lunedì 17 maggio 2010

LADRO D'AMORE - Cinquanta strofe d'amore XI-XII sec. a cura di Giuliano Boccali Longanesi & C. 1983 - £ 9.000



I
Oggi ancora a lei, che risplende inghirlandata di magnolia d'oro
volto di loto in fiore, tenue la linea della peluria sul ventre,
levata dal sonno, il corpo ardente, turbato dal desiderio,
come a sapienza perduta per follia, ripenso.

La prima delle cinquanta strofe di questo splendido poemetto, in sanscrito dell'XI-XII secolo d.C., vero capolavoro della lirica d'amore indiana. Un'unica, languida e struggente invocazione all'amata e una voluttuosa rievocazione dei giochi amorosi, che un tragico destino pare voler interrompere per sempre.

XXXVII
Oggi ancora fugge il pensiero " Che fare
quando ci sono le amiche?" Nella bella dimora
dov'è diversa danza e riso e vicino il suo corpo amato,
dov'è delizia di giochi d'amore: lì scorra il mio tempo.



Il protagonista, il poeta che ricorda la donna amata, sta per morire: è un precettore, che il re ha condannato scoprendo i suoi amori con la figlia. Ma prima di cadere sotto la scure del boia, chiede l'ultima grazia: parlare: Non si giustifica, non chiede pietà: improvvisa cinquanta strofe dove le immagini dell'amore ormai precluso rivivono come vivide istantanee.

XLIX
Oggi ancora, io, come sopportare altrimenti
la separazione dai favori della mia compagna diletta?
Oh fratelli, solo la morte estinguerà la mia pena:
vi imploro, Signore, tagliate presto.


Attonito e commosso al miracolo della poesia, il sovrano salva al condannato la vita e gli dona in sposa la principessa. Del lieto fine non c'è traccia nel poemetto, il poeta sa soltanto che tra poco sarà ucciso e affida ai suoi versi il ricordo del suo amore felice.