domenica 24 agosto 2014

Gabriella Lapasini - I RACCONTI DEL BORGO - Feltrinelli 1957 - £ 350


Nella monumentale collana Universale Economica Feltrinelli, furono pubblicati, dal 1956 al 1963, una cinquantina di titoli, facenti parte di una nuova serie denominata Scrittori d'oggi, con l'intento di presentare ad un vasto pubblico autori italiani contemporanei, spesso alla loro prima esperienza letteraria.

Di Gabriella Lapasini, nata a Vittorio Veneto nel 1927, a dispetto della notevole attività di giornalista e traduttrice, il web non ci dice molto; desumiano dai titoli  degli articoli pubblicati sulla rivista  Noi donne,  negli anni settanta, una sua collocazione nell'universo culturale di sinistra, l'immaginiamo impegnata nella lotta per l'emancipazione della donna, a sostegno del divorzio e l'aborto.  Sappiamo che è tra i fondatori e direttrice dal 1979 fino alla sua morte (non sappiamo quando avvenuta) della rivista Cubana, poi diventata Latinoamerica, oggi diretta da Minà. 

I racconti del borgo rappresentano il suo esordio come narratrice, scrive lei stessa nella terza di copertina:
I personaggi, l'ambiente, il paesaggio dei racconti, sono quelli delle colline venete tra le quali io sono nata e cresciuta ed alle quali mi sento profondamente radicata. Non c'è altra aria, altra luce, altre voci che io possa immaginare mi somiglino più di quelle che io possa supporre di sentire, un giorno, più mie. I miei interessi sono molteplici e, credo, tutti vivi; ma più che tutto amo la gente, le cose, un certo paesaggio veneto, verde ed ondulato, amo la realtà tangibile di ogni giorno.

Quattro i racconti del volumetto: Fumo in collina; Il cappotto nuovo; Il nonno, Marco e il macellaio; Il ritorno.

L'incipit del primo racconto:

La baracca di mattoni rossi sorge quasi ai piedi della collina, proprio dove il ruscello si infossa senza rumore nella terra che si fa gonfia e paludosa, dove s'apre lo stretto piano e di nuovo sale dolcemente a limitare la valle; sopra c'è un campo erto e dritto, lavorato a terrapieni, sulla faccia dei quali nasce un verde incauto e trombettire.
Dalla baracca, sulla lamiera lucida del tetto, s'alza a volte un fumo bianco e denso che si impasta con le ultime luci della sera o sale, impennandosi a tratti, a seguire un vento leggero e quasi freddo che lo trascina verso il borgo. Allora nel borgo tutti, persino i bambini, sanno che Giuseppe sta lavorando.

Fa un certo effetto presentare oggi il libro di una scrittrice che non c'è più, e di cui non abbiamo letto altro che questo esordio nel quale doveva aver investito delle speranze, che non sappiamo se e  quanto realizzate.