sabato 9 giugno 2012

Artur London - LA CONFESSIONE - Nell'ingranaggio del processo di Praga - Garzanti 1969 - £ 3.000



Ai miei compagni di sventura, giustiziati innocenti, o morti in prigione,
A tutte le vittime innocenti dei processi,
A tutti i compagni di battaglie, conosciuti e sconosciuti, che hanno sacrificato la vita per l'avvento di un mondo migliore,
A tutti quelli che continuano la lotta per restituire al socialismo il suo volto umano.
Artur London nasce nel 1915 a Ostrava (Cecoslovacchia), a 14 anni entra nella gioventù comunista, a 16 subisce il primo arresto e altri negli anni successivi; finché nel 1934 si rifugia a Mosca dove lavora nell'organizzazione giovanile del Comintern. Nel 1936, arruolatosi nelle Brigate internazionali, parte per la Spagna e qui combatte fino alla caduta della Catalogna. Riparato in Francia, milita nel PC francese e, nell'agosto del 1940, entra nella resistenza. Nel 1942, a Parigi, viene arrestato dai nazisti e deportato a Mauthausen dove, celando la sua origine ebrea, riesce a sopravvivere, ma contrae una grave tubercolosi. Nel 1949 insistentemente richiesto in patria dal PC cecoslovacco, raggiunge Praga e viene nominato vice ministro degli Esteri a fianco di Clementis. Questo il passato del "traditore" London. Il 28 gennaio 1951, pur ricoprendo ancora la carica di vicemistro degli Esteri, viene arrestato. Il libro comincia a questo punto.

Ha scritto Luis Aragon:

Dei quattordici imputati, undici furono condannati a morte e impiccati, tre vennero condannati all'ergastolo. Tutti avevano confessato i loro crimini, tutti erano innocenti. La confessione è il resoconto del processo fatto da uno dei tre superstiti, Artur London. Bisogna assolutamente leggere questo libro; è una lettura difficilmente sopportabile, ma bisogna leggerlo.
Quando nel 1969 lessi per la prima volta questo sconvolgente libro ero un iscritto al PCI e, ricordo bene come  all'interno del partito, nonostante fossero passati cinque anni, fosse ancora viva l'impressione suscitata dal Memorale di Yalta che Togliatti lasciò morendo, dove rivendicava la giustezza delle vie nazionali al socialismo e  criticava i limiti nel processo di destalinizzazione dopo la denuncia del XX Congresso dell'URSS.


Questo libro è la dimostrazione della drammatica stupidità di quella degenerazione politica storicamente definita stalinismo. Com'era già accaduto in URSS durante le grandi purghe del 1935-36 che decimò l'Armata Rossa, anche questa serie di processi,  iniziati nei primi anni '50, falcidiarono i dirigenti comunisti di Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania e Germania, sopratutto i reduci delle brigate internazionali che combatterono in Spagna contro fascisti, franchisti e nazisti.

La ricerca furiosa  del nemico all'interno del partito, di volta in volta identificato col trotskismo o titoismo non è  solo un pretesto per la lotta di potere all'interno dell'URSS, è sopratutto il mezzo attraverso il quale si afferma il ruolo dominante dell'Unione Sovietica sui paesi a democrazia popolare, con l'allineamento dei loro governi e partiti in nome della solidarietà del campo socialista e dell'internazionalismo proletario.

 Al di fuori di questa visione c'è il deviazionismo nazionalista e per combatterlo non si esita ad utilizzare i peggiori metodi, i più disumani e crudeli, non ultimo quello secondo cui se è vero che sei un buon comunista obbedisci e confessa quello che il partito in questo momento ti chiede.

Con la morte di Stalin nel 1953 e di Klement Gottwald Segretario Generale del PCC nove giorni dopo, inizia un lento processo che porterà alla scarcerazione e riabilitazione dei tre superstiti il processo di Praga, per gli impiccati il percorso sarà più lungo e controverso.

Con le cose dette non vorrei aver dato un'impressione errata di questo libro forte, bello, intenso, che ha tutte le caratteristiche per una lettura avvincente un po' come Il Conte di Montecristo: l'innocente accusato, incarcerato, condannato e poi, dopo tante sofferenze fisiche e psicologiche, finalmente, scarcerato e riabilitato. Nel Libro non ci sono solo analisi politiche o racconti di beghe interne ai vari partiti comunisti europei, c'è la storia di un uomo che tutta la vita ha combattuto contro le ingiustizie, credendo fermamente in un ideale di riscatto umano, la storia di Lisa, sua moglie francese, comunista anch'essa, che rimarrà nonostante tutto al suo fianco.

Nel 1970 Costa Gavras, reduce dal successo di Z l'orgia del potere, sui colonneli greci, girerà un film da questo libro con Yves Montand, Simone Signoret e Gabriele Ferzetti.

http://www.youtube.com/watch?v=Q3CrWuP69oc

Avendo deciso di alleggerire l'argomento del post successivo, scelgo  un libro politicamente neutro, innocuo: Gli scrittori e la fotografia - Editori Riuniti -  1988 - £ 30.000, prefazione di Leonardo Sciascia; una raccolta di scritti intorno all'esperienza della fotografia. Consultando l'indice mi accorgo che è presente anche uno scritto di Milan Kundera intitolato E' rimasto solo il berretto, che riporto integralmente perché riguarda in qualche modo l'argomento de La Confessione, un esempio di quanto è stato tragicamente ridicolo lo stalinismo.

Milan Kundera
E' rimasto solo il berretto.

   Nel febbraio 1948 il dirigente comunista Klement Gottwald si affacciò al balcone di un palazzo barocco di Praga per parlare alle centinaia di migliaia di cittadini che gremivano la piazza della Città Vecchia. Fu un momento storico per la Cecoslovacchia. Un momento fatale, come ce ne sono uno o due in un millennio.
   Gottwald era circondato dai suoi compagni e proprio accanto a lui c'era Clementis. Faceva freddo, cadevano grossi fiocchi di neve, e Gottwald era a capo scoperto. Clementis, premuroso, si tolse il berretto di pelliccia che portava e lo posò sulla testa di Gottwald.
   La sezione propaganda diffuse in centinaia di migliaia di esemplari la fotografia del balcone da cui Gottwald, col il berretto di pelo in testa e il compagno al fianco, parlava al popolo. Su quel balcone cominciò la storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di scuola e dai musei, ogni bambino conosceva quella foto.
   Quattro anni dopo Clementis fu accusato di tradimento e impiccato. La sezione propaganda lo cancellò immediatamente dalla storia e, naturalmente, anche da tutte le fotografie. Da allora Goyywald, su quel balcone ci sta da solo. Lì dove c'era Clementis c'è solo la nuda parete del palazzo. Di Clementis è rimasto solo il berretto che copre la testa di Gottwald.

Il testo di Kundera citato in Gli scrittori e la fotografia, che mi suonava molto familiare è infatti l'incipit del romanzo Il libro del riso e dell'oblio (Adelphi 1980)