domenica 17 aprile 2016

Pier Paolo Pasolini - ANTOLOGIA DELLA LIRICA PASCOLIANA - Einaudi 1993 - £ 24.000











Il poco più che ventenne Pasolini , doveva laurearsi con una tesi sulla pittura italiana contemporanea, con il suo docente di storia dell’arte Roberto Longhi, ma il professore, siamo nel 1943, era stato nel frattempo sospeso dall’insegnamento dall’Università di Bologna in seguito al rifiuto di dichiarare la sua fedeltà alla neo-nata Repubblica Sociale Italiana e, inoltre, il materiale raccolto per la tesi era andato perduto con le vicende dell’8 settembre. 
Tornato a Casarsa, dopo le peripezie della guerra,“lontano dagli amici bolognesi e dubbioso sul proprio destino”, Pasolini,  sfumato il progetto di una tesi sull’arte, ma deciso comunque a concludere il percorso universitario, contatta l’amico Luciano Serra (1920-2014) perché proponga al professor Carlo Calcaterra  (1884-1952) una sua antologia critica sul Pascoli, “l’unico suo antenato sopportabile, fra tanto fasto (e soprattutto aspirazione al fasto) della tradizione prossima”. Calcaterra, così liberale e paterno con i  giovani, tanto più se apprendisti scrittori, accetta, con il consiglio di approfondire l’argomento dentro di se. La tesi verrà discussa il 26 novembre 1945.
Di particolare interesse, per capire gli interessi di quell’eccezionale adolescente, l’elenco completo degli esami sostenuti da Pasolini a partire dall’immatricolazione, nell’ottobre del 1939,  al 1943.

La cosa che maggiormente sorprende nella lettura di Antologia della lirica pascoliana, è la maturità del suo autore, la sicurezza e la profondità dei suoi giudizi, spesso in aperta antitesi – addirittura - con quelli espressi da Benedetto Croce ne La Letteratura della Nuova Italia; straordinario se si considera la giovane età del neo laureato!

Com’è noto Croce salvava della poesia di Pascoli solo il tono idilliaco delle prime Myricae, bollando le opere successive come “smancerose di compiaciuta insistenza” e “falsa religiosità”, “impegnato nella gestione della sua figura di poeta”, in costante competizione con Carducci.

Al contrario Pasolini, pur riconoscendo che il Pascoli sia autore delle più ingrate rime della letteratura italiana, ne esalta la modernità, accostandolo a Verlain e ai simbolisti.

Scrive Pasolini:

Generalmente, sia che adoperi la lingua tradizionale, nutrita di greco e di latino, sia che scriva quasi in dialetto, testimonianza della raggiunta poesia è quello che noi moderni chiameremmo “distacco”, e che per Pascoli non è lontano dall’estetismo del D’Annunzio e dei decadenti. Il momento in cui egli raggiunge la poesia è il momento in cui egli ne è febbrilmente conscio, in cui è fuori dalla scrittura, in cui è preso unicamente dal desiderio della poesia. Allora se non possiamo dire che fa “poesia della poesia”, possiamo ben dire che fa “mito del mito” estendendo a una figura particolare e all’intera visione di un’epoca storica, la suggestione natagli in quella zona del suo cuore che era solamente poetica.





 Qualche esempio dei commenti estetici:



IX

Lontana

   Cantare, il giorno, ti sentii: felice? 

Cantavi; la tua voce era lontana:

lontana come di stornellatrice

per la campagna frondeggiante e piana.


   Lontana si, ma io sentia nel core

che quel lontano canto era d'amore;



ma si lontana, che quel dolce canto

dentro, nel cuore, mi moriva in pianto.



Nota. Il metro è uno fra i più tipici delle Myriacae: una quartina e due distici di endecasillabi (abab,cc,dd). Le rime dei distici sono cuore-amore e canto-pianto. Certo sarebbe difficile immaginarne di più ovvie. Ma in quelle parole c'è dentro dell'aria, dello spazio, onde le sillabe si allargano in vocalità inaspettate. Nonché chiudere, aprono il verso, lo spaziano verso un'infinità di echi. Infatti questa lirica è musicalissima: la si potrebbe chiamare un piccolo rondeau. Il tema musicale è nella parola lontana. Vi si notino quelle tre vocali «o», «a», «a» di uguale valore cromatico; la vaghezza vibrante delle consonanti «nt» prima dell'accento tonico. (Non per nulla Leopardi annovera questa tra le parole poetiche). Il tema si sviluppa perfettamente: sia ripetendosi uguale (lontana, lontana, lontana, campagna, piana, lontana lontano, lontana), sia attraverso finissime modulazioni (cantare, sentii, sentia, canto, canto, pianto). Come dicevo nell'introduzione, questa poesia è un breve evaporato romanzo, col suo svolgimento principio-fine. Ma se vi è assente il canto assoluto e diretto della grande poesia, è però ben sostituito da quella sottilissima musicalità, che è il canto del Pascoli duraturo.



Il volume, uscito nel 1993, recuperato dall’archivio storico dell’Università, contiene, oltre la tesi, due saggi: Pascoli e Montale del 1947, un altro su Pascoli del 1955, e tre lettere inedite di Pasolini al Prof. Carlo Calcaterra, relatore della sua tesi di laurea.