lunedì 8 agosto 2016

Montesquieu - VIAGGIO IN ITALIA - Economica Laterza 1996 - £ 16.000

Charles Louis de Secondat, barone di la Bréde e di Montesquieu (1689-1755), filosofo, giurista, storico, politico, fu uno dei maggiori esponenti dell'illuminismo francese, tra i principali teorici del liberalismo settecentesco, autore delle Lettere persiane (1721) e della monumentale opera  Lo spirito delle leggi (1748), nella quale enuncia il principio della separazione dei poteri,  fondamento della Costituzione statunitense e francese, e di tutta la politica moderna. 

Questo volume di Laterza dal titolo Viaggio in Italia, è ricavato in realtà da quella parte dei suoi diari relativi al periodo 1728-29 che Montesquieu trascorse nel nostro paese; non certo per fare turismo, ma per completare la propria formazione intellettuale, convalidare e sviluppare le proprie idee intorno alla natura dei popoli e dei loro costumi.

La natura frammentaria  dell'opera, propria della forma diaria degli scritti, è evidente dalla grande varietà di argomenti trattati, che non avrebbero ragion d'essere se l'opera fosse stata concepita come esclusivo resoconto di un Viaggio in Italia. 


 Quando si entra nello Stato del Papa, si trova un paese migliore, ma più miserabile. Non è così gravato d'imposte come quello di Firenze; anzi, lo è troppo poco; ma siccome non c'è né commercio, né industria, stenta a pagare i suoi tributi quanto gli stessi Fiorentini; in realtà non hanno alcuna manifattura. Ora, il sistema dell'Europa è tale che la spesa per il vestiario supera quella del vitto, e che un paese che fa venire da fuori il vestiario di cui ha bisogno, e non può pagarlo con i frutti della terra, è rovinato, perché occorre coltivare un campo che potrebbe nutrire tre uomini per vestirne uno solo; e questo deve necessariamente spopolare il paese.

Più avanti un vistoso errore, sfuggito anche ai curatori dell'edizione, perché non viene rilevato nella  nota in calce, dove però si informa che, nel manoscritto, Appia è scritta in italiano, (come se si potesse scrivere in un'altra lingua!):

Da Viterbo a Roma ci sono 40 miglia.
S'incontrano dei tratti della via Appia, ancora integri. (....)
Quando il Papa attuale andò a Viterbo, furono aggiustati parecchi tratti di questa strada Appia, e molto male l'hanno aggiustata a modo nostro e senza metterci margo (bordo), perciò in cinque o sei anni sarà distrutta ed è già parecchio rovinata.  

Tutti sappiamo che la via Appia, detta regina viarum,  traccia un percorso verso sud fino a Brindisi, mentre è l'antica via consolare Cassia a collegare Viterbo con Roma . Transeat!

Un grosso problema per i viaggiatori stranieri dell'epoca erano le confuse e allarmate  notizie circa il pericolo incombente della malaria, presente in molte parti d'Italia e specificamente nella campagna romana. Così ne parla Montesquieu arrivato a Roma:

Ho sentito dire dal Cardinale (si riferisce a Melchior de Polignac 1661-1711, uomo politico e cardinale, fu ambasciatore a Roma) che le cause della malaria di Roma sono complesse, e che fanno effetto solo quando si è dormito (le parti maligne si insinuano più facilmente quando le fibre sono meno tese), e di più, ordinariamente, quando si è fatto uno stravizio di qualsiasi genere; che la malaria si prende nella campagna romana, e non nella città, che è in basso, né sui monti che la circondano.
Queste cause sono: 1. che le acque non scorrono più tanto bene; 2. che ci sono dei fossati sulle rive del mare, che d'estate si asciugano producendo insetti ed esalazioni cattive; 3. che ci sono molte miniere di allume e d'altri minerali, che emanano esalazioni.
Ha dimenticato un'altra ragione, che mi riguarda più da vicino; le acque invernali, che ristagnano sotto terra, perché il suolo qui, dove ci furono tanti edifici un tempo, è tutto pieno di cavità.

In un'altra parte delle memorie, scrive:

La malaria, che regna durante l'estate a Roma, intorno a Roma e nel reame di Napoli, comincia con una febbre impercettibile, che in seguito scoppia. Dopo, si muore quasi in ogni caso. (....) come se si dorme in un luogo diverso in cui si dorme abitualmente; foss'anche da un quartiere della città ad un altro, e perfino da una stanza all'altra della stessa casa. Ho sentito dire dal Duca di Monragone che un uomo ne era guarito con l'emetico (farmaco capace di provocare il vomito). I medici vi danno solo rimedi inutili e inefficaci. Il Conte di Gallas, nominato viceré di Napoli, e impaziente di regnare, partì in estate e morì, come una parte del suo seguito.

Le informazioni scentifiche in quegli anni viaggiavano assai lentamente, e il buon Montesquieu non poteva essere a conoscenza che fin dal 1717 il medico e archiatra pontificio Giovanni Maria Lancisi (1654-1720), aveva, con il De noxiis paludum effluviis eorumque remediis, intuito che la causa della malaria erano le zanzare, che ne erano il veicolo di diffusione; insetti che provenivano principalmente dai canali di scolo e dai territori alluvionati.

Per avere un'idea di cosa era Roma solo qualche anno dopo la visita di Montesquieu, può essere interessante utilizzare questa pianta topografica interattiva di Giovanni Battista Nolli (1692-1756) eseguita nel 1748.
http://www.romaierioggi.it/la-nuova-topografia-di-roma-nolli-1748/

Un aspetto di grande interesse in quest'opera di Montesquieu, oltre le sue considerazioni intorno  alla pittura, scultura e architettura, molto particolareggiate e tecniche, sono le descrizioni  degli intrighi politici nelle corti europee, e in particolare quelli legati all'elezione del Papa nel conclave del 1724, raccontate con dovizia di particolari per le confidenze avute dal cardinale francese de Polignac, fino al virgolettato dei dialoghi, dove apprendiamo con sorpresa che i sovrani di Francia, Spagna, Napoli e l'Imperatore (cioé i tedeschi) avevano diritto di voto nel conclave, quello stesso conclave che, dopo aver bruciato per manovre politiche tutti gli altri candidati favoriti, portarono all'elezione, contro la sua volontà, del semplice e ingenuo cardinale Orsini col nome di Benedetto XIII.

Infine, poiché i voti per Orsini aumentavano ogni giorno di più, i cardinali italiani dissero:  «Se la manovra per Orsini fosse seria, riusciremmo ad eleggerlo.» - «Perché no? - disse Albani, - E' un santo.» Fu fatto papa. Voleva scappare e calarsi dalla finestra. «Signor cardinale - diceva al cardinale di Polignac - sono incapace. Non so che qualche fraterie. Jo governerò male. Non cognosco li affari della Christianità. Mi condurrò male.»

 Di grande attrattiva, e non potrebbe essere altrimenti, le descrizioni di quei luoghi visitati dal grande viaggiatore, soprattutto quelli che il lettore per consuetudine conosce e ama:

Il 1° giugno 1729 sono stato a Monte Porzio, villaggio che appartiene al principe Borghese. Là era la casa di Porcio Catone, che discendeva da una famiglia originaria di Tuscolo. Quando Annibale venne ad accamparsi in quei paraggi, Catone fece pubblicare che se qualcuno avesse voluto vendere le terre su cui era accampato Annibale, egli le avrebbe comprate al prezzo dell'anno prima. Nel villaggio c'è una chiesa molto bella, d'un'ottima architettura. Il quadro dell'altare maggiore è bellissimo. 
Di là si vede tutta la campagna romana, ad ovest ed a settentrione, fino alla catena di montagne dove abitano i Sabini; si vede Tivoli o Tibur, Palestrina o Preneste; verso il declivo dei colli, a settentrione, si vede il Monte Soratte, ed altri villaggi. Il vino è ottimo.

Tutto il paese che ho descritto, fra Tivoli, Frascati e Palestrina è migliore è più ricco di quello che ho visto da Firenze a Roma, e da Roma a Napoli, senza paragone. I villagi sono più frequenti, popolati, ben costruiti; belle strade, chiese ben fatte; e soprattutto una gran quantità di bambini. Una contrada assai fortunata, specie fra Monte Porzio e Genzano, una zona di 11 miglia circa, veramente molto bella: Monte Porzio, Frascati, Marino, Castel Gandolfo, Albano, Ariccia e Genzano.

Senza volerlo il grande illuminista anticipa di poco meno di duecento anni i motivi che hanno reso famosa la canzone romanesca , 'Na gita a li Castelli (1926).