lunedì 5 aprile 2010

SUL FASCISMO

La prima edizione di La marcia su Roma e dintorni è del 1933, pubblicata in italiano a Parigi da Lussu, dopo la avventurosa fuga da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti,  abbraccia il decennio 1919-1929. L'autore lo pubblicò in pieno fascismo e a breve distanza dagli avvenimenti che narrava: il sorgere e il dilagare del fascismo, dalla costituzione dei primi fasci, alle proditorie aggressioni degli squadristi e alle vere e proprie spedizioni armate contro popolazioni inermi, per finire con la conquista incontrastata del potere e la soppressione di ogni legalità.

Una narrazione piena di freschezza e vivacità, in cui non vengono mai meno l'ironia e il sarcasmo, quasi attributi connaturati a una prosa dotata di una forza di suggestione ineguagliabile.

E' questa una lettura che ancora sconvolge e indigna, per la brutalità delle violenze e delle ingiustizie, operate  non solo dalle organizzazioni fasciste, ma da un apparato dello stato che calpastava ogni legge vigente.

Un libro che dovrebbe essere presente in ogni casa!

Io non mi facevo nessuna illusione sulla situazione politica. Noi combattevamo non più contro il partito fascista, ma contro tutta l'organizzazione dello Stato ormai in suo potere.

Fascisti di Giordano Bruno Guerri è recentissimo, 1995 e di conseguenza analizza con occhio più distaccato il rapporto tra gli italiani e fascismo, con particolare riferimento al cosidetto mussolinismo.

E' una storia d'Italia dal 1922 al 1945 con straordinari ritratti di Mussolini e dei principali gerarchi, e una originale interpretazione del fascismo in chiave di "sacralizzazione della politica", fenomeno tipico del nostro tempo, di cui proprio il movimento fascista fu l'inventore. Dal culto risorgimentale e liberale della patria, il fascismo passò al culto del littorio e poi a quello del duce, e si diffuse la convinzione che ogni violenza contro gli avversari era giusta e necessaria. L'entusiasmo per la nuova religione laica, con i suoi riti collettivi e le oggettive benemerenze sociali del governo, indussero la maggior parte degli italiani ad aderire al fascismo, che aveva dato loro la coscienza e l'orgoglio di essere un popolo. Ma le masse borghesi che lo appoggiavano non erano disposte a condividere fino in fondo il misticismo rivoluzionario, fatto di fede cieca e assoluta, e questa, insieme alle sconfitte militari, fu una caussa della sconfitta del fascismo.