lunedì 11 novembre 2013

Anna Maria Ortese - POVERI E SEMPLICI - I Premi Strega - Club degli Editori 1970


Anna Maria Ortese (1914-1998) è considerata, insieme ad Elsa Morante, la maggiore narratrice   che il nostro Novecento abbia prodotto.  

Poveri e semplici (1967) è il suo secondo romanzo, il primo era stato L'Iguana (1965), seguirono: Il porto di Toledo (1975), Il cappello piumato (1979), Il cardillo innamorato (1993), Alonso e i visionari (1996). 

Ma l'attività della Ortese ha spaziato in tutti i territori della narrativa: racconti, novelle, cronache, poesia. Ed è proprio con una raccolta di racconti,  Angelici dolori, che esordisce nel 1937, ma sarà nel 1953 con il dirompente  Il mare non bagna Napoli, che all'epoca fece, per ragioni diverse, scalpore quanto il recente Gomorra di Saviano, ad imporla prepotentemente all'attenzione del paese. Il libro ottenne un  premio speciale a Viareggio, che non la compensò delle infinite  polemiche  con gli intellettuali di Napoli, criticati - forse ingiustamente - in modo spietato.

Maria Bellonci, parlando del Premio Strega 1967 alla Ortese, ricorda che in quegli anni la pornografia si affacciava prepotente al cinema e pareva condizione addirittura necessaria per chi si mettesse a scrivere. E qualcuno ha visto  nella scelta del libro della Ortese una forma di tacita ribellione dei votanti contro la moda dell'imperante oscenità. 

 Prosegue Maria Bellonci:

Poveri e semplici è un libro esile, forse semplice ma non povero; è un piccolo poema di una purezza inquetante e come sul punto di frantumarsi, una memoria del tempo perduto e ritrovato nelle sillabe sguarnite.

Scrive nella prefazione il poeta Alfonso Gatto:

Poveri e semplici è la poesia degli esseri e dei sentimenti che mandano avanti il mondo. E' un racconto inaspettato, di illuminata felicità, di vivente trepidazione. Una scrittrice chiama l'amore, e con parole che torneranno dal silenzio e dal cuore degli uomini. «Io lo sentivo, sentivo ch'era dappertutto: in quest'acqua, nei monti, negli occhi degli uomini,nella miseria come nella gioia, dove si resisteva, dove si apettava.» E non so se sia il gesto della parola - una parola energica, risoluta, più che espansa - a dare il piglio di questa lontana vista, là dove la Ortese è col suo «primo sole», nel dirci: «... a volte, solo a pensarlo, mi veniva di portarmi una mano, ridendo, sugli occhi».


I poveri e semplici del romanzo sono giovani appena usciti dalla guerra e dalla lotta di liberazione, per loro i valori della resistenza sono ancora valori assoluti, e  comunismo non è un'astrazione ideologica, ma pratica quotidiana, più simile al socialismo utopico ottocentesco che a un regime autoritario e centralista. Ingenui e generosi, estranei alle rigide contrapposizioni partitiche, sembrano essersi imbevuti piuttosto che di testi rivoluzionari di Leaves of Grass di Whitman o Canto general di Neruda.

Roy era con noi quella sera, e ora guardava il giornalista, ora Andrea, ora me, con un sentimento che mi stupiva: di simpatia e  amicizia, che finora, così apertamente, non aveva mostrato mai.
 «Ho saputo, Gill, che tu canti, qualche volta... hai una bella voce», disse rivolto al nostro nuovo amico.
Questi si schernì, proprio perché era vero, e anzi, per una canzone partigiana, che cantava meravigliosamente (e partigiano lo era stato davvero, sebbene per poche settimane, e anche, credo, ferito), intitolata Quinto Reggimento, lo chiamavano scherzosamente «El Quinto». Ma poi come ripensandoci, si accostò a Roy, e sfiorando con un dito la chitarra che il ragazzo reggeva sulle ginocchia:
«Carmela: conosci Carmela?», domandò. Era un'altra bellissima canzone di guerra, ed egli ne accennò qualche nota, con una voce che non mi parve niente di eccezionale, bassa e roca.
(...........)

Io provavo una serenità, un bene, come una resurrezione, dentro di me, che senza eccitarmi molto, causa la mia fredda natura, però mi esaltava, e vedevo ogni cosa tanto perfetta, la bella sera verde, quei giovani, la mia Soniuccia, la buffa e cara figura del Barone, quasi tutto ciò io lo avessi sempre aspettato, e fosse perfetto, e non trascolerebbe più. E abbassai il viso, per la piena di questi sentimenti, come  a prolungarli o intenderli meglio.

Questo volume del Club degli Editori, collana I Premi Strega, contiene anche il romanzo L'Iguana, che quando uscì nel '65 incontrò un solido muro di incomprensione. Ma trattandosi di un romanzo assai diverso di Poveri e Semplici, per la sfrenata fantasia che lo sostiene, facendone uno dei pochi casi di realismo magico della letteratura italiana, credo per questo opportuno parlarne prossimamente, e in modo circostanziato.

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