giovedì 29 settembre 2011

Elio Vittorini - IL GAROFANO ROSSO -Oscar Mondadori XI ristampa 1981- £ 3.500


La censura fascista ha condizionato fortemente la stesura di questo intenso romanzo di Vittorini. Scritto tra il 1933 e il '35 uscito a puntate sulla rivista Solaria tra il '33 e il '36, ma il sequesttro della rivista dove appariva la sesta puntata, costrinse Vittorini a tagliare e riaggiustare molte pagine. Ma neanche dopo le numerose modifiche apportate al testo, il Ministero fascista nel '38 consentì la pubblicazione in volume, che avvenne infatti solo nel '48.

Scrive Giansiro Ferrata nella bella introduzione:

Non si può immaginare che cosa sarebbe diventato il romanzo -al quale Vittorini lavorava ancora per esteso mentre uscivano le varie puntate - senza gli interventi del funzionario fiorentino, e le loro ripercussioni nello scrittore.
(Gli effetti di quel "supplizio a puntate"furono certamente profondi in lui, e contribuirono a fargli risolvere un po' dall'esterno gli ultimi capitoli).
Nonostante i pregi del Garofano rosso anche nel più stretto senso letterario, credo sia giusto andargli incontro come ad un'opera che non è maturata per intiero. D'altra parte le opposizioni rinnovate dalla censura fascista in modi singolarmente toruosi e ostinati, sono una traccia utile per chi voglia ambientare il carattere e il valore del libro nelle circostanze di quel periodo.
Non leggo mai le prefazioni prima di aver letto il testo, perché credo di non dover essere influenzato da quanto viene detto dagli addetti ai lavori, e così è stato anche in questo caso.

Ho dunque letto Il garofano rosso trovandolo coinvolgente, i personaggi vivi e vitali, la narrazione densa, le descrizione dei luoghi che il protagonista attraversa in treno tornando a casa pezzi da antologia, i suoi ricordi infantili toccanti eccetera, poi, da un certo punto in avanti - da quando Mainardi rientra nella città dove studia - ho provato una certa stanchezza nella lettura, come se l'interesse in me fosse scemato. Ed è stato così fino alla fine del libro.

In appendice al volume c'è il saggio che Vittorini scrisse come prefazione all'edizione del 1948 nella "Medusa degli Italiani", nel quale spiega le traversie occorse al romanzo con la censura , le correzioni apportate, i sequestri subiti della rivista Solaria che lo pubblicava a puntate e infine, fatto fondamentale, l'asserzione secondo cui la seconda metà del romanzo non era più quello che pensava dovesse essere. Era cambiato lui nel frattempo:

Ma era dall'autunno del '35 che io non avrei potuto riconoscere più come mia, e insomma come vera, nessuna delle ragioni per le quali avevo scritto il Garofano rosso...
e ancora:

...voglio solo precisare che io m'ero accorto di non avere più nel Garofano rosso un libro "mio" nell'atto stesso in cui lo ritoccavo per la censura.

e ancora:

Si scrivono romanzi che sono buone opere, e che hanno un'efficacia, che toccano un segno o un altro, anche nel linguaggio che io non ho saputo parlare con coerenza, con serietà, con sincerità o almeno con pieno piacere di parlarlo, attraverso le pagine (specie la seconda metà) di Garofano rosso.

Questa prefazione del '48 è un proprio e vero saggio sul romanzo, con una carellata sulla letteratura europea e americana del dopoguerra, ma anche stimolanti riflessioni sul linguaggio nella narrativa, anche in rapporto con l'opera lirica e il melodramma. Insomma, un testo interessante da leggere e studiare, indipendentemente dal romanzo di cui è prefazione.