mercoledì 19 ottobre 2011

Oreste Del Buono - UN INTERO MINUTO - Feltrinelli 1959 - £ 300


Oreste Del Buono (1923-2003) è stato un intellettuale poliedrico, che si è occupato di molti generi della comunicazione: giornalismo, fumetti, narrativa, pubblicità, direzione di collane editoriali, critica letteraria, autore radiofonico e televisivo, traduttore, sopratutto dal francese; come editor di numerose case editrici, ha fatto conoscere autori italiani e stranieri.

Queste molteplici attività non possono far dimenticare che Oreste Del Buono, nel panorama letterario del novecento, è stato un riferimento importante, facendo parte, anche se marginalmente, del Gruppo 63, che si poneva l'obiettivo di sperimentare nuove forme espressive, che facessero uscire la narrativa italiana dai logori schemi neorealistici.

In questo romanzo del 1959, Oreste Del Buono sceglie di far raccontare la storia della relazione tra Dino e Grazia allo stesso protagonista che, in un continuo serrato e acceso dialogo con se stesso, alterna il tempo presente che sta vivendo, con avvenimenti accaduti nel passato.

Interessanti le considerazioni che se ne ricavano sul mestiere di scrivere:

(...) La narrazione è tutta convenzioni: i personaggi, a esempio, già, i personaggi: si sa perfettamente, sappiamo tutti che l'unico personaggio che conti è l'autore (...)
In alcuni momenti la narrazione ricorda - punteggiatura a parte - il soliloquio di Molly Bloom nell'Ulisse di Joyce, questo è un esempio di un "lunghissimo" periodo:

Un uomo può vivere senza abbandono, mi dissi, certo, dovremmo intenderci sul significato di questa parola: vivere, ma lo sai benissimo, lo sai da sempre che un uomo può vivere anche senza abbandono, da sempre?, beh, da quando ho cominciato a guardare e ad ascoltare, a capire, a capire cosa? non si capisce nulla, io, almeno, non capisco nulla, e gli altri?, sono faccende loro, ma perché dovrebbero capire qualcosa?, tranne che tutto è incomprensibile, beh, questo lo capisco anch'io, io che non sono capace di abbandono, io che mi guardo, io che mi ascolto e non mi capisco, e, in definitiva, non sono neppure capace di prendermela, per questo: m'era restata quest'illusione, la più pericolosa: quello di poter essere, nonostante tutto, felice un giorno o l'altro, senza diritti e senza meriti: sotto la cenere, tanta cenere, covava la scintilla, così possono passare anni e anni, ma, se è restata sotto una scintilla, questa continua a palpitare, è pronta a divampare, attende solo il suo attimo, e l'ho lasciata finalmente divampare, l'ho fatta divampare: fatta, capito?, so perfettamente che questa storia non si regge troppo in piedi, che non può reggersi troppo in piedi: il mio personaggio inventato, il marito e padre infedele, il suo personaggio inventato, la ragazza scervellata e impulsiva, la nostra storia inventata, (.....)

L'impressione amara che se ne ricava, è una visione della vita pessimistica, dove nenche l'amore riscatta dalla solitudine a cui l'uomo è condannato, perché l'amore che fingiamo di provare per gli altri, serve solo a rafforzare l'amore per noi stessi.