mercoledì 28 giugno 2017

Roberto Bolaño - LOS DETECTIVER SELVAJES - Editorial Anagramma - IV edicion mexicana 2013


Se non fosse riduttivo accostare opere letterarie tanto importanti quanto così distanti tra  loro, si potrebbe postulare come Los detectives selvajes, per la struttura circolare, articolata in tre tempi, per il contenuto, i  personaggi ricorrenti e lo sfuggente protagonista, alter-ego dell'autore, possa in qualche modo ricordare la recherche proustiana, oppure quel progetto mai realizzato, che avrebbe dovuto riunire tutti i romanzi di Kerouac in un'unica complessiva opera.

Questo romanzo di  Bolaño è strutturato in tre parti:
  1. Mexicanos perdidos en Mexico (1975)
  2. Los detectives selvaje (1976-1996)
  3. Los desiertos de Somora (1976)
Per la prima parte l'autore ha scelto come forma narrativa quella del diario, che ci consente di seguire in presa diretta Juan Garcia Madero, giovane studente di diritto, ma in cuor suo poeta, per le strade del Distrito Federal, su e giù per la Calle Bucareli,  lo seguiamo nelle cafeterías dove si incontrano i poeti dell'avanguardia real visceralista in scontro aperto con l'establishment culturale messicano ben rappresentato da Octavio Paz, ma soprattutto assistiamo alla sua movimentata educazione sentimentale. 

La seconda parte è costituita da testimonianze rese da personaggi che, nell'arco di vent'anni, hanno incontrato Arturo Belano e/o Ulisse Lima in qualche parte del mondo.
In queste testimonianze senza interlocutore, colte all'impronta e a totale beneficio del lettore, si concentra forse la parte più interessante del romanzo per la ricchezza e straordinarietà dei personaggi, alcuni già presenti nella storia, altri sconosciuti, ma una in particolare, Auxilio Lacouture, la madre di tutti i poeti messicani,  protagonista di un altro noto romanzo di Bolaño, Amuleto, che assurge  a simbolo della resistenza dell'università UNAM contro la violenza di esercito e polizia nel 1968.

Auxilio Lacouture, Facultad de Filosofia y Letras, UNAM. México DF, diciembre de 1976.
Yo soy la madre de la poesia mexicana. Yo conozco a todos los poetas y todos los poetas me conocen a mì. Yo conocì a Arturo Belano cuando él tenìa dieciséis años y era un niño timido y non sabìa beber. Yo soy uraguaya, de Montevideo, però un dìa llegué a México sin saber muy bien por qué, ni a qué, ni còmo, ni cuàndo. Yo llegué a México Distrito Federal en el año 1967 o tal vez en el  año 1965 o 1962. Yo ya no me acuerdo ni de la fechas ni de los pelegrinajes, lo unico que sé es que llegué a México y ya no me volvì a marchar.
Altro grande protagonista con le sue argure facezie è lo scrivano Amadeo Salvatierra, poeta e testimone del periodo dell'avanguardia realvisceralista, amico di Cesarea Tinajero.  

Y  entonces uno de ellos abrió la botella (de tequila) y escanció el néctar de lo dioses en los respectivos vasos, los mismos en donde antes habìamos bebido mezcal, lo que según algunos es señal de dejaciôn y según otros una exsquisitez de los mil demonios pues al estar el cristal, digamos, lacado  con el mezcal, el tequila se encuentra más a gusto, como si a una mujer desnuda la vistiéramos con un abrigo de piel.

La terza parte riprende il diario di Garcia Madero, in fuga nel sud del Messico con Belano e Lima per proteggere la giovane prostituta Lupe dal suo violento protettore, e sulle tracce della poetessa degli anni venti Cesarea Tinajero.

Di quest'opera è stato scritto (El Pays) che si tratta di un romanzo che Borges avrebbe accettato di scrivere, è un giudizio condivisibile, considerato con quanto piacere il poeta argentino creasse  scittori e opere  di finzione, alle quali era difficile non affezionarsi per lo spessore umano che li caratterizzava. Lo stesso avviene per Cesarea Tinajero, poeta di finzione, ma non per questo meno viva e concreta.

 https://garciamadero.blogspot.it/2017/05/por-que-buscar-cesarea-tinajero-en-los.html

Divertenti i dialoghi, che spesso svelano con molta ironia i non sempre armoniosi rapporti tra uomo e donna, anche tra intellettuali:

- Hay muchas poetisas?
- Decirles poetisas queda un poco gacho - dijo Pancho.
- Se les dice poetas - dijo Barrios.
- Pero hay muchas?
- Como nunca antes en la historia de Mexico - dijo Pancho - Levantas una piedra y encuentras a una chava escriviendo de sus cositas.


Provocatorio al limite dell'insolenza la classificazione dei poeti fatta da un  membro del gruppo realvisceralista,  Ernesto San Epifanio: 

Dentro del inmenso océano dela poesia distinguía varias corrientes: maricones, maricas, mariquitas, locas, bujarrones, mariposas, ninfo y filenos. Las dos corrientes mayores, sin embargo, eran la de los maricones y los de los maricas: Walt Whitman, por ejemplo, era un poeta maricón. Pablo Neruda, un poeta marica. William Blake era maricón, sin asomo de duda, y Octavio Paz marica. Borges era fileno, es decir de improviso podia ser maricón y de improviso simplemente asexual. Rubén Dario era una loca, de echo la reina y el paradigma de las locas.
Dopo una lunga diasamina delle caratteristiche dei maggiori poeti latino americani, uno sguardo non superficiale ai maggiori poeti italiani:


En Españ en Francia y en Italia los poetas maricas han sido legión, decia, el contrario de que podria pensar un lectos no excesivamente atento, Los que sucedia era que un poeta maricón como Leopardi, por ejempio, recontruye de alguna manera a los maricas como Ungaretti, Montale y Quasimodo, el trio de la muerte. De igual modo Pasolini repinta a la mariqueria italiana actual, vease el caso de el pobre Sanguinetti (con Pavese non me meto, era una loca triste, ejemplar unico de su especie, o con Dino Campana, que come en mesa aparte, las mesas de las locas terminales).

Che dire, un libro geniale, avvincente, di quelli che i personaggi un po' ti rimangono dentro, e lasciano un vuoto quando  arrivi alla conclusione e chiudi il volume.  Per questo ho di nuovo iniziato a leggerlo, questa volta con più scioltezza e con meno ricorso al dizionario. 

Grazie ancora, Elisabet, perquesto bellissimo regalo.


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