martedì 15 giugno 2010

LE LETTERE DA CAPRI di Mario Soldati

Che le ri-letture, rispetto alle prime letture, siano più interessanti, più profonde, credo di averlo scritto più volte, aggiungo che anche le sorprese spesso non mancano, sopratutto quando vengono a correggere un ricordo  diverso di quel libro.

E' il caso di questo bel romanzo di Mario Soldati, che gli valse nel 1954 il Premio Strega. Lo ricordavo diverso, un banale fatto di corna, la scoperta, attraverso il ritrovamento di alcune lettere, del tradimento di una moglie. Forse ero troppo giovane alla prima lettura e proiettavo sul romanzo la mia banalità esistenziale.

Innanzi tutto la forma. L'autore, che scrive in prima persona,  è se stesso:  un affermato regista cinematografico. Ma la storia non riguarda lui, bensì un amico americano, che gli sottopone una storia, la sua storia, come soggetto cinematografico.

I due piani narrativi si alternano e i personaggi  disvelano se stessi attraverso lo sbalordimento e l'attrazione di fronte alla mentalità mediterranea, verso un modo di vivere del tutto naturale, quasi pagano.

Non racconterò, ovviamente la storia, che lascio alla gioiosa scoperta di chi vorrà incontrare questo romanzo,
che, dopo l'inflazione neorealista degli anni del dopo-guerrra, rappresentò l'inizio di un ritorno al romanzo d'invenzione, di struttura ben congegnata e incalzante.