domenica 14 ottobre 2012

Giovanni Arpino - DOMINGO IL FAVOLOSO - Einaudi 1975 - £ 2.000


Giovanni Arpino (1927-1987), un grande narratore degno di figurare assieme ai classici del xx secolo, sebbene abbia al suo attivo sedici romanzi e quasi duecento racconti, sembra sparito dal panorama culturale italiano.

Identica sorte riservata ad altri illustri autori da un'editoria affetta dal virus dell'usa e getta. Ma se il postmoderno ha prodotto un tale squilibrio nella cultura, ormai difficilmente sanabile,  che vale lamentarsene ? Prendiamone atto e andiamo avanti per la nostra strada, cercando di emanciparci dalle leggi del mercato che guidano le scelte degli editori.


 Arpino, consapevole del mondo in  cambiamento, nel 1982 dice di se stesso:

«In quanto narratore di storie, sento di appartenere a una razza in via di estinzione, poiché la civiltà delle immagini ci sommergerà e i lettori saranno sempre più capaci a leggere, ma sempre meno come numero».
E ancora, a proposito dei suoi personaggi:
«Tutti i miei personaggi, se ci ripenso un attimo – giovani o vecchi, uomini e donne, operai contestatori e randagi – sono degli emarginati, che vengono a precipitare, pur essendo normali, in una situazione abnorme».
Ce n'è abbastanza per suscitare curiosità per questo narratore di storie, bracconiere di personaggi, cacciatore d'anime, come amava definirsi.

Domingo il favoloso è un vero feuilleton, uscito in tredici puntate, tra il dicembre del 1973 e marzo del 1974, sulla Domenica del Corriere con il titolo Correva l'anno felice, impreziosito da originali acquarelli  di Italo Cremona (1905-1979) , pittore e illustratore con forti tendenze surrealiste. Ho cercato queste illustrazioni sul web pensando che avrebbero spiegato più delle parole il personaggio creato da Arpino, ma non ho avuto fortuna, neanche nell'archivio storico della Domenica del Corriere.

Domingo il favoloso è il secondo volume della trilogia fantastica, iniziata con Randagio è l'eroe (1972) e conclusa con Il primo quarto di luna (1976).

L'incipit:

Gli restava mezz'ora di tempo.
In piedi alla finestra, indifferente alla frescura primaverile, Domingo guardava il corso livido, vuoto. Un vecchio ubriaco apparve all'improvviso tra le silenziose strutture delle giostre, di capanni e logori camioncini che ingombravano da alcuni giorni quell'angolo di città. Il vecchio faticava nel sospingere la sua ombra demente. Domingo lo seguì fin dove la sagoma rimase un attimo ferma nel tremolio luminoso che incorniciava la baracca del tirassegno. Lo vide sparire sotto le cupole buie degli ippocastani.
La Torino satanica (secondo la leggenda sotto l'aiuola centrale di piazza dello Statuto si trova la Porta dell'Inferno) è la  cornice ideale per le avventure di Domingo, moderno picaro, maestro di trucchi e astuzie, autore di truffe grandiose.

All'interno della storia, una favola che Domingo racconta alla misteriosa Arianna, una zingarella adolescente, che inizia così:

C'era una volta, al fondo dell'ultima foresta ai confini del mondo, una vecchissima donna. Tutti la chiamavano Zia e ne avevano paura, perché silenziosa, con una cuffia nera, un lungo grembiule coperto di macchie e una gran forbice. La gente sapeva che con quella forbice la Zia aveva in destino di tagliare la vita.


Un romanzo assolutamente originale, che risponde in pieno alle caratteristiche di letteratura fantastica definite nel saggio di Cvetan Todorov del 1973, sospeso tra tensione fantastica e concretezza fisica, che utilizza un linguaggio particolare fatto di trovate linguistiche all'interno del dialetto  torinese.

Da leggere, assolutamente.