giovedì 26 novembre 2009

BEAT GENERATION & DINTORNI (prima parte)

Sono convinto che, dopo la beat-generation, gli USA non hanno più prodotto alcuna novità letteraria. Moltissimi prolifici autori, grandi professionalità, in grado di sfornare best-seller, campioni di incassi e versioni cinematografiche, ma niente di dirompente, di veramente nuovo, nessuna visione del mondo che non sia la piatta accettazione dell'esistente, nessun esperimento linguistico o narrativo. Tutti prodotti perfetti, ma in qualche modo già noti. Lontani i tempi di


Jack Kerouac, di W.Burroughs e di tutti gli altri esponenti del movimento artistico-letterario detto beat-generation, nato a Los Angeles dopo la fine della seconda Guerra Mondiale. Sembra che per nascere, un movimento letterario importante, abbia bisogno di una scossa devastante come una guerra. Dopo la Prima Guerra Mondiale nacque una generazione di scrittori che oggi ricordiamo come lost generation, secondo la definizione di Gertrude Stein,

(qui in un famoso ritratto di Picasso)

L'importanza di Gertrude Stein nella letteratura del Novecento supera la sua pur ragguardevole produzione dato il ruolo che ella assunse per la letteratura degli espatriati nel cui salotto si incontravano con gli uomini di cultura e artisti europei del momento, Picasso, Matisse, Derain, Pound, Hemingway, Sherwood Anderson, Scott Fitzgerald.
I nuovi scrittori nordamericani di questo periodo si riconoscono nella definizione di "generazione perduta": molti di essi hanno combattuto in europa, riportando profonde impressioni nell'orrore e inutilità della guerra; nello stesso tempo sentono con delusione il materialismo postbellico degli Stati Uniti. Parte di essi vanno in esilio volontario in europa, soprattutto a Paris; da qui possono scrivere con distacco del paese che hanno abbandonato. E' un periodo molto stimolante, l'"età del jazz" e del disincanto, circola uno straordinario senso di euforia e di liberazione. E' una generazione ribelle e alienata all'inizio, impegnata poi (negli anni '20), e che produce una stupefacente serie di opere originali: tutta la letteratura occidentale ne è condizionata. Questi autori descrissero le devastazioni della guerra, le consolazioni e le privazioni dell'esilio, le emancipa zioni e gli eccessi dell'"età del jazz", il lungo malessere degli anni della depressione economica; i sogni e le dissipazioni dei ricchi, i mutamenti delle tradizioni del sud, la povertà spiri tuale dell'uomo d'affari, la miseria dei salariati agricoli, il triste isolamento delle piccole città, le risorse dei vagabondi; grande risonanza hanno gli avvenimenti nuovi e "rivoluzionari" che accadono in europa e nel mondo: grande attenzione ha negli Stati Uniti ma anche in europa un libro come Dieci giorni che sconvolsero il mondo (Ten days that shok the world, 1919) di John Reed, giornalista che aveva vissuto gli avvenimenti accaduti in Russia nel 1917, e che ne dà conto in maniera documentata ma entusiasta, usando una tecnica giornalistica nuova, a collages, alternando documenti (discorsi, articoli, proclami riprodotti fotograficamente con i loro titoli in carattere cirillico) a brillanti descrizioni con commenti personali: quello di Reed è un modo nuovo di fare giornalismo, che avrà influenza anche sugli scrittori.
(segue)











martedì 24 novembre 2009

NERUDA versus LEOPARDI, ovvero i diversi infiniti




L'INFINITO (1819)
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di la da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suo di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.



LA INFINITA (1952)
Ves estas manos? Han medito
la tierra, han separado
los minerales y los cereales,
han hecho la paz y la guerra,
han derribado las distancias
de todos los mares y rios,
y sin embargo
quando te recorren
a ti, pequena,
grano de trigo, alondra,
no alcazan a abarcarte,
se cansan alcanzando
las palomas gemelas
que reposan o vuelan en tu pecho,
recorren la distancias de tu piernas,
se enrollan en la luz de tu cintura.

Para mì eres tesoro màs cargado
de inmensidad que el mar y sus racimos
y eres blanca y azul y extensa como
la tierra en la vendimia.

En ese territorio,
de tus pies a tu frente,
andando, andando, andando,
me pasaré la vida.

Due mondi agli antipodi, due modi di concepire l'uomo, la vita, l'amore, la morte.
Da una parte con Leopardi, la poetica del rifiuto (per usare una felice espressione di Dario Bellezza nella prefazione dei Canti e Prose scelte, edizione Curcio del 1988), rifiuto esercitato nei confronti sia della vita e dei suoi fantasmi, sia verso i cascami pseudo-metafisici del provincialismo culturale romantico dell'Italia letteraria dell'epoca.
Dall'altra, il concetto dell'amore che Neruda esprime è quello di una identificazione totale con il creato, sopratutto con la terra. Ogni forma della natura conduce il poeta all'amata e, al di sopra del mutevole e transitorio, si impone l'ineluttabilità di un destino d'amore. (così nella prefazione Giuseppe Bellini in Neruda Tutte le opere, Nuova Accademia, 1971)



domenica 22 novembre 2009

ARNOLDO MONDADORI, ricordo di un grande uomo


Quando il Grande Capo, il Fondatore della Casa Editrice, il Cavaliere di Gran Croce, l'uomo che si era fatto da solo e di cui si raccontavano i leggendari esordi, veniva in visita al magazzino di lungotevere Prati, accadeva una vera rivoluzione. Si iniziava qualche giorno prima con grandi pulizie, tutti i libri negli scaffali venivano risistemati con un perfetto e innaturale ordine. Poi il grande giorno arrivava e, preceduto da qualche agitatissimo solerte impiegato che controllava un'ultima volta la scena, faceva l'ingresso il drappello di direttori che circondavano il mitico editore.
Noi semplici operai del magazzino dovevamo fingere di essere intenti nel nostro lavoro, ma nel clima agitato dalla tensione trasmessa dai responsabili, Lucio, quello che era addetto all'apertura dei colli, al passaggio dei visitatori, preso come da un innaturale dinamismo, agguanta un pacco, lo posizione sul bancone e con le forbici comincia a tagliare in più punti lo spago che lo legava. Mondadori si ferma e, sotto l'occhio severo ma compiaciuto dello stato maggiore, impartisce una lezione, indicando in quale punto va tagliato per non avere sprechi e riutilizzarlo per successivi impieghi.
Naturalmente questo tipo di taglio per economizzare, era una prassi consolidata nel magazzino e solo il clima che si era creato aveva fatto sì che l'agitato Lucio se ne dimenticasse!
Sono convinto che il buon Mondadori avrebbe dato volentieri una gratifica allo sfortunato dipendente, per il solo piacere di avergli consentito di impartire una lezione, che in qualche modo convalidava un aspetto fondante della mitologia dei suoi esordi.

mercoledì 18 novembre 2009

IL MAGAZZINO MONDADORI (3)


Il sabato nel magazzino Mondadori era quasi una festa, intanto lavoravamo fino alle 12 e prima di andare via, era consuetudine che ad ognuno di noi regalassero un pacco di riviste e giornalini, non cose vecchie, ma quelle in edicola: Epoca, Grazia, Arianna Confidenze, Intimità, ma sopratutto Topolino e gli Album di Topolino.
(segue)

lunedì 2 novembre 2009

IL MAGAZZINO MONDADORI (2)

In quegli anni lontani, in cui i computer erano presenti solo nei racconti di fantascienza, tutto il lavoro commerciale e amministrativo veniva svolto a mano. Il rappresentante portava la copia commissione, il magazzino preparava l'ordine e trascriveva la bolla di consegna, questa andava all'ufficio fatturazione che, sempre a mano, compilava la fattura. Quando, mensilmente, arrivavano le novità editoriali, si aveva l'evento della cedola. Eravamo tutti mobilitati e spesso si faceva notte per evadere tutte le cedole. In pratica si trattava di mandare alle librerie il quantitativo di libri, che i librai in precedenza avevano prenotato. Le collane erano tante: Medusa, Medusa degli Italiani, Bosco, Scie, BMM, Omnibus, Pavone, I Classici, I Classici Moderni, Lo Specchio, e poi quelli del Saggiatore: Uomo e Mito, La Cultura, Le Silerchie. In quegli anni e nell'ambiente editoriale, la tredicesima non era un ulteriore stipendio, che ancora non esisteva, ma un libro in regalo ogni dodici acquistati. Le librerie più importanti acquistavano solo a tredicesime. Le librerie più importanti che ricordo sono Bocca, a piazza di Spagna, Signorelli in via Nazionale, Modernissima in via della Mercede e poi Feltrinelli in via Veneto. Devo controllare, ma temo che non esistano più, almeno in quelle sedi e con quel nome.