domenica 1 maggio 2011

LO SPETTATORE ADDORMENTATO di Ennio Flaiano - Rizzoli - 1983 - £ 16.000



Malgrado lo abbia frequentato poco, ho sempre molto amato il teatro. Ho sopperito a questa forzosa rinunzia, leggendo molti testi: sia i più economici, pubblicati nella storica Bur (Biblioteca Universale Rizzoli), sia quelli più eleganti della BMM (Biblioterca Moderna Mondadori) fortunatamente supplivano egregiamente alla bisogna; per il teatro contemporaneo in casa entravano regolarmente riviste come Il Dramma e Sipario che ne davano un panorama completo e aggiornato.

E poi i libri che parlano di teatro.

Questa cronaca di fatti teatrali di Flaiano, abbraccia due momenti particolari della vita italiana: dal 1939 al 1942, in piena la guerra, e dal 1963 al 1967, in pieno boom economico.

Tra le curiosità, che da sole giustificano la godibile lettura di questo volume, una nota del 13 aprile 1940, la recensione di una piéce, Gli innamorati, di quel Guglielmo Giannini che soli quattro anni dopo avrebbe creato il movimento politico l'Uomo qualunque.

La stroncatura di Flaiano non potrebbe essere più netta:


Quelle persone che si dilettano di stampare carta moneta non sono, come si crede comunemente, i falsari più pericolosi: tutt'al più costoro sono pericolosi verso se stessi. L'esperienza ci insegna ogni giorno un poco che di gran lunga più temibili sono quei manipolatori delle cose dell'arte che si possono chiamare falsari del gusto e che l'epoca sembra produrre e favorire.
Per costoro poco esiste che sia abbastanza ben fatto: tutto è invece da correggere, da aggiornare e infine da ripristinare: Così ci sono quelli che vorrebbero affumicare il Vittoriano per dargli una parina storica e coloro che invece rimetterebbero a nuovo oggi stesso il Colosseo per ragioni altrettanto storiche di prestigio. I loro punti di vista sono discordi ma il panorama che vorrebbero ammirare è lo stesso.
Alla seconda specia, a coloro che odiano la romantica confusione e gli oltraggi del tempo e vorrebbero tutto nuovo di zecca, ai c
lassici per intenderci, appartiene il commediografo Guglielmo Giannini. Il suo sbracato e paroloso tentativo di tradurre in italiano "moderno" una commedia di Goldoni basterebbe a dimostrarlo se già una sua precedente riduzione scenica di un raccondo di Oscar Wilde non ce ne avesse pienamente convinti.

Segue un'analisi dell'opera originale, con un preciso riferimento alle Memorie di Goldoni dove si evince che i caratteri dei personaggi della commedia da cui è tratta la pièce, sono contingenti al periodo indicato e non trasportabili nello spazio e nel tempo.



I buoni uffici di Giannini ti arrivano addosso all'improvviso come il contenuto di un pitale e nemmeno trovi la forza, nel disgusto, di indignarti e protestare.


E conclude:


Una simile miseria di linguaggio, il piacere del rifacitore nel tuffarcisi dentro e rivoltarcisi come in un letto sfatto, dovrebbero allarmare seriamente. Pensavamo l'altra sera se non sarebbe stato il caso che l'accademico Bertoni (1) dichiarasse lo stato d'assedio al Valle e desse una buona lezione a tutti i colpevoli.

(1)Presidente dell'Accademia d'Italia, glottologo e filologo insigne)
Del periodo successivo, esattamente del 1964, mi ha colpito un articolo che tratta del settimo Festival dei Due Mondi, perché ha riacceso ricordi precisi: la bagarre durante lo spettacolo Bella Ciao, all'esecuzione della canzone anarchica Gorizia da parte di Michele L.Straniero,
"O Gorizia tu sei maledetta/per ogni cuore che sente coscienza/dolorosa ci fu la partenza/ e il ritorno per molti non fu. (ecc)
 ma alla Strofa:



Traditori signori Ufficiali
/voi la guerra l'avete voluta/scannatori di carne venduta

questa guerra ci insegni a punir."


si scatena un putiferio, volano sedie, da una parte si intona Bandiera Rossa dall'altra si risponde con Faccetta Nera, insulti spintoni, insomma si menano.

Così Flaiano:


Ecco, sono bastati quattro versi di una canzone antimilitarista del 1916 a buttare un festival nell'arena politica, con tutti gli inevitabili interventi e, lo sapremo due giorni dopo, con le forse altrattanti inevitabili denunce all'autorità e le interrogazioni parlamentari. Quattro versi di una canzone che dovrebbe essere presa come un documento storico, collocata nel clima che l'ha suggerita, nella delusione di una guerra che doveva durare due mesi e che si andava invece logorando nelle trincee, con centinaia di migliaia di morti: l'inutile strage. (........) Per la seconda rappresentazione un giornale annuncia ottocento agenti di polizia attorno al Teatrino Caio Melisso, cioè quattro per ogni spettatore.

E poi altre chicche: una difesa e una stroncatura per Carmelo Bene, e una garbata stroncatura per Alberto Arbasino, nella doppia veste di traduttore e regista di un'opera di John Osborne Prova inammissibile.

La lettura di questo piacevole libro mi ha ricordato che negli anni '60 Jean-Paul Sartre era un autore molto presente nei teatri italiani, oggi completamente scomparso dai cartelloni, così mi ha preso il desiderio di rileggere una ironica piéce sul giornalismo: Nekrassov. Ma di questo ne perlerò in un prossimo post.

 http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.it/2014/02/ennio-flaiano-lo-spettatore.html

(Riletto e rifatto post il 16.02.2014)