domenica 6 maggio 2012

Aldo Fabrizi - LA PASTASCIUTTA Ricette e considerazioni in versi - Mondadori 1970




Sto libro, forse, non avrà importanza,
però pe' le sposette cià valore,
 giacchè per imbroccà le vie der còre
se pja la scorciatora de la panza.


In fatto de cucina, l'eleganza
consiste sopratutto ner sapore,
e specie se lo sposo è un amatore
più che la forma conta la sostanza.

La sposa ormai se deve da convince
che ne le beghe de la vita a due,
se cià er fornello facile, pò vince.

E si lo sposo svicola e ciriola,
pe' congegnà le marachelle sue,
nun resta che pijallo pe' la gola.

Il grande maestro di romanità Aldo Fabrizi, attore di indiscusso valore in teatro, in cinema, nella commedia e nel dramma, noto e amato in tutto il mondo, già nel 1928, poco più che ventenne, pubblicò un libro di poesie romanesche Lucciche ar sole, di cui è reperibile sul web la sola Malagrotta, di stampo pascarelliano.

Questi sonetti, che accompagnano allegramente le ricette,  sono stati scritti espressamente per questo  libro di versi, arricchito da 16 splendide immagini fotografiche di Enrico Ferorelli - dove Roma e la pastasciutta la fanno da padroni -  e 20 disegni di Ferruccio Bocca. 
                    Er primo pasto
Quanno mi madre me staccò dar petto,
e me se presentò cor semmolino,
buttai per aria tazza e cucchiarino
creanno er primo caso de "riggetto.
Ormai nun me sentivo più pupetto,
pe' via ch'avevo messo già un dentino,
provò a ridamme er latte... genuino,
ma protesta co' un minimozzichetto.
Lei fece un urlo sensa intenne er dramma,
ma come la potevo contestà
si ancora nun dicevo manco mamma?
Mi padre disse: " Soffre de nervetti".
E quieto quieto cominciò a magnà
'n'insalatiera piena de spaghetti.


 'Sta noncuranza sua m'imbestialì,
mi madre nun sapeva più che fà.
Papà je fece: " Lasselo sfogà,
po' esse che cià sonno e vò dormì".

Allora io pe' fajelo capì,
puntai lo sguardo ar piatto de papà,
mi madre disse: "Vedi: vo' giocà;
daje er cucchiaro, fallo divertì".

A un certo punto de 'sta tiritera
pensai: nun me rimane che 'na via,
buttamme a pesce ne l'insalatiera.

E fu così che pe' volè magnà
la prima pasta de la vita mia
'n' antro po' me stavo p'affogà.



Ricette in versi dei piatti della tradizione romana, considerazioni sulle abitudini alimentari degli italiani,  rimpianto per la vita semplice di un tempo, ironia sulle diete, ragionamenti sulla inattendibilità dell'informazione alimentare di giornali e televisione; questo e altro ancora sono gli argomenti di questi divertenti sonetti degni della più schietta tradizione della poesia romanesca.

Davvero un bel libro, stampato su una spiritosa carta paglia ruvida, pesante come un cartonino,   avuto in regalo da amici nel lontano 1970.


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