domenica 21 luglio 2013

Ruggiero Guarini - PARODIA - La Biblioteca Blu di Franco Maria Ricci 1973 - £ 2.000


Nell'elegante brossura che caratterizza i volumi della collana La Biblioteca Blu di  Franco Maria Ricci , è stato edito nel 1973 il primo grande romanzo erotico italiano, un tentativo di rompere il muro del suono dell'Oscenità per vedere cosa c'è dietro, del poliedrico Ruggiero Guarini (1931-2013), giornalista, vaticanista, scrittore, poeta, scomparso il mese scorso.

Intransigente polemista sempre fuori dal coro, Ruggiero Guerini, stupiva per i suoi fulminanti aforismi che colpivano i mostri sacri dei circoli letterari, facendone un intellettuale eretico sempre orgogliosamente contro.

Il romanzo si avvale di una divertita prefazione di Juan Rodolfo Wilcock (*) (1919-1978), argentino naturalizzato italiano, poeta, scrittore , critico letterario e traduttore, che così inizia:

I soli libri pornografici che io abbia mai letti sono quelli che leggevamo a scuola; non so chi ne fosse l'autore e penso che nessuno di noi si sarebbe sognato di supporre che avessero un autore. Erano prodotti di perfetto artigianato, e alla distanza del tempo, col decadere delle pretese, anche il buon artigianato si rivela arte.  
Non concedevano nulla all'inazione o alla memoria, il massimo che i personaggi si potessero permettere, come divagazione dal sesso, era scendere da un'automobile ed entrare in una stanza: dopo di che, non appena entrati, tiravano fuori la lingua o altri strumenti adatti e con dura tenerezza si avviavano al raggiungimento di qualche soddisfazione condivisa. (.......)
Evanescente creatura di mucose deperibili, il testo pornografico stenta come tale a esistere in più di una copia. Le Memorie di Fanny Hill raccontano le stesse cose, nell'ambito di una cultura più ordinaria o più povera, che raccontano i romanzi erotici cinesi. I libri di Sade finirono di uccidere, almeno i teoria, questo tipo di letture: ammucchiando genialmente nel tempo e nello spazio gli orgasmi, vennero a dimostrare se non altro quanto il loro resoconto potesse riuscire irrilevante e fastidioso, com'è sempre fastidiosa la follia. (.......)
 Parodia è un libro importante, che a tratti avrei preferito non leggere, perché descrive atti e pensieri che mi sconfortano; ma in molte pagine (l'evocazione intitolata "Acta nocturna", i giochi di Nicola) illumina gli stessi abominevoli personaggi di una luce poetica che si rispecchia sull'autore, questo prisma Guarini, solo in parte visibile. Al quale non si addice forse la presente Prefazione, essenso il suo un libro di tutt'altra specie, poco comune esempio di surrealismo napoletano.

Un' avvertenza precede l' Introduzione:

Al lettore

Limitate sono le combinazioni dei corpi,
illimitate quelle delle parole
alle cui risorse attinge Ruggiero Guarini.
In altri termini, più vaghi ma meno tortuosi,
Parodia è un'opera di letteratura.
Il lettore dia dunque colpa all'alfabeto
e ai dizionari attribuisca quei crimini
che non esistono nell'universo
innocente e silenzioso dei sensi.

 

L'incipit:

Comincio ad avvedermi dell'illusorietà di un equilibrio che solo grazie a un'ingenuità non più mia potrei forse definire il mio equilibrio. In realtà, lo spazio in cui si manifesta questo vacillamento non è più mio che del mondo in cui ciascuno (qualcuno) si ostina sempre a dire io, io, io. Continui pure il flemmatico Nicola ad affermare e confermar la sua fede nel rassicurante sostegno di una previa, infallibile armonia: il perseverante giovanotto è talmente catafratto e irrigidito nell'armatura delle sue certezze che neppure cercherò d'infastidirlo confidandogli il sospetto che la sua stabilità (ciò che lui stesso, almeno, percepisce come tale) possa non esser altro che l'irrilevante, ancorché tenace, sedimento di un'invisibile e ben più essenziale angoscia.

Irresistibile effetto comico (simile al dialogo tra Woody Allen e Diane Keaton in Amore e Guerra), la lunga schermaglia filosofica durante l'elegante colazione a casa Cerutti-Navelli del professore Nicola, precettore del marchesino Alberto, e suo padre il marchese, mentre la marchesa Maria Livia, approfittando della vicinanza con il professore, sotto la tavola armeggia con sfrenata lussuria.

 - La disputa - egli disse - fra teisti e panteisti mi è sempre parsa degna dell'esilarante paragone ideato da Schopenhauer per discreditare gli uni e gli altri. Quel delizioso misogino soleva dire, infatti, che la si potrebbe rappresentare mediante un dialogo che si svolgesse nella platea di un teatro: una parte del pubblico convinta di trovarsi in un teatro dei burattini, esalta l'arte con cui il burattinaio li ha fabbricati e ne governa adesso la recitazione; gli altri invece affermano di trovarsi alla Scala o al Quirino, che il regista e i suoi compagni stanno anch'essi recitando, nascosti nel corpo degli attori, e che anche l'autore del testo sta innegabilmente recitando..... Amico mio, non mi dite che siete anche voi uno di quei professori che per tutta la vita amoreggiano col panteismo come un frutto proibito che non hanno cuore di afferrare !
Mentre il marchese parlava, l'indice e il pollice di Maria Luisa si erano chiusi ad anello intorno alla testina rubiconda del mio trepignoir. Ma poi fui nuovamente abbandonato. La mia vicina aveva deciso di colpo di restituire la sua mano all'uso richiesto dalla circostanza: reggere la forchetta per infilzare e portare alla bocca le fettine di prosciutto e i cubetti di melone posati sul suo piatto ancora intatto.


Come sintetizza la quarta di copertina:
 
La maestria quasi offensiva dello stile, e l'ironico scintillio  di una cultura rara, fanno di Parodia il più insolente caso letterario di questi anni.



Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza di Juan Rodolfo Wilcock, c'è un bel sito a lui dedicato:

http://www.wilcock.it/

e, naturalmente, Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Juan_Rodolfo_Wilcock

Nessun commento:

Posta un commento