domenica 14 settembre 2014

Patrizia Cavalli - IL CIELO -Einaudi 1981 - £ 4.000


Lo spazio storicamente assegnato dalle librerie  alla Poesia è sempre stato modesto, ma nel corso degli anni si è ridotto quasi all'insignificanza, così accade che gironzolando tra gli scaffali di una libreria, se sei fortunato, puoi trovare, in uno scaffaletto seminascosto, poche decine di volumetti della collana bianca, la fortunata Collezione di Poesia Einaudi, nata nel 1964. 

La particolarità di questa collana bianca, ma forse anche il segreto del suo successo, è la copertina, frutto della collaborazione dell'eclettico artista Bruno Munari (1907-1998) - uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo - e il design svizzero Max Huber (1919-1992): mai, come in questo caso, la scelta grafica -  fondo bianco della copertina con i versi dell'autore - fu più pertinente. 

Esaminandola attentamente, ci si accorge che la semplice elegante bellezza di questa copertina è data dalla sua proporzione aurea, inoltre, prendendo in mano il volume, si è già dentro il contenuto, ma questa scelta, si capisce, è possibile solo con la poesia: per nessun altro genere questa scelta grafica funzionerebbe. 

Se mi sono dilungato su questo argomento, che può sembrare marginale, è perché ho sempre avuto una grande passione per la grafica, tanto da spingermi - negli anni '70 - a frequentare un corso di grafica pubblicitaria, ma anche per dire che la scelta di acquistare questo volume di poesie di Patrizia Cavalli (1947) Il cielo è nata dalla lettura di quella breve ma intensa poesia stampata in copertina.

Quella nuvola bianca nella sua differenza
insegue l'azzurro sempre uguale:
lentamente si straccia nella trasparenza
ma per un po' mi consola del vuoto universale.
 E quando cammino per le strade
e vedo in ogni passo una partenza
vorrei accanto a me un bel viso naturale.
Non sono un esperto di poesia, e per dirla tutta non so neanche cosa sia la poesia, vado a orecchio, a intuito: questa mi piace, questa mi lascia indifferente, ma senza entrare nel merito del contenuto o nella forma, non ne sarei capace. Mi è piaciuta la musicalità del verso che mi ha ricordato il Montale di Ossi di seppia, poi riflettendo mi accorgo che a farmela accostare al Maestro  è  la metrica usata,  l'endecasillabo.


Che la morte mi avvenga dentro un desiderio
oltrepassando un uscio, ché altrimenti
non potrei sopportare che piano piano
mi si svanisca dagli occhi
o dalla memoria il lenzuolo celeste,
la coperta bianca, la luce bellissima
che schiariva la stanza.
(.................)
               

Fuori in realtà non c'era cambiamento,
è il mondo stagionato che mi sottrae alle strade:
dentro di me è cresciuto e mi ha corrotto gli occhi
e tutti gli altri sensi: e il mondo arriva
come una citazione.
Tutto è accaduto ormai, ma io dov'ero?
Quando è avvenuta la grande distrazione?
Dove si è slegato il filo, dove si è aperto
il crepaccio, qual è il lago
che ha perso le sue acque
e mutando il paesaggio
mi scombina la strada? 

Spesso i versi hanno la brevità e il tono ironico dell'epigramma:

Ma si, sono sincera,
non fingo i sentinmenti,
ma cosa posso farci
se in due minuti 
diventano tradimenti?

           §§§§§

Ora che sei partita
che sei sicuramente andata
lo devo riconoscere
non sono mutilata.
Farò una passeggiata
fino a via delle Grotte.

             §§§§§

Due ore fa mi sono innamorata.
tremo d'amore e seguito a tremare,
ma non so bene a chi mi devo dichiarare. 

             §§§§§

Il cielo è la seconda opera poetica di Patrizia Cavalli, che aveva esordito, sempre per Einaudi, nel 1974 con Le mie poesie non cambieranno il mondo, nel 1992 ha pubblicato Poesie 1974-1992 e nello stesso anno L'io singolare proprio mio, Sempre Aperto Teatro del 1999, Pigre divinità e pigra sorte del 2006. L'ultima raccolta è Datura  del 2013.

In occasione del Premio Citta di Recanati 2000 Patrizia Cavalli recita alcune brevi poesie dalla raccolta Sempre Aperto teatro:

https://www.youtube.com/watch?v=Sjn6krxvZIo