo, e che è consultabile a questo indirizzo:
file:///C:/Users/Utente/Desktop/Ponzio%20Pilato.htm

L'unica fonte che afferma con sicurezza la presenza e la funzione di Pilato, a cui l'autore attinge a piene mani, sono i vangeli, sia quelli canonici che quelli apocrifi; mentre da parte non cristiana, sia Flavio Giuseppe in Testimonium Flavianum, sia Tacito citano la presenza di Pilato, ma molti storici ritengono che quei brani siano frutto di manipolazioni cristiane.

In sostanza di questo personaggio, centrale nell'atto fondativo della nuova religione cristiana, non si sa niente di storicamente provato, solo notizie fantasiose, sulla nascita, sulla presenza di una moglie a nome Claudia Procula che, avendo perorato presso il marito la salvezza di Gesù Cristo, viene canonizzata dalla chiesa greco-ortodossa, mentre lo stesso Ponzio Pilato - pentito - viene ricordato come martire dalla chiesa copta e come santo dalla chiesa etiopica!

Tutto ciò che è stato scritto da parte cristiana sulla figura di Ponzio Pilato, tende essenzialmente a dimostrare come Roma, asse portante della nuova religione, fosse estranea alla morte del Cristo, causata invece dalla malvagia invidia del Sinedrio e dalla brutalità del popolo ebraico.

Considerati gli sviluppi storici successivi: l'accusa di deicidio, con tutto ciò che questo ha comportato in termini di restrizioni delle libertà personali, come la creazione dei ghetti, la conversione forzosa attuata dall'Inquisizione, fino alla tragedia della Shoa, si può senz'altro ritenere come quel lavarsi le mani di Pilato abbia rappresentato nel corso dei secoli, per gli ebrei una ben severa condanna.

Nel complesso il libro è un intelligente collage, che non ci dice nulla di nuovo né di particolare interesse sul personaggio, ben altro rilievo assume il Pilato di Bulgakov che appare in Il Maestro e Margherita, reso con un rilievo umano struggente.

martedì 13 marzo 2012

SI LEGGE ANCORA POCO! - I dati Istat su editoria e lettori





Molti libri e pochi lettori


"La lettura di libri gioca un ruolo importante nel processo di crescita individuale, fin dalle più giovani fasce di età. Individui che leggono di più riescono più facilmente a mantenere aggiornate, efficienti e flessibili le loro conoscenze, ossia il loro capitale umano, e riescono ad interagire meglio con altre persone, accrescendo il loro capitale sociale. In termini di offerta nel 2009, in Italia, sono stati pubblicati circa 58 mila libri, di cui quasi 37 mila sono titoli proposti in prima edizione, per una tiratura totale di oltre 208 milioni di copie. Complessivamente sono state stampate in media 3,5 copie di opere librarie per abitante e, in particolare, circa 5,8 copie di libri per ragazzi (tra i 6 e i 14 anni). A fronte di una produzione editoriale di tali dimensioni, nel 2011 solo il 45,3 per cento della popolazione dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi. Tra i lettori di libri, inoltre, una quota consistente dichiara di aver letto al massimo tre libri nell’ultimo anno (45,6 per cento), mentre i lettori che hanno letto almeno un libro al mese sono il 13,8 per cento, una quota decisamente più contenuta. L’analisi in serie storica mostra una tendenza all’aumento della quota di lettori e un parallelo aumento dei lettori che hanno letto 12 o più libri nel corso dell’anno, anche se l’ultimo anno registra una contrazione. Rispetto al 2010, infatti, si registra una diminuzione della quota dei lettori di libri (dal 46,8 al 45,3 per cento) che torna sui livelli del 2009. Una nota positiva emerge osservando il comportamento delle nuove generazioni: la quota di bambini e ragazzi da 6 a 17 anni che hanno letto almeno un libro nel tempo libero è aumentata di 6,7 punti percentuali rispetto al 1995 (dal 50,2 al 56,9 per cento)."

http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1[id_pagina]=48

Una sola considerazione: 208 milioni di copie stampate, ma quanti di questi veramente necessari? e quanti assolutamente superflui? e quanti semplicemente spazzatura? ma sopratutto, quanti alberi inutilmente abbattuti?

giovedì 8 marzo 2012

Gianna Manzini - LA SPARVIERA - Mondadori 1956 - £ 1.000




"Mentre il bidello, con un pacco di vignette sotto braccio, apriva la porta, entrò nell'aula dell'asilo d'infanzia una ventata caldo-umida di novembre, portando, sopra un odore di scarpe nuove e di legni lucidati, una fragranza di caldarroste; e, insieme, un segreto scompiglio, forse la vibrazione di un aereo che passava alto, e un suono di clacson, e un vocìo come di litigio; ma anche il bacillo della tosse convulsa.

In una lieve scia di pulviscolo chiaro - appunto il gesso di una serie di "o", allora allora cancellata dalla lavagna - esso ristette con l'indolenza che rende poi sbalorditivo il suo aggredire; e calava adagio quando l'insegnante dall'alto della sua cattedra, mostrò un gattino di gomma, lo premette per farlo miagolare e promise: "Lo regalerò al più buono di voi".

"Mio mio" non si tenne dal gridare Giovanni. In punta di piedi, protese le braccia e il volto sfavillando.

"Mio" ripeté, travolto da un impeto di giuliva pazzia, che gli faceva rovesciare indietro la testa e gli scomponeva i riccioli.
In quel momento, la tosse gli scese zitta in mezzo al petto."

L'improvvisa folata di vento con cui inizia questo appassionato romanzo esistenziale, che percorre i meandri della psiche con una leggerezza e una narrazione davvero singolari, condizionerà tutta l'esistenza del suo sfortunato protagonista.

Durante l'eternità di un trimestre, solo, parlava alla "Sparviera" che ormai lo abitava: "dorme" diceva con l'indice sulla punta del naso, impedendosi la risatina che avrebbe potuto svegliarla; e talvolta, in attesa, stralunato: "eccola". Infatti, quella, giù a dibatterglisi dentro con urla selvagge; e mai che si potesse sottrarlo a quel tempestare.

Non è corretto, e non è mia abitudine, raccontare il libro, rischiando di togliere il piacere vero della scoperta, rappresentato dalla lettura. Dirò solo che il romanzo è scritto con una prosa sontuosa e precisa, che invita a centellinare la lettura, come un vino prezioso, poco adatto ai palati grezzi, guastati dai fast food culturali:
Stella dovette allora accarezzargli la mano: "incantata, incantata" ripeteva. E le labbra modellavano inesauribilmente quel suo meraviglioso sorriso: distendendosi, stirandosi, lo riducevano puro disegno, leggero, sfumato, un emblema; schiudendosi, appena raccolte, lo rendevano terribilmente ricco ed intenso: sì che poteva essere il petalo d'un fiore o la polpa di un frutto, un'immagine o un gorgo; poteva appartenere a un demonio, o a un angelo, a una bambina demonio, o a una ragazza angelo. Miracoli d'attrice, oltre tutto.

La lenta ricostruzione della propria vita, connettendo ricordi spaiati o rimossi, è il graduale, necessario itinerario interiore che Giovanni dovrà percorrere per conoscere, nella natura della Sparviera, il proprio destino.

L'affanno aumentava.
Marisa voltava continuamente la testa per nascondere le lacrime.
Poi ci fu una gran quiete. La febbre era caduta quasi del tutto.
Giovanni si meravigliava di non soffrire: ché non è poi una vera sofferenza l'oppressione che ostacola parola e respiro.

Trafelata, come una che rincasi fuori d'ora, ma ormai non più furtiva, anzi con una certa arroganza scontrosa, ricomparve la Sparviera, incappucciata dalla testa ai piedi. Un odore di foglie macerate, di sottobosco sotto la pioggia, di terra vangata, addensò in un paesaggio profondo tutta la strada da lei percorsa: per cui caddero le pareti della stanza, ed egli vide, come ritagliati in un blocco di ghiaccio, il bosco di noccioli e castagni, e poi radure con alberi più leggeri d'un soffio, e profili e profili di città con altissime torri e campanili. Un mondo gelido, violentemente ammesso e dominato da lei.
Premiato a Viareggio nel 1956, insieme a Carlo Levi per Le parole sono pietre, La Sparviera rimane un esempio di narrativa alta, di letteratura vera, destinata a durare negli anni.

sabato 3 marzo 2012

Attilio Bertolucci - ARITMIE - Garzanti - 1991 - £ 36.000


Chi conosce Bertolucci e ne apprezza l'opera, sa bene come la sua poetica - opposta all'ermetismo - sia spontanea e ricca di spunti biografici.

La sua opera maggiore, infatti, La camera da letto, è un romanzo in versi che racconta tutti gli aspetti della sua vita, un'opera grandiosa, che lo ha impegnato dal 1984 al 1988.

Questo bellissimo, curioso e, per certi aspetti, divertente libro raccoglie scritti saggistici del poeta, che è stato molto attivo come commentatore e critico d'arte, cinematografico e letterario.

Suggestivo il racconto dei molti incontri avuti con uomini di cultura di tutto il mondo, ma anche dei luoghi simbolici intimamente legati a personaggi come Proust, Verdi, Jane Austen, Thomas Hardy.

Attilio Bertolucci nella sua lunga vita professionale, si è occupato di letteratura, arti figurative, teatro, musica, cinema, ma anche di fumetti; ed è ai personaggi storici di questa, che Will Eisner definì arte sequenziale, che è dedicata la parte finale del libro.
L'approccio di questo grande poeta al mondo della rappresentazione teatrale, avviene precocemente, per mezzo dei burattini: questo è il racconto di quell' incontro:

Prima vennero i burattini. Dico vennero non metaforicamente, arrivarono nel nostro fienile, bastevole per teatrino e pubblico (tanto più facinoroso, cioè partecipe, quanto più candido, bambinaglia rurale con nonni di guance accese e occhi nuovamente infantili); vennero quando era primavera ormai, e le scorte del mangime già quasi esaurite, e s'apriva un bello spazio di mattoni convenientemente scopati, tiepidi di sole obliquo.

Quella prima
fiction mista di botte e di polke, di dialetto cavernoso e di celestiale italiano (in bocca di principesse), di scure selve dipinte e fiammei cunicoli infernali, quelle persone fisse nel volto e così mobili nel corpo furono il primo spettacolo per me e rimangono lo spettacolo supremo, lo dico senza snobismo. Devo aggiungere: assieme al cinema, per quel che, in esso, della lanterna magica. Ma i burattini, e le marionette si capisce, cioè il teatro, sono un fatto collettivo, religioso, la lanterna magica e il cinema no, un prolungamento o un supplemento, dei sogni, dunque un fatto terribilmente individuale, irreligioso, forse empio. Un vizio solitario di gruppo.

Un sorprendente libro che senza essere un romanzo è pieno di storie intriganti, fascinose, coinvolgenti, con personaggi visti e descritti con l'occhio benevolo e la mano leggera del poeta.


domenica 19 febbraio 2012

Gianna Manzini - RITRATTO IN PIEDI - CLUB DEGLI EDITORI 1971 - £ 1.800


A Firenze, a un cavallo da piazza, non potevano fare attraversare il ponte Santa Trìnità. Giunto a metà, voleva saltare la spalletta e buttarsi di sotto, con la carrozza e tutto. Il vetturino diceva: "Buono, Lillo, buono"; e tentava di trascinarlo per la cavezza. Macché. S'impuntava; schiumava; impazziva. E soltanto su quel ponte. Nessuno sapeva spiegarsi la cosa. Non c'era nulla da ricordare. Tutto accadeva dall'oggi al domani. Ombroso non era mai stato.


Con questa immagine forte inizia il più bel romanzo, il più sofferto di Gianna Manzini (1896-1974).

Il rittratto a cui allude il titolo è quello del padre, l'anarchico Giuseppe Manzini (1872-1925) amico di Errico Malatesta, che Gianna bambina, incontra nella piccola bottega di orologiaio del padre.

La storia del cavallo, che senza una ragione apparente, improvvisamente, rifiuta di attraversare il ponte S.Trinità a Firenze, ricorre nel libro per rammentare come possa improvvisamente riproporsi ciò che si era voluto rimuovere.

L'anarchico Giuseppe Manzini, socio in affari del fratello della moglie, contro i propri interessi, organizza uno sciopero che lo costringerà a lasciare la ditta nella quale aveva investito tutti i suoi averi e, per i contrasti tra le sue idee anarchiche e il perbenismo conservatore della moglie, a doversene dolorosamente separare.

La separazione dei genitori lascia nella bambina un segno definitivo, che la condizionerà fortemente rendendo il legame con il padre molto forte; la bambina idolatra il babbo e lo difende con fierezza dai commenti malevoli che quotidianamente è costretta ad ascoltare nella casa degli zii, dove vive con la madre.

Tema centrale del libro è il rimorso. Il rimorso di non essere stata abbastanza vicina al padre, durante il confino a Cutigliano, dove il regime fascista lo aveva assegnato; di aver quasi rimosso la sua presenza quando, trasferitasi con la madre a Firenze, scopriva le gioie e i turbamenti dell'adolescenza.

Il vecchio, classico rimorso di tutti i figli nei confronti dei genitori, quando questi non ci sono più.

Ma la cosa tremenda è che bisognava che tu non ci fossi, babbo, perché io potessi finalmente calarmi tutta nella mia repentina, rapinosa giovinezza. Ti allontanavo. Chiudevo gli occhi sul pensiero di te, mio orgoglio, mio vero blasone, mio maestro assoluto, poesia fatta vita. Una lettera la settimana, sì, senza dubbio, con tante notizie, come no? ma bisognava evitare il pensiero che ogni giorno rischiavi il linciaggio, che certo avevi freddo, chi sa, anche fame; e che eri solo: perché gli amici, per devoti che siano, non sono che amici. Dire "evitare" è dir poco: abolire, cacciare nel profondo, sottrarre qualsiasi lembo di me all'appiglio di un ricordo, d'un richiamo, e correre via rapida, senza voltarmi: tu, confinato in quel paese sperduto; e la tua bambina in un turbine smagliante.
Un libro imprescindibile per chi ama la narrativa non banale, di un' autrice oggi dimenticata che utilizza un linguaggio elegante e fantasioso.

domenica 12 febbraio 2012

DINO BUZZATI - A 40 ANNI DALLA MORTE


A quarant'anni dalla morte di questo grande scrittore e giornalista, mi sembra di far cosa utile e giusta ricordandolo con alcune immagini prese dal numero speciale che il CORRIERE DELLA SERA gli dedicò nel 1986.










Definire Dino Buzzati giornalista e scrittore, è riduttivo perché è stato molto di più: un innovatore del linguaggio, e artista completo: grafico, pittore, sperimentatore con il
compositore Luciano Chailly di un racconto
musicale in sei episodi e un balletto.

Queste immagini sono tratte da una delle opere più "curiose" di Buzzati: Miracoli di Val Morel, tavole dipinte come se si trattase di ex-voto rintracciati seguendo le indicazioni di un quaderno trovato nella biblioteca paterna.

Per misurare la grandezza di Buzzati giornalista, basta leggere alcune cronache che questo numero speciale del Corriere ha pubblicato, ad esempio L'eccidio di via S.Gregorio, 3 dicembre 1946, dove del fatto di cronaca efferato, descrive il sottile impalpabile panico che dal n.40 di via S.Gregorio si irradia in tutta Milano. Sembra la prova generale del racconto Paura alla Scala.

Peccato che si parli poco di lui e lo si legga meno.