venerdì 20 marzo 2015

Vladimir Nabokov - RISATA NEL BUIO - Mondadori 1961 - £ 300

Questo romanzo di Vladimir Nabokov (1899-1977), che Mondadori stampa nella gloriosa collana del Pavone nel 1961, nella speranza di replicare il clamoroso successo  di due anni prima con Lolita, è in realtà un romanzo scritto in russo nel 1932 dal titolo Kamera Obskura, e tradotto da Winifred Roy nel 1938 col titolo Laughter in the dark.

Com'è noto Lolita ha la struttura narrativa di un manoscritto-confessione, redatto dal protagonista Humbert Humbert,  in carcere in attesa di un processo che non si celebrerà per l'avvenuta morte - trombosi delle coronarie - dell'imputato. Nella finzione narrativa la pubblicazione, sotto forma di romanzo, avviene su disposizione dell'avvocato, a cura di un John Ray Junior che nella premessa, al di là dei pregi letterari dell'opera, ne esalta il significato etico.

In Risata nel buio, che è raccontato in terza persona, il dramma viene anticipato fin dall'incipit:

Viveva un tempo a Berlino un uomo che si chiamava Albinus. Era ricco, rispettabile, felice: un giorno lasciò la moglie per amore di una giovane amante: amava, non riamato, e la sua vita finì in una catastrofe.
La storia è tutta qui e avremmo potuto fermarci a questo punto se il raccontarla non fosse stato utile e piacevole: quantunque sulla pietra tombale di ognuno vi sia spazio sufficiente per contenere, incorniciato di muschio, il compendio di una vita umana, i particolari sono sempre graditi.

A differenza di Lolita, che è un romanzo ricco di osservazioni interessanti sulla società america, descrizioni colorite sul paesaggio, profonde analisi sui comportamenti umani, questo, in confronto, è  spoglio, essenziale, addirittura povero nel linguaggio, racconta direttamente il fatto, e i personaggi non sembrano vivere di vita propria, un po' burattini nelle mani  di uno scaltro autore, intenzionato a bissare il successo di Lolita.

Nella seconda di copertina l'editore conclude la presentazione del romanzo con queste parole:

Lolita è un caso limite che il pubblico ha universalmente acclamato, Margot (la protagonista di Risata nel buio) è una figura concreta, prodotto di una determinata società (?), che il pubblico può riconoscere nella vita quotidiana. Più drammatica e disperata di Lolita, Risata nel buio è un'opera che senza dubbio contenderà alla prima la palma del successo.
Non credo che l'auspicio dell'editore si sia realizzato.



sabato 7 marzo 2015

Antonio Caprarica - IL ROMANZO DI LONDRA - Sperling & Kupfer 2014 - € 18,50


Questo è uno di quei libri di cui non si programma l'acquisto, salvo essere un grande ammiratore di Antonio Caprarica; ma può accadere che essendo in libreria, magari per ordinare un libro, è facile che ci si lasci tentare dalla bella edizione esposta, dal titolo accattivante, dall'immagine allusiva: così improvvisamente senti il bisogno di conoscere queste storie, segreti e misfatti di una capitale leggendaria.

Se poi sfogli il volume e cominci a leggere l'amabile, lunga introduzione, è abbastanza prevedibile che ti convinca all'acquisto:
Scrivo queste righe con la melanconia di un marianio che sbarca dopo un lungo periplo. Solo quando affida al foglio la memoria delle meraviglie che ha incontrato si rende conto del tempo trascorso e dei mutamenti che intanto hanno cambiato, oltre alla sua, anche la faccia del soggetto del suo racconto. Sono stato così a lungo «imbarcato» sulla nave di Sua Maestà «Londra»che comandanti ed equipaggi, mozzi, macchinisti, calafati e passeggeri si sono avvicendati a più riprese. E ogni volta sono cambiate abitudini sociali, galateo e covenzioni, mode e linguaggi.
Non intendo aggiungere l'ennesima metafora alle tante usate per Londra. Un albero, un corpo umano, un gigante, un giovinetto baldanzoso ma evidentemente macrocefalo. Non sono mai riuscito a riconoscerla in nessuna di queste immagini. E se proprio tirato per i capelli, l'ho semmai paragonata a una vecchia pantofola per la comodità della vita che offre a confronto di quella scarpina a punta come Parigi. (E Roma, dite?....rumorosa come uno zoccolo?)
Parlo di Londra come una nave solo perché il lungo tempo che ho trascorso a «bordo» coincide con gran parte del mio viaggio verso la maturità. Perciò non ho mai avuto di lei un'immagine statica ma perennemente in movimento. Con quel moto lento e incessante che solo le lunghe crociere possono offrire. E' la ragione per cui questo libro che vuole raccontarla non può che offrirne istantanee. A studiarle ognuna un po' più da vicino, lo sfondo si sgrana ma dalla folla dei visi, dal labirinto dei gesti, una faccia si stacca, una vita si anima, un segreto si svela.    E' questo il momento che Londra racconta la sua storia. E che io ho cercato di raccogliere per voi. (......)

In dodici capitoli densi di fatti storici, tutti legati ai luoghi simbolo di Londra, con salti temporali che rendono la narrazione fluida e piacevole, Antonio Caprarica ci racconta storie antiche e moderne che nascono dalle strade e dalle pietre, dai luoghi più gloriosi, paurosi e incantevoli della metropoli leggendaria. 

Drammatica come una cronaca giornalistica la descrizione del Grande Incendio di Londra del 1666:

... gli incendi, in quella Londra di legno, erano all'ordine del giorno, e questo non sembrava niente di straordinario, Samuel Pepys scosse le spalle e se ne tornò tranquillo a letto.
Purtroppo era quello che aveva fatto anche il Lord Major della City quando gli avevano portato le prime notizie. La panetteria di Thomas Farriner si trovava più o meno alla metà di Pudding Lane, giusto dietro lo Star Inn di Fish Street, che è il principale accesso da nord al London Bridge. (.....)
Mentre il fuoco muoveva ormai dal forno carbonizzato alle case vicine, i pompieri suggerirono di non perdere tempo e di fargli il vuoto attorno demolendo le abitazioni ancora intatte. Ma Bludworth era un pusillanime che non osava toccare gli edifici senza il consenso dei proprietari: e dove trovarli? Il Lor Major si rifugiò in una fanfaronata. Dopotutto, disse, il fuoco non gli sembrava così serio,  «una donna può spegnerlo facendoci la pipì». E con questa battuta che lo consegnò alla storia, se ne tornò a letto.
Mentre lui dormiva il fuoco dilagava. Da Cheapside scese giù verso il Tamigi, lungo Cornhill, Tower Street, Fenchurch Street fino a Baynard's Castle.

Intervenne direttamente il Re, Carlo II, che navigando con la chiatta reale sul Tamigi, raggiunse il luogo dell'incendio e diede ordine di abbattere tutte le case sulla strada dell'incendio. 
In quattro giorni, dal 2 al 6 settembre, il fuoco si era mangiato cinque sesti della City, 460 strade, 13,200 case. Distrutte ottantanove chiese e quattro delle sette porte cittadine. Solo un miracolo aveva consentito che le vittime di una simile catastrofe fossero ufficialmente appena sei.

 Nel 1945 ci pensarono i bombardamenti tedeschi a trasformare gran parte della capitale, la City e L'East End soprattutto, in una tabula rasa su cui edificare una nuova Londra, più grande, più bella e più moderna.

La lettura di questo libro equivale a un tour esclusivo, un'escursione sulle tracce dei luoghi, degli eventi e delle personalità che hanno reso Londra una capitale leggendaria.