domenica 20 giugno 2010

L'OSPITE di Lalla Romano

Confesso che devo la scoperta di questo dimenticato romanzo di Lalla Romano al fatto che, per ragioni di spazio, la cospicua biblioteca di mio fratello Mario è stata ridimensionata e quanto  non ritenuto fondamentale, chiuso in scatoli e affidatimi per una conservazione, la cui durata non è stata precisata.

Ogni tanto cerco di dare un ordine a questa mole di libri, catalogarli; spesso apro a caso le scatole alla ricerca di qualche stimolante o insolita lettura.

Così è capitata questa Lalla Romano del 1973, in un romanzo  forse minore rispetto alla sua più nota e importante produzione, ma che a quella si ricollega per il linguaggio, semplice, lineare, asciutto, pervaso da una ironia affettuosa, scevra da ogni sentimentalismo.

Un romanzo con una trama quasi inesistente, senza colpi di scena, che si regge sulla capacità della parola di rendere vivo il racconto del quotidiano, con rimandi, allusioni, riferimenti  alla cultura classica della sua autrice, insegnante di storia dell'arte, ma anche alla capacità propria del poeta di  togliere anzichè aggiungere, per arrivare all'essenziale.

 

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