lunedì 19 gennaio 2015

Matthias Seefelder - OPPIO - Storia di una droga dagli Egizi a oggi - Garzanti 1990 - £ 19.000


Matthias Seefelder (1920-2001), autore di questo interessante studio sull'Oppio, è un eclettico personaggio con vaste competenze scentifiche e umanistiche, che nel corso della sua vita professionale è riuscito a scalare la struttura aziendale della più grande azienda chimica tedesca, la BASF, da semplice ricercatore a Presidente.

Tra le tante sue pubblicazioni scientifiche, molto successo ebbe questo sorprendente libro di divulgazione, per l'ampiezza degli ambiti nei quali  svolse la ricerca: da quello storico-mitologico, a quello botanico e chimico-farmacologico, una carrellata completa sul fiore di Demetra e sul suo derivato, l'oppio.


Moltissimi i riferimenti ai classici greci e romani; questo in uno scritto di Plinio il Vecchio, 
sembrano le istruzioni destinate ad un moderno raccoglitore di oppio:


Dal papavero nero si estrae un liquido che fa dormire se all'ora terza di una giornata senza nuvole, cioé quando la rugiada che lo ricopre si è asciugata, si incide il gambo, come consiglia Diagora, quando è ancora in crescita,  o come dice Jollas, quando fiorisce. Si raccomanda di inciderlo tra la testa e la capsula.... Il succo viene raccolta pianta per pianta con una lama o se è poco con l'unghia del pollice..... Questa sostanza non ha solo il potere di provocare il sonno, ma se presa in grande quantità causa addirittura la morte nel sonno. Oppium è il suo nome.


Analgesico, narcotico impiegato nei riti misterici, droga mortale: il seme del papavero è noto fin dai tempi più antichi. Se ne trovano i primi indizi nelle tradizioni degli egizi e dei Greci (a Demetra risale per l'appunto uno dei più antichi attestati delle virtù terapeutiche dell'oppio), dei Romani (dove l'oppio viene impiegato anche come veleno) fino al Medioevo (quando la diffusione dell'oppio si propaga all'intero bacino del Mediterraneo e di qui in Cina).



Non sfugge all'autore un dettagliato esame della farmacopea in epoca rinascimentale, con un ampio spazio riservato a Paracelso (1493-1541), medico, alchimista e astrologo svizzero, inventore tra l'altro del Laudano, composto a base di alcol e oppio 




Nell'ottocento l'oppio diviene poi protagonista e causa di ben due conflitti tra Cina e Gran Bretagna, quelli del 1839-1842 e poi del 1856-1860. Con la nostra mentalità di occidentali, portatori di civiltà per definizione, potremmo essere indotti a pensare che l'austera Regina Vittoria avesse fatto guerra per stroncare il commercio dell'oppio del depravati cinesi. Sbagliato, è esattamente il contrario: la Regina Vittoria fece due guerre per imporre alla Cina di aprire i suoi porti, e anche costruirne degli altri, per farvi arrivare l'oppio prodotto dall'India, allora colonia britanica e ottenere con la forza la concessione di Hong Kong.

Un capitolo particolarmente ricco di aneddoti è quello dedicato al rapporto tra oppio  e i suoi derivati con  l'arte in genere: poeti, scrittori, musicisti e cantanti rock.


Christopher Marlowe (1564-1593) nel suo Jew of Malta cita la bevanda saporifera che contiene papavero:
Bevvi del papavero e del succo di mandragola.
Quando dormivo, pensavano che fossi morto del tutto. 
Shakespeare (1564-1616), che soffriva di insonnia e ritorna perciò spesso sui sonniferi, conosceva molto bene la materia. Jago, che già ha portato Otello al culmine dell'esasperazione con parole che hanno eccitato la sua gelosia, così dice della sua vittima:
 
Non papavero né mandragola
né tutte le linfe naturali del sonno
possono farti dolcemente addormentare
in quel sonno che fino a ieri era tuo.

Tra i più famosi, abituali consumatori di oppio, troviamo Walter Scott (1771-1832), Samuel Tylor Coleridge (1772-1834), Edgar Allan Poe (1809-1849), John Keats (1795-1821), Thomas de Quincey (1785-1859), che per la prima volta, raccontava senza pudore, ma anzi compiacendosene, del suo intimo rapporto con l'oppio e, nella sua opera Le confessioni di un mangiatore di oppio del 1821, descriveva il piacere che provava nello stato di ebbrezza:

O giusto, misterioso e potente oppio che ai cuori del poveri e dei ricchi, senza differenza, per le ferite insanabili e per le pene che rendono lo spirito della rivolta, porti un balsamo di pace! (......)
Questo linguaggio altisonante non poteva non spingere molti lettori a seguire abbagliati la stessa strada del poeta. (....) Ormai non era più necessario parlare di un qualsiasi dolore, che fosse stato causa del primo incontro con l'oppio, per giustificare il suo successivo consumo. La motivazione del piacere poteva essere invocata senza veli.
E ancora i poeti inglesi: Lord Byron (1788-1824), Percy Shelley (1792-1822), sua moglie Mary Godwin (1797-1851), Francis Thompson (1859-1907); e i francesi Charles Baudelaire (1821-1867) e Jean Cocteau (1889-1963), e giù giù fino ai nostri idoli musicali: The Doors, The beatles, The Rolling Stones, Elvis Presley, Janis Joplin.

Molto spazio viene dedicato al punto di vista della scienza e alla ricerca farmacologica.

In appendice, oltre i dati di produzione del prodotto, curiose ricette a base di oppio da antichi codici medievali.

Così conclude Seefelder :

Presi come siamo dall'ansia di una nuova  e terribile era della droga, ci dimentichiamo quasi che un tempo Demetra, la Madre della Terra, ha donato il meconio(1) agli uomini per lenire le sofferenze e togliere il pungolo del dolore. Ma è la Maga Circe che sembra dominare la nostra vita quotidiana. Essa ammalia gli uomini e li fa disponibili ai suoi voleri. Li trasforma fino a rendere irriconoscibile il loro volto. Solo quando gli uomini, come il navigatore Ulisse, avranno imparato a resistere a questo incantesimo e volgeranno  lo sguardo lontano da quegli orizzonti fatti di sogni per desiderare l'imediato, sarà allora che la società moderna riuscirà a risolvere il problema della droga. 
 (1) succo denso che si ricava incidendo la capsula del papavero
   
Che è come dire: Campa cavallo che l'erba, in questo caso il Papavero, cresce.