mercoledì 16 febbraio 2011

S K E M A - MENSILE FOTOGRAFICO D'ATTUALITA' / NOVEMBRE 1969 / ANNO I / NUMERO 1 / LIRE 350

Questa rivista uscita nel 1969 documenta bene il clima di quegli anni. L'Editoriale spiega come l'intendimento della rivista sia raccontare la realtà con le immagini, lasciando le parole in sottofondo, perchè si dicono consapevoli che le immagini siano un medium che soffre meno di alterazioni

Scrivono: "Il lettore (o dovremmo dire lo spettatore?) vedrà svolgersi attraverso i numeri mensili di SKEMA gli avvenimenti maggiori dell'Italia e del mondo scelti con un criterio di predominanza: daremo con le immagini il racconto dei fatti che più profondamente di altri hanno scavato un solco, o una ferita, sulla crosta dei comuni convincimenti".


L'unico articolo della rivista è un'intervista a Giovanni Spadolini, direttore del Corriere della sera ma anche storico e studioso della vita politica e sociale, sulla contestazione in Europa e nel mondo.

Olimpiadi di Città del Messico 1968. Il 22 luglio i "granaderos" intervengono brutalmente in due licei. Gli studenti dell'Università di Città del Messico decidono una protesta che viene violentemente repressa, la rivolta si estende in tutto il Messico con la nascita di comitati che occupano le Università con l'obiettivo di inviare al governo richieste di dimissioni del capo della polizia, risarcimento alle vittime della repressione, scioglimento dei "granaderos". Sono a rischio di annullamento le Olimpiadi. La notte tra il 2 e 3 ottobre gli studenti si ritrovano in piazza delle Tre Culture, si verificano nuovi incidenti e la polizia apre il fuoco di nuovo sui manifestanti, uccidendo un così alto numero di persone ancora oggi non definito. E' la strage di Tlatelolco. Il 12 ottobre, dopo molte manifestazioni di protesta vengono inaugurate le Olimpiadi di Città del Messico.

Tommy Smith e John Carlos, salgono sul podio a piedi nudi per il ritiro delle medaglie di primo e terzo posto nella gara di velocità, e davanti a tutto il mondo, alzano il pugno con il guanto nero e abbassano la testa, nel gesto evocativo delle Black Panthers. Le loro medaglie saranno revocate.



Mao Zedong a 73 anni, con un gesto fortemente simbolico, attraversa a nuoto un tratto del fiume Yangzi prima di tornare a Pechino e riprendere in mano la situazione politica: è l'inizio della Rivoluzione Culturale.

" Il Rettore sembra impegnato a lavarsene le mani sorridendo. Se le scritte nei muri delle università sono quasi le stesse di ogni festa delle matricole, guardando i due giovanni che vanno sottobraccio, lui armato di catena, lei di tondino di ferro, e forse nelle pause della protesta si scopriranno maschio e femmina: ecco, a voler essere ottimisti, quello che potrebbe sembrare il principio e la fine del nuovo romanticismo. La contestazione studentesca italiana, sebbene incerta nelle finalizzazioni, ha scosso la lunga apatia del Paese."
Immagini della contestazione studentesca.
" In principio fu la sociologia: nell'aprile del 1968 , a Nanterre, il documento firmato da Cohn-Bendit per una università critica segno l'inizio della contestazione violenta in Francia."
" Da Nanterre il movimento rimbalzo alla Sorbona: due mesi dopo un milione di gollisti celebrò sotto l'Arco di Trionfo la fine della contestazione."
"Nel frattempo lo schema preparatorio per una discussione aveva paralizzato la Francia dietro le barricate, gli assalti, le violenze. In realtà la "rivoluzione di maggio" seguiva schemi tutt'altro che ideologici."
" Notare l'aspetto "alieno" dei poliziotti con gli occhiali anti gas, e come è duro il senso della repressione."


Seguono le immagini delle manifestazioni in Europa e in tutto il mondo, poi una pagina dove sono raccolti gli slogan che hanno caratterizzato tutta un'epoca:
E' vietato vietare, La libertà del prossimo estende la mia all'infinito, Più faccio la rivoluzione, più ho voglia di fare l'amore, Attenzione, gli imbecilli ci guardano, L'insolenza è la nuova arma rivoluzionaria, L'immaginazione prende il potere.
Chiudono la rivista quattro pagine, dove sono riassunti cinque anni di contestazione, suddivisi per data e paese.

In conclusione, una rivista ben fatta, in un momento storico nel quale la comunicazione era abbastanza ingessata: esisteva la sola Rai, le radio libere sarebbero arrivate solo nella seconda metà degli anni '70 e internet un sogno che neanche la fantascienza aveva previsto.

mercoledì 9 febbraio 2011

Luigi Pirandello I VECCHI E I GIOVANI - Oscar Mondadori 1978 - £ 3.000




Mi piace leggere quei libri che sono propedeutici ad altre letture, con argomenti che si inseguono da un libro all'altro, con percorsi anche non lineari. Da un libro di Camilleri La concessione del telefono, sono passato obbligatoriamente a I vecchi e i giovani di Pirandello, spintovi dall'interesse per lo stesso periodo storico raccontato e da una citazione sulle condizioni durissima della Sicilia post-unitaria che Camilleri mette in apertura del suo romanzo, tratto appunto da I vecchi e i giovani. Eccolo:


E quel rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede, con cui s'era accesa alla rivolta! Povera isola trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari che bisognava incivilire! Ed eran calati i continentali a incivilirli: calate le soldatesche nuove, quella colonna infame comandata da un rinnegato, l'ungherese colonnello Eberhardt, venuto per la prima volta in Sicilia con Garibaldi e poi tra i fucilatori di Lui ad Aspromonte, e quell'altro tenentino savojardo Dupuy, l'incendiatore, calati tutti gli scarti della burocrazia; e liti e duelli e scene selvagge, e la prefettura di Medici, e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi:  tutto il primo governo della Destra Nazionale! E poi era venuta la Sinistra al potere, e aveva cominciato anch'essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico; prefetti, delegati, magistrati messi al servizio dei deputati ministeriali, e clientele spudorate e brogli elettorali; spese pazze, cortigianerie degradanti; l'oppressione dei vinti e dei lavoratori, assistita e protetta dalla legge, e assicurata l'impudità agli oppressori.

Di Pirandello avevo già letto molto teatro, alcune novelle, e dei romanzi
Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila, ma non I vecchi e giovani. Questa lettura è stata una vera scoperta e il piacere che mi ha procurato mi ha reso ancora più incredibile il giudizio che Croce ha dato dell'opera di Pirandello(1), sul piano letterario, storico e filosofico, ma dove non riesce a cogliere neanche quanto di rivoluzionario avviene nel suo teatro. Ben diversa la valutazione che ne da Gramsci (2) che osserva, tra l'altro, come nell'attività letteraria piarandelliana prevalga il valore culturale al valore estetico:

Nel quadro generale della letteratura contemporanea, l'efficacia di Pirandello è stata più grande come innovatore del clima intellettuale che come creatore di opera artistica; egli ha contribuito molto più dei futuristi a sprovincializzare l'uomo italiano, a suscitare un atteggiamento critico moderno in opposizione all'atteggiamento melodrammatico tradizionale e ottocentista.

Il romanzo, pubblicato nel 1913, racconta la Sicilia dei sanguinosi moti del fasci del 1893, sconvolta dalle lotte di classe, con i clericali da un lato, tesi ad impedire il consolidamento del nuovo regime liberale, e la classe dirigente dall'altro, che disperde nel disordine morale i sacrifici e i meriti acquisiti.

Più che casi individuali, i personaggi del romanzo interpretano i diversi aspetti della complessa situazione storica che sono chiamati a vivere, rappresentano un contrasto di concezioni e di ideali che si risolve nel contrasto tra due generazioni: quella che ha fatto l'unità e che vede perduta l'eredità del Risorgimento, e quella più giovane, nel gretto conservatorismo dei padri scorge solo la difesa di interessi reazionari. Su tutti giganteggia la figura del vecchio garibaldino Mauro Mortara, custode del culto delle memorie storiche, vittima simbolo della disfatta di ideali e progettualità della nuova società italiana e della deriva violenta assunta dall'anelito di emancipazione delle classi popolari.

Lettura doverosa nell'anno in cui festiaggiamo i 150 anni dell'unita d'Italia.



(1) Croce - La letteratura della Nuova Italia ( vol 6 pag.335) Laterza
(2) Gramsci - Letteratura e Vita Nazionale (pag.69) Editori Riuniti

sabato 5 febbraio 2011

QUASI UNA VITA di Corrado Alvaro - 1950 - Bompiani - Premio Strega 1951






Nella bella prefazione di QUASI UNA VITA - Giornale di uno scrittore di Corrado Alvaro, edizione I Premi Strega- Club degli Editori 1968, Geno Pampaloni ravvisa quattro elementi che caratterizzano questo diario di vent'anni dal 1927 al 1947: il primo elemento riguarda le cose viste, gli incontri e le note di viaggio (notevoli i ritratti di Mussolini, il Re, Soffici, Pirandello, Croce, Gentile, "mordenti al di fuori di ogni retorica") il secondo elemento, forse il più importante agli occhi dell'autore, il disegno della situazione italiana, un saggio di psicologia italiana. Corrado Alvaro "vede la dittatura sopratutto come scuola di menzogna, come un diserbante morale, un genocidio della buona fede. Il terzo elemento del diario è "il brogliaccio dello scrittore, il suo laboratorio segreto", appunti per racconti, abbozzi di situazioni e/o personaggi da sviluppare in lavori più ampi (C'è una sorta di istantanea appropriazione della realtà da parte dello scrittore: al primo tocco di pollice, la creta è già modellata, già enevitabilmente alvariana); il quarto elemento è una sorta di controllo autobiografico dello scrittore, il Diario ha dunque anche una funzione classica di preparazione all'arte.

Io ho trovato questa la ri-lettura di grande interesse, sopratutto per quanto riguarda la cronaca di anni così lontani e la descrizione di situazioni e modi di vita dimenticati. Dei numerosi viaggi in tutto il mondo, descrive incontri con personaggi che noi abbiamo conosciuto nei libri di storia, uomini politici, letterati, ma anche il clima che si respirava nella Germania durante il periodo della Repubblica di Weimar. Nel 1934, è in Russia, invitato a un pranzo letterario a Mosca, siede al fianco di Malraux, allo stesso tavolo con Ehrenburg e Pasternak.

Questo è una nota del 1935:

Davanti a un caffè in piazza Colonna, riconosco quel giovane giornalista berlinese, Friedenthal, che mi aveva accompagnato dall'assessore di Berlino nel 1928. E' quello che mi disse: "Da noi in Germania è impossibile che accada un avvenimento come in Italia, la dittatura": E' fuggito da Berlino, si è battezzato ed è diventato cattolico praticante.

Lucido e contro-corrente il suo giudizio sul fascismo, in una nota del 1933:

Non penso affatto che il fascismo sia un movimento nazionalista e patriottico. Secondo me, è un tentativo di europeizzare l'Italia. C'è il culto del mito nazionale, e non per approfondire una tradizione, giacchè di fatto tutte le epoche italiane sono messe in discussione a partire dal Risorgimento, ma per adeguarsi agli altri paesi d'Europa, e in ritardo, mentre forse l'epoca ne è passata, come col colonialismo. E' una finestra aperta sull'Europa, ma in senso provinciale. E' la manifestazione del complesso di inferiorità della classe media italiana.
E' del 1939 quest'amara annotazione su Pio XII:

L'allocuzione del Papa per i polacchi ha suscitato lo sdegno tra i fedeli polacchi. Nei giornali italiani non è apparsa. Lacerata la Polonia, il Papa si augura che gli occupanti lascino la libertà di culto ai fedeli. E basta. Abbiamo un Papa diplomatico che fa discorsi in tre o quattro lingue. Il suo latino non è quello familiare della chiesa, ma quello di Cicerone. L'incapacità di sdegno, come l'incapacità di amore è universale. Quando egli fu proclamato pontefice, era una bella mattina piena di speranza, e c'era il mondo intero oppresso in piazza San Pietro. Poche settimane dopo, a Pasqua, c'erano pochi curiosi. E' un tempo in cui gli eventi sono superiori agli uomini, e dal più piccolo al più grande tutti hanno lo stesso valore, cioè poco.
10 giugno del 1940, il giorno delle "decisioni irrevocabili":
Uscito di casa dopo la dichiarazione di guerra. La folla, come sgravata d'un peso, rideva tornando da piazza Venezia per il Corso. La strada vivace, ignara, nè preoccupata ormai nè serena. La sera coi lumi spenti. Pallore della città. Nell'ombra un brivido più forte di vita animale. La notte chiara, il cielo luminoso, la città con la sua massa di edifici nel cielo. Roma era improvvisamente ricaduta in un altro tempo.
Così l'autore di Gente d'Aspromonte conclude questo diario di vent'anni:

Il nostro è un paese in cui il poco piacere che esiste è riserbato alla giovinezza: Svaghi, gioie, piaceri della maturità non ve ne sono, e tanto meno della vecchiaia. Perciò l'italiano crede, fino alla fine della sua vita, che il piacere sia soltanto la donna. Ma anche in questo, forse manca il sapore dell'amore, il gusto del piacere. Si mangia e si prende l'indigestione.

La favola della vita m'interessa ormai più della vita.