domenica 5 settembre 2010

F M R ovvero il capolavoro di FRANCO MARIA RICCI

Sono qui riprodotte le copertine della rivista Di Franco Maria Ricci FMR, il cui primo numero vide la luce nel marzo del 1982 e che all'epoca,venduta per abbonamento, costava l'equivalente di € 15,50.




Era una rivista che riusciva a coniugare all'eleganza estrema della forma, un contenuto rigoroso frutto di collaborazioni prestigiose.
Il primo numero contiene un servizio su Gli Astucci Sacri, reliquiari antropomorfi medievali e un esauriente servizio su l'opera di Luigi Serafini Codex Seraphinianus, con una godibilissima presentazione di Italo Calvino che tenta di decifrare il codice.

Nell'universo che Luigi Serafini abita e descrive, io credo che la parola scritta abbia preceduto le immagini: questa grafia corsiva minuziosa e agile e (dobbiamo ammetterlo) chiarissima, che sempre ci sentiamo a un pelo dal poter leggere e che pure ci sfugge in ogni sua parola e ogni sua lettera.
L'angoscia che quest'Altro Universo ci trasmette non viene tanto dalla sua diversità dal nostro, quanto dalla sua somiglianza: così la scrittura, che potrebbe essersi verosimilmente elaborata in un'area linguistica a noi straniera ma non impraticabile. Riflettendo, ci viene da pensare che la peculiarità della lingua di Serafini non dev'essere soltanto alfabetica ma sintattica: le cose dell'universo che questo linguaggio evoca, quali le vediamo illustrate nelle tavole della sua enciclopedia, sono quasi riconoscibili, ma è la connessione tra loro ad apparirci sconvolta, con accostamenti e relazioni inaspettati. Il punto decisivo è questo: la scrittura serafiniana, se ha il potere di evocare un mondo in cui la sintassi delle cose è stravolta, deve contenere, nascosto sotto il mistero della sua superficie indecifrabile, un mistero più profondo che riguarda la logica interna del linguaggio e del pensiero. Le immagini dell'esistente contorcono e accavallano i loro nessi, lo scompiglio degli attributi visuali genera mostri, luniverso di Serafini è teratologico. Ma anche nella teratologia c'è una logica, i cui lineamenti di momento in momento ci sembra di veder affiorare e svanire, come i significati di queste parole diligentemente vergate in punta di penna. Come l'Ovidio delle Metamorfosi, Serafini crede nella contiguità e permeabilità d'ogni territorio dell'esistere.




Il trapasso da una forma all'altra è seguito fase per fase nella coppia umana in amplesso che gradualmente si trasforma in caimano. E' questa una delle più felici invenzioni visuali di Serafini.

Una rivista davvero insolita, preziosamente intelligente, arguta e un po' esclusiva: roba d'altri tempi!