domenica 22 novembre 2009

ARNOLDO MONDADORI, ricordo di un grande uomo


Quando il Grande Capo, il Fondatore della Casa Editrice, il Cavaliere di Gran Croce, l'uomo che si era fatto da solo e di cui si raccontavano i leggendari esordi, veniva in visita al magazzino di lungotevere Prati, accadeva una vera rivoluzione. Si iniziava qualche giorno prima con grandi pulizie, tutti i libri negli scaffali venivano risistemati con un perfetto e innaturale ordine. Poi il grande giorno arrivava e, preceduto da qualche agitatissimo solerte impiegato che controllava un'ultima volta la scena, faceva l'ingresso il drappello di direttori che circondavano il mitico editore.
Noi semplici operai del magazzino dovevamo fingere di essere intenti nel nostro lavoro, ma nel clima agitato dalla tensione trasmessa dai responsabili, Lucio, quello che era addetto all'apertura dei colli, al passaggio dei visitatori, preso come da un innaturale dinamismo, agguanta un pacco, lo posizione sul bancone e con le forbici comincia a tagliare in più punti lo spago che lo legava. Mondadori si ferma e, sotto l'occhio severo ma compiaciuto dello stato maggiore, impartisce una lezione, indicando in quale punto va tagliato per non avere sprechi e riutilizzarlo per successivi impieghi.
Naturalmente questo tipo di taglio per economizzare, era una prassi consolidata nel magazzino e solo il clima che si era creato aveva fatto sì che l'agitato Lucio se ne dimenticasse!
Sono convinto che il buon Mondadori avrebbe dato volentieri una gratifica allo sfortunato dipendente, per il solo piacere di avergli consentito di impartire una lezione, che in qualche modo convalidava un aspetto fondante della mitologia dei suoi esordi.

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