martedì 2 febbraio 2010

ANCORA LIBRI RANDAGI ALLA COOP DI GENZANO

Questo volumetto se ne stava, spaesato, insieme a vecchi gialli
Mondadori, nello scaffale della Coop di Genzano, dove i clienti
abbandonano i loro libri randagi.      Preda troppo ghiotta per
lasciarla negli scaffali:   vederlo e decidere di prenderlo è stato
tutt'uno.

 Karen Blixen: non ho letto niente di lei, mi sono detto, questa è l'occasione per conoscerla.

Un libro, un saggio, più esattamente un pamphlet contro l'istituto del matrimonio, definito un guscio vuoto come l'idea del Natale o dell'atmosfera natalizia, perchè le parole, le musiche, i profumi conservano ancora una certa santità nel ricordo delle voci di chi vedeva nella santità una realtà, e così questa santità si confonde con il ricordo.(....) Lo stesso accade per esempio anche alla monarchia moderna, che ha conservato il nome e parte dello splendore di quella antica - anche se né Araldo Bellachioma né Luigi XIV considererebbero legittima l'istituzione attuale, anzi, senza spiegazioni non la riconoscerebbero neppure come tale.

Incredibile la quantità di ragioni che dispiega per dimostrare l'inattualità dell'istituto matrimoniale, ma anche lo sprezzo e il sarcasmo che dispensa, nelle 111 pagine del volumetto. Alate parole sono riservate all'esaltazione del libero amore. Considerato che il libro fu scritto nel 1924, ma pubblicato  postumo solo nel 1977, quando fu fortunosamente trovato tra le carte del fratello Thomas, cui era dedicato, sorprende la grande modernità e la carica libertaria di questa donna che visse coerentemente con le proprie idee.

Karen Blixen è anche famosa per non aver vinto il premio Nobel per la letteratura. Nel 1954, Hemingway ritirando il premio fece notare, molto elegantemente ed anche un po' dispiaciuto, che tale riconoscimento sarebbe spettato anche alla Blixen. Era la candidata più quotata nel 1959, ma anche allora non ce la fece: la sua appartenenza alla regione scandinava fece temere i giurati di essere giudicati parziali favorendola, così scelsero Salvatore Quasimodo.