mercoledì 18 settembre 2013

William Saroyan - CHE VE NE SEMBRA DELL'AMERICA? - Oscar Mondadori 1965 - £ 350


William Saroyan (1908-1981), nato in California da genitori armeni, è uno degli scrittori più vivi e interessanti della letteratura americana tra le due guerre e il più americano, secondo un giudizio di Elio Vittorini, che ha curato la traduzione di questa raccolta di racconti, e che li fa precedere da una rigorosa prefazione, dove analizza la sua scrittura e la sua poetica.

Scrive, tra l'altro, Vittorini: 

Il carico di vecchio mondo è in lui ogni volta diverso, come profuno, ma comune è la terra, comune è la lingua, sempre la stessa è la storia, e Saroyan finisce per vedere al di là dei limiti geografici della terra americana, vede tutta la terra, e allora l'uomo, questo armeno o questo filippino, o anche questo assiro diventa, pur nel suo profumo speciale che è solo profumo, simbolo di tutta la razza umana.     (.......)
Ma, letterariamente, culturalmente, Saroyan è in linea con la cultura letteraria più nuova del mondo, la cultura, per lui, della lingua in cui scrive, e la sua prosa scorre ricca di tutte le esperienze letterarie moderne. La sua immagine è elementare, ma salta fuori magica, in virtù del ritmo che la sostiene e talora la porta a ripetersi. Velocissimo è il modo che ha di infilare le immagini, di dire le cose, insomma il tempo, il ritmo: ma procede soggetto a obbligati riposi, obbligate cadenze, che continuamente la ricommisurano alla metafora iniziale. Ed essenziale, secco, calcolato per l'effetto di evidenza delle figure è il dialogo, ma battuta per battura suona sempre come se in esso variassero semplicemente, fino magari a raggiungere l'acuto, i motivi della composizione. Evidentemente Saroyan, anche se non ha mai scritto versi, si è aperto la sua strada di scrittore attraverso gli archi di Eliot e di Ezra Pound.






Che personaggi incredibili escono dalle pagine di questi racconti! Nell'America della grande depressione, dove nonostante le grandi difficoltà economiche non viene meno  la sensibilità verso gli altri, il senso di appartenenza, e una profonda umanità che unisce persone diverse. In alcuni racconti, dove protagonisti sono due fratelli adolescenti, vengono in qualche modo anticipati i temi che sono sviluppati ampiamente nel capolavoro di Saroyan, La commedia umana, e questi temi sono la presa di coscienza della realtà in cui viviamo e la perdita dell'innocenza. 

Nel racconto Me stesso sulla terra, con un linguaggio che ricorda Walt Whitman, Saroyan espone il suo manifesto poetico:

Cominciare è sempre difficile, perché non è una cosa semplice scegliere da tutto il linguaggio la parola luminosa che dovrà durare eterna: e ogni volta che l'uomo parla, da solo, non dice che una singola parola. Poesia, storia o racconto è ogni volta, come ogni sogno, una parola di quel linguaggio che ancora non abbiamo tradotto, di quella saggezza notturna che mai è stata espressa, quel vocabolario di eternità che non conosce grammatica e leggi.
Grande è la terra.  E con la terra tutte le cose sono grandi, i grattacieli e fili d'erba.
L'occhio può amplificare se la mente e l'animo lo permettono. E la mente può distruggere il tempo che è fratello di morte e fratello, ricordiamolo, di vita insieme.
Più grande di tutto è l'ego, il germe dell'umanità stessa, dal quale è nato Dio ed è nato l'universo, il cielo, l'inferno, e la terra, la faccia dell'uomo, la mia, la tua, la vostra; gli occhi nostri. Perchè sono io, lo dico con pena, che godo.
Sono un giovane in una vecchia città.
E' mattina e mi trovo in una piccola stanza, curvo su un mucchio di gialla carta da scrivere, l'unica qualità di carta che posso permettermi e che costa dieci centesimi di dollaro ogni sentosettanta fogli.
Tutta questa carta davanti a me è nuda di linguaggio, pulita, perfetta, e io sono un giovane scrittore sul punto di cominciare qualcosa.
E' lunedi....
23 settembre 1933. Oh, gloria di essere vivo! di essere ancora un vivente!
(Ma io sono vecchio, ho camminato per strade e strade, per città e città, per giorni, giorni e notti, Ora sono venuto a me stesso.
Di sopra a me, appeso al muro di questa piccola stanza in disordine, c'è la fotografia di mio padre morto, e io sono spuntato fuori dalla terra con la faccia sua e gli occhi suoi e scrivo in inglese quello che lui avrebbe scritto nella lingua del nostro popolo. Siamo lo stesso uomo, uno vivo e uno morto). 
Fumo con furore una sigaretta, perché il momento è di grande importanza per me, ossia per ognuno. Sono occupato a mettere giù linguaggio, il linguaggio mio, su un foglio pulito di carta, e tremo.
E' di enorme responsabilità lavorare con le parole. Non vorrei dire nulla di falso... Io non voglio essere un cerebrale. Ho una terribile paura di poterlo essere. Non lo sono mai stato in tutta la mia vita, e ora mi sono messo a fare un lavoro che è più importante della vita stessa non voglio pronunciare una sola parola falsa. Da mesi e mesi mi dico: "Tu devi essere umile.Questo sopratutto: essere umile". E sono risoluto a non perdere il mio carattere.
Sono uno che scrive storie, e non ho che una storia da raccontare: l'uomo.

Trovo questo racconto,  che poi è un racconto su di lui e della sua macchina da scrivere, di una forza irresistibile: profondo, ironico, sincero, lirico. Se non fosse troppo lungo l'avrei trascritto integralmente, perché essendo esaurito da tempo il volume (e a nessuno viene in mente di ristampare il vecchio Saroyan) sarebbe stato l'unica maniera di poterlo leggere.

Altrimenti, chi è interessato, può trovare molto usato a questi link:

 http://www.libreriaincanto.it/Letterature/Letteratura-angloamericana/Che-ve-ne-sembra-dellAmerica_5062.html

 http://www.ebay.it/sch/i.html?_nkw=saroyan&clk_rvr_id=522208284627&adpos=1o1&MT_ID=63&crlp=27340008623_2420816&device=c&geo_id=33486&keyword=saroyan&crdt=0