martedì 18 ottobre 2011

Edmond Rostand - CIRANO DI BERGERAC Casa Editrice Bietti Milano - 1949


Il mio incontro con il "Cyrano de Bergerac" è avvenuto nella lontana adolescenza, nella classica versione di Mario Giobbe, i cui versi martelliani, ancora si aggirano nella memoria a rammentarmene la bellezza.


Rossana
Io vi parlo di fatti, da vera altezza!
Cirano
Certo, e mi uccidereste, se da codesta altura sul mio cor vi sfuggisse una parola dura!

Mario Giobbe, napoletano, a cui dobbiamo questa musicale traduzione del 1898, è stato giornalista, poeta, traduttore di classici, drammaturgo, notevole il suo Mefistofele da Goethe, in cinque atti ancora in versi martelliani, con prefazione di B.Croce.


Mario Giobbe soffriva di depressione, il suo rapporto con la realtà divenne sempre più incerta tanto da fargli prospettare la morte come unica soluzione alla sua sofferenza. Si tolse infatti la vita il 12 ottobre 1906.

Ma torniamo a Cyrano, eroe romantico e moderno insieme, nemico giurato della mediocrità e della convenienza, pronto a battersi contro cento avversari per difendere la sua libertà di giudizio ... e il suo pennacchio.

Il cinema si è spesso occupato di questo eroe. Io sono rimasto fedele alla versione di Michael Gordon del 1950, con uno strepitoso Josè Ferrer che per questa interpretazione vinse un Oscar. Altri che si sono cimentati con questa figura sono Gino Cervi, in teatro e in cinema, Modugno con una brillante commedia musicale, e poi in una canzone di Guccini e in una di Vecchioni, torna l'eroe a dimostrazione della sua attualità.

Certo, il testo teatrale in versi non è, non può essere, poesia tout court, condizionato com'è dalla sua stessa struttura narrativa, ma assicuro che la lettura, che ancora mi commuove e che consiglio vivamente, procura un grandissimo piacere.