sabato 14 aprile 2012

Alberto Vigevani - ESTATE AL LAGO - Feltrinelli Editore - 1958 - £ 350



Scritto tra il 1955 e il 1956 questo struggente romanzo di formazione di Alberto Vigevani (1918-1999), viene edito nel 1958, nella Serie Scrittori d'Oggi della Universale Feltrinelli, Sellerio lo ha riproposto nella sua bella collana La memoria nel 2001.

 Chi e' stato, anzitutto, Alberto Vigevani? Non posso che rispondere: uno scrittore; anzi un poeta che ha scritto romanzi. I suoi romanzi formano un corpus coerente e nutrito; e nella sua visione dell' umanita' attraverso i suoi romanzi, pur nella varieta' dei contesti, c' e' un carattere costante. Forse appunto quello che ho chiamato "tenero". Una delicatezza di linguaggio e di sentimenti resa forte dalla struttura rigorosamente storica.
 Così il citatissimo ricordo che Lalla Romano rilasciò al Corriere della Sera  il 27 marzo 1999, all'indomani della  scomparsa dello scrittore milanese..

Per Carlo Fruttero la riscoperta di Alberto Vigevani da parte della Sellerio è occasione di una acuta e condivisibile analisi:

 Non si tratta di recuperi, ripescaggi, rivalutazioni, orribili termini di provenienza industrial-borsistica. Sono scoperte, allora? Neppure, o lo sono semmai nel senso di certi astri su cui non ci si è curati di puntare il telescopio ma che stavano lì da sempre, in orbite più lontane o più vicine ma necessari quanto la luna, si può constatare, ora che sono in vista.

Particolarmente interessante quanto Fruttero dice su tre romanzi che costituiscono il nucleo centrale dell'opera narrativa di Vigevani, paragonandoli alle parti di una sinfonia di cui Estate al lago rappresenterebbe il primo tempo, un largo, mentre La febbre dei libri (2001) un allegretto e a chiudere la sinfonia Lettera al signor Alzeyran (2005) come un andante maestoso agitato.


Sentite con quanta precisa eleganza Fruttero riassume la vicenda di Estate al lago,
 Un adolescente alle prese coi primi tormenti, entusiasmi, struggimenti, vortici emotivi della sua età passa un’estate in una villa sul Lago di Como. C’è la famiglia, ci sono i compagni di giochi, le biciclette, i gelati, le barche a vela, ma ogni cosa è evocata attraverso una specie di tremolio acquatico, instabile e scintillante, e tuttavia con una precisione al tempo stesso intensissima ed effimera. La mutevolezza incessante del lago è specchio perfetto agli slanci e alle ritrosie del giovane protagonista, sole e nuvolaglia, subdole correnti e immobilità estatica si alternano dentro e fuori di lui.
Per finire, un piccolo saggio della elegante prosa di Vigevani, dove descrive come l'adolescente Giacomo  sia attratto dalla figura di una bagnante, una signora straniera sulla spiaggia del lago:

Risaliva lentamente collo sguardo la spiaggia, in attesa del momento in cui, dai piedi congiunti, piegati in un già accenno di curva, avrebbe ritrovato la figura intera della donna. A lungo vi appoggiava gli occhi, col timore che potesse accorgersene, o per scacciare una mosca si muovesse, rompendo l'incanto che gli faceva trattenere il respiro. Stava supina su un accappatoio turchino, le lunghe gambe che si riempivano nelle cosce, più chiare e appena offuscate dal sole. Era una forza viva, quel lungo corpo immobile, capace di ossessionare per la purezza della linea che raggiunta la curva delle reni saliva alla schiena, incavata nella posa di sostenere il sottile collo sui gomiti; lo abbagliava senza mai deluderlo, in mezzo allo scuro formicolare dei bagnanti sotto il sole, come una chiazza di luce vivida, spiovente dall'intrico fitto di foglie di alberi annosi e contigui. Era una straniera e sceglieva sempre quel punto appartato, accanto all'insenatura in cui metteva la barca.
E ancora:
Era castana, d'occhi e  capelli, con qualche filo biondo che le sfuggiva sul collo. E come ritirava, col braccio teso, in un atteggiamento morbido e veloce di tutto il corpo, l'accappatoio dalla sabbia, trascinandolo con lieve indolenza dietro a sé, Giacomo rimaneva a seguire senza fiato la sua figura dalle gambe affusolate e la vita stretta sopra i fianchi appena oscillanti. Ma tale ricchezza di forme, in lei, non svegliava il suo desiderio: piuttosto, quasi tradotte in segni, filati ed eleganti, tutto intorno ad una gran tazza di cristallo, un seguito di evasive immagini di bellezza, la cui apprensione gli durava come se nella solitudine non ritrovasse alla fine altro entro di sé.
Una prosa incantevole, con una ricchezza di immagini che non è frequente nella nostra narrativa, specie in quella contemporanea.