mercoledì 6 agosto 2014

Anne e Serge Golon - ANGELICA Marchesa degli Angeli - Garzanti 1957 - £ 2.500






La saga di Angelica rappresenta, nel panorama letterario del novecento, quello che I Grandi Romanzi Storici di Dumas hanno rappresentato per il secolo precedente: una serie di romanzi pseudo-storici, dove le avvincenti storie dei personaggi creati dall'autore, si intecciano, avventura dopo avventura, con i fatti storici del periodo narrato, catturando l'interesse del lettore e appassionandolo alle vicende dei protagonisti. 

Alexandre Dumas  (1802-1870), pubblicava a puntate i suoi romanzi sui giornali, abilissimo nel creare colpi di scena, riusciva a suscitare tra i suoi lettori un'attesa febbrile. Fatte le dovute proporzioni, è un po' quello che è successo alla fine degli anni cinquanta con la serie di Angelica.

Gli autori, Anne e Serge Golon, sono marito e moglie, lei si chiama in realtà Simone Changeux (1921), ha esordito a 18 anni con il romanzo Au Pays de derrière mes yeux, e in seguito ha scritto vari romanzi d'avventura: Master Kouki, Le Cailloux d'Or, La Patrouille des Saints Innocents, Alerte au Tchad, usando come pseudonimo Joëlle Danterne oppure Anne Servoz. 

Il marito nato come Vsevolod Sergeevich Goloubinoff (1903-1972), di famiglia nobile, in fuga in Francia per la Rivoluzione del 1917,  divenuto cittadino francese, adotterà il nome di Serge Golon. Si incontreranno durante un viaggio in Congo, dove lui lavora come ingegnere minerario e in seguito si sposeranno.

Nel 1952 Simone Changeux inizia la stesura di un romanzo storico ambientato nel XVII secolo, sull'avventurosa vita della sua eroina, contemporanea di Luigi XIV, Angelica, Marchesa degli Angeli. Suo marito, Serge, l'aiuta nelle ricerche storiche. Firmerà il romanzo con il quasi pseudonimo, Anne Golon, ma ben presto estenderà la paternità dei romanzi anche a Serge. Una curiosità, in America pubblicherà i romanzi con il nome Sergeanne Golon.

Angelica è un'eroina moderna che, in qualche modo, la letteratura attendeva. Più ardita e disinvolta  di Emma Bovary, più determinata di Anna Karenina, più simile a Scarlett O'Hara con il suo indomabile coraggio, e disinibita, se non spregiudicata.

A dispetto della critica, che all'uscita bistrattò il romanzo tacciandolo di essere un feuilleton, ebbe, come spesso accade giustamente, un enorme successo di pubblico, perché è pur vero che si tratta di un romanzo d'avventure, dove i fatti si susseguono con un ritmo intenso, ma la ricostruzione del periodo storico, le descrizioni degli ambienti, degli usi e costumi - come si dice - è veramente resa in modo eccellente. 

A margine di un pranzo di nozze tra  contadini, fittavoli del padre, Angelica assiste al rito pagano dello "chaudaut":
In basso, grida e luci riempivano la notte e si avvicinavano.
      « La farandola! »
Tenendosi per mano fanciulle e ragazzi le passarono vicino; Angelica fu trascinata nel flutto. La farandola infilava i vicoli, saltava le barriere, sconfinava nei campi nella mezza luce dell'alba. Tutti, ebbri di vino e di sidro, inciampavano di continuo, ed erano crolli e risate. Si tornò verso la piazza: le tavole e le panche erano rovesciate; la farandola le oltrepassò. Le torce andavano spegnendosi.
      « Lo "chaudaut!" Lo "chaudaut!" » si ripetevano ora le voci. Si bussava alla porta del sindaco, ch'era andato a letto.
        «  Svegliati, borghese! Andiamo a riconfortare gli sposi! »
In testa procedevano due buffi personaggi vestiti di orpelli e di sonagli al modo degli antichi "buffoni" del re. Poi, due giovani che portavano sulle spalle un bastone al quale era passato il manico di un enorme paiolo. Li cirdondavano alcuni compagni recando recipienti di vino e bicchieri. Tutti gli abitanti del villaggio che ancora si fidavano di reggersi in piedi, seguivano, formando una schiera già assai numerosa.
Senz'attendere altro, entrarono nel capanno dei giovani sposi. 
Angelica li trovò carini, coricati a fianco a fianco nel grande letto. La giovane sposa era tutta rossa. Tuttavia, bevvero senza farsi pregare il vino caldo, mescolato a  spezie che veniva loro servito. Ma uno dei presenti, più ebbro degli altri, voleva togliere il lenzuolo che pudicamente li ricopriva. Il marito gli tirò un pugno. Ne seguì una baruffa durante la quale si udirono le grida della povera donna aggrappata alle coperte. Sospinta da quei corpi in sudore, soffocata da quegli effluvi contadineschi di vino e di carni poco pulite, Angelica stava per essere gettata a terra e calpestata. Fu Nicola a liberarla e ad aiutarla a uscire.

 Nel Nono Capitolo, Angelica viene data in sposa, per procura, al conte Goffredo de Peyrac, che lei sa essere zoppo e sfregiato, decide allora di darsi fisicamente al giovane Nicola, lavorante del padre. 
Se il romanzo fosse stato scritto da E. L. James, quella delle cinquanta sfumature, la scena nel granaio sarebbe stata descritta in modo assai diverso da questo:
Il granaio era buio. Il calore della paglia ammucchiata emanava una specie di fremente tensione simile a quella d'un uragano. Angelica, folle, inebriata, roteava la fronte contro la spalla di Nicola. Si sentiva nuovamente circondata dal desiderio selvaggio dell'uomo, ma questa volta vi si abbandonava. 
    « Ah! tu sei buono, » sospirava. « Tu sei il mio amico. Vorrei che tu mi amassi. Una sola volta. Una volta sola voglio essere amata da un uomo giovane e bello. Capisci? »
Annodò le braccia intorno alla forte nuca, costringendolo a piegare il suo volto verso di lei. Egli aveva bevuto e il fiato aveva l'aroma del vino ardente. Sospirò:
     « Marchesa degli Angeli...»
   « Amami, » sussurò lei, con le labbra contro le sue labbra. « Una volta sola. Dopo partirò... Non vuoi? Forse non mi ami più? »
Egli rispose con un grido sordo sollevandola tra le braccia, barcollò nell'ombra e andò ad abbattersi con lei sul mucchio di paglia.
Angelica si sentiva al tempo stesso stranamente lucida e come distaccata da ogni umana contingenza.
Penetrava in un altro mondo;  fluttuava al di sopra di ciò che sino ad allora era stata la sua esistenza. Stordita dalla totale oscurità del granaio, dal calore e dall'odore di chiuso, dalla novità di quelle carezze brutali e abili insieme, ella cercava soprattutto di dominare il suo pudore, che si ribellava malgrado lei. Voleva con tutte le sue forze, che fosse fatto alla svelta, per tema di essere sorpresa. Andava ripetendosi a denti stretti che non arebbe stato l'altro a prenderla per primo. Si sarebbe, così, vendicata, sarebbe stata la risposta, gettata all'oro, che credeva di poter comprare ogni cosa.
Intenta a seguire le ingiunzioni dell'uomo il cui respiro si faceva precipitoso, si lasciava fare, accettava tutto da lui, si apriva docilmente sotto il peso  di quel corpo che ora si appesantiva.
Dei tredici romanzi originali, ne uscirono in italiano ventuno titoli, consentendolo l'estensione dei romanzi, tutti sulle cinquecento pagine. 


Garzanti fu il primo editore a pubblicare Angelica. Il primo e il secondo volume in questa elegante veste, grande formato e sovracopertina illustrata da Fulvio Bianconi (1915-1996). Per gli altri titoli Garzanti, inspiegabilmente, cambia formato, e veste grafica, rendondoli banalmente più moderni.
Delle edizioni Vallardi, meglio non parlarne, economiche e dozzinali.