venerdì 14 maggio 2010

IL PIACERE di Gabriele d'Annunzio - Oscar Mondadori 1965 - £ 350

Il piacere appare nella collana Gli Oscar nel 1965. L'ho riletto in questi giorni, avendolo già letto nell'adolescenza; il positivo di questo blog è che mi fornisce lo stimolo senza il quale non avrei letto e/o riletto.

A parte alcune fastidiose, ripetute affettazioni, la lettura è godibilissima. Il linguaggio aulico è funzionale alla storia, all'epoca, all'ambiente e ai personaggi. In prima lettura, complice la giovane età, ne ero un poco infastidito, interessato, com'ero, alla storia più che alla forma. Rileggendolo a tanta distanza di tempo, ne godo lo stile, la minuziosa descrizione dei broccati che abbelliscono gli ambienti, gli arredamenti, di cui racconta la storia degli artigiani esecutori, i vestiti, i profumi esalanti da brocche di cristallo di cui specifica la provenienza, di ogni oggetto presente sulla scena, sempre di grande pregio e valore, ricorda in quale nobile abitazione faceva mostra di se.

Questo aspetto, della minuziosa, còlta descrizione di opere d'arte, (il dandy Andrea Sperelli ha una vera passione per Dante Gabriele Rossetti e Tamara De Lempicka) ma anche di musica raccontata come solo un poeta è in grado di fare, mi ha ricordato molto La Recherche di Proust. Anche Marcel Proust dedica molto spazio all'arte e alla musica, con divagazioni che, per alcuni versi, ricordano molto questo d'Annunzio. Lungi da me suggerire  l'idea che il grande Proust possa essere stato in qualche modo influenzato da Il piacere, certo è che quelle lunghe divagazioni sull'arte e sulla musica, li avvicina moltissimo e quando i due si  incontrano, il Vate, esule a Parigi per debiti, è già un mito, mentre il giovane Marcel è un brillante frequentatore di salotti parigini ,con al suo attivo Les pleisirs et les jours, raccolta di novelle, saggi e poesie di scarso successo.

Il piacere è stato definito il manifesto dell' estetismo, corrente frivola del decadentismo. Francamente delle etichette se ne può fare a meno, si vive bene lo stesso e si gode il piacere della lettura, senza preconcetti e schemi che ne alterano il giudizio.

In alcuni momenti sembra che la protagonista vera del romanzo non sia la bella e sensuale Elena, nè la bella e mistica Maria, ma Roma in tutto il suo splendore

Anche là il sole, declinante verso Monte Mario, mandava raggi. Si udiva lo strepito delle carrozze sulla piaza di Trinità de' Monti. Pareva che, dopo la pioggia, si fosse diffusa su Roma tutta la luminosa biondezza dell'ottobre romano.
  - Aprite le imposte - disse al domestico.
E lo strepito divenne più forte; entrò l'aria tepida; le tende ondeggiarono appena.
  - Divina Roma ! - egli pensò, guardando il cielo tra le alte tende. E una curiosità irresistibile lo trasse alla finestra.
Roma appariva d'un color d'ardesia molto chiaro, con linee un po' indecise, come in una pittura dilavata, sotto un cielo di Claudio Lorenese, umido e fresco, sparso di nuvole diafane in gruppi nobilissimi, che davano ai liberi intervalli una finezza indescrivibile, come i fiori dànno al verde una grazia nuova. Nelle lontananze, nelle alture estreme l'ardesia andavasi cangiando in ametista. Lunghe e sottili zone di vapori attraversavano i cipressi del Monte Mario, come capigliature fluenti in un pettine di bronzo. Prossimi, i pini del Monte Pincio alzavano gli ombrelli dorati: Su la piazza l'obelisco di Pio VI pareva uno stelo d'àgata. Tutte le cose prendevano un'apparenza più ricca, a quella ricca luce autunnale.
  - Divina Roma !
Egli non sapeva saziarsi dello spettacolo.

Nessun commento:

Posta un commento