lunedì 23 agosto 2010

DONA FLOR E I SUOI DUE MARITI di Jorge Amado


Dopo le ambigue e oscure atmosfere picaresche di Il Cieco e la Bellona, un salutare tuffo nell'atmosfera incantata di Bahia con sole, musica, sesso, cucina esotica e Candoblé.

La lettura di questo straordinario romanzo è un divertimento che mi regalo per la terza volta dopo molti anni e che trovo ancora irresistibile, per il succedersi allegro dei personaggi , ritratti con la felice ironia, così naturale nella prosa di Amado, che ruotano intorno alla figura sensuale di Dona Flor.

Fin dall'inizio, con la lettera che Dona Flor scrive al caro amico Jorge Amado con cui accompagna la torta di puba (specie di torta fatta con polpettine di tapioca), si intuisce la natura particolare di questo romanzo, che mescola al racconto della vedovanza di Dona Flor, ricette di cucina bahiana e culto degli Orixas (divinità sincretiche di origine africana e cristianesimo).

E' tutto un susseguirsi di situazioni, raccontate con humor e sentimento, dalla morte di Vadinho durante il carnevale e, attraverso un susseguirsi di flash back, si ripercorre la storia dell'amore dello sfrontato Vadinho con la giovane Flor, le gioie e le sofferenze di quest'ultima, gli scontri con la tremenda suocera Rozilda, il secondo matrimonio di Dona Flor e tutto quel che segue.

E' senz'altro uno dei più bei romanzi di Jorge Amado, per ricchezza verbale e un' architettura perfetta, diviso in cinque parti e un intervallo.

Nel 1976 a seguito del successo del romanzo viene portato sullo schermo con la bellissima Sonia Braga, bello anche il film seppure parziale rispetto alle cose raccontate nelle 523 pagine del romanzo. La colonna sonora del film era O que serà (A flor da terra) di Chico Barque de Hollanda.

L'incontro con Jorge Amado, e questo libro in particolare, è di quelli che rimangono impressi a lungo e che a distanza di tempo, ancora sollecitano fantasia, interesse e nostalgia per i personaggi a cui ci si affeziona, così come accade a tutti i grandi capolavori della letteratura.