mercoledì 15 gennaio 2014

Antonio Gramsci - LETTERATURA E VITA NAZIONALE - Editori Riuniti 1971 - £ 700


Nella collana Le idee degli Editori Riuniti, nel lontano 1971 uscirono in sei volumi i Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci (1891-1937), così suddivisi: Materialismo storico, Gli intellettuali, Il Risorgimento, Note sul Macchiavelli, Letteratura e Vita nazionale, Passato e Presente.

 La particolarità di questo ormai squinternato quinto volume, è la presenza, in appendice, delle Cronache teatrali, compilate da Gramsci tra il 1916 e il 1920 per i giornali  Il grido del Popolo e L'Avanti, e qui molto intelligentemente inserite per dare una visione complessiva della sua opera.

Le Cronache teatrali, ci raccontano  una Torino che, nonostante la guerra in corso, ha un numero sorprendente di teatri attivi - gli storici Carigliano e Alfieri, ma anche Balbo, Regio, Chiarella, Scribe e un Teatro del Popolo - che mandano in scena lavori, anche importanti, con compagnie teatrali formate da attori memorabili: dal mitico Ruggeri Ruggeri (ricordate?, la voce del Crocifisso che dialogava con di Don Camillo), Ermete Zacconi, Emma Grammatica, Angelo Musco, Lyda Borelli, Dina Galli .... 

Dalla lettura delle Cronache teatrali emerge la visione che Gramsci - ricordiamolo, allora poco più che ventenne - aveva del teatro, e della sua insostituibile funzione culturale e morale, anche in rapporto al nascente cinematografo - allora ancora muto - considerato, grosso modo,  con lo scarzo apprezzamento che noi oggi riserviamo alla televisione.


Si dice che il cinematografo sta ammazzando il teatro. Si dice che a Torino le imprese teatrali hanno tenuti chiusi i loro locali nel periodo estivo perché il pubblico diserta il teatro, per addensarsi nei cinematografi.    ...........   La ragione della fortuna del cinematografo e dell'assorbimento che esso fa del pubblico, che prima frequentava i teatri, è puramente economica. Il cinematografo offre le stesse, stessissime sensazioni che il teatro volgare, a migliori condizioni, senza apparati coreografici di falsa intellettualità, senza promettere troppo mantenendo poco.    ..........    Prendersela col cinematografo è semplicemente buffo. Parlare di volgarità, di banalità, ecc., è retorica bolsa. Quelli che credono veramente a una funzione artistica del teatro, dovrebbero invece essere lieti di questa concorrenza. Perché essa serve a far precipitare le cose, a ricondurre il teatro al suo vero carattere.     (26 agosto 1916)    

Nei giudizi espressi, nelle molte stroncature, spesso Gramsci usava un'ironia sferzante:
"Cavour" di G.B.Ferrero allo Scribe.
Non sono poche le disgrazie che hanno afflitto la memoria e il nome dello statista piemontese. Da quelle procurategli dai suoi sedicenti continuatori in politica, alle più recenti che hanno tratto la figura di Cavour a calcare le scene nelle truccature degli attori degni e indegni a seconda del caso. G.B.Ferrero nei suoi cinque atti, ha recato l'estremo oltraggio allo statista; l'ha rimpicciolito a macchietta regionale, a macchietta dialettale, e Mario Casaleggio ne ha assunto la parte, con quella serietà di intendimenti che poteva aspettarsi da un istrione della sua fatta. Cinque atti, un autore dialettale, Mario Casaleggio! E non esiste nessun nume che preservi le figure storiche rispettabili da questi oltraggi degli ammiratori da strapazzo!    (20 dicembre 1916)


Le Cronache teatrali di Gramsci coincidono, per periodo storico, con alcune prime rappresentazioni di molte opere di Pirandello (1867-1936),questo quanto scrive a proposito di Liolà:

I tre atti nuovi di Luigi Pirandello non hanno avuto successo all'Alfieri. Non hanno avuto almeno quel successo necessario perché una commedia diventi redditizia. Ma Liolà ciò nonostante rimane una bella commedia, forse la migliore delle commedie che il teatro dialettale siciliano sia riuscito a creare. L'insuccesso del terzo atto, che ha determinato il ritiro momentaneo del lavoro dalle scene, è dovuto a ragioni estrinseche: Liolà non finisce secondo gli schemi tradizionali, con una buona coltellata, o con un matrimonio, e perciò non è stata accolta con entusiasmo: ma non poteva che finire così come è, e pertanto finirà con l'imporsi.  (4 aprile 1917)

A differenza di Benedetto Croce, che non stimava il Pirandello romanziere o drammaturgo, Gramsci aveva visto con chiarezza la novità rappresentata dal teatro pirandelliano, e così si esprimeva a proposito de Il piacere dell'onestà, che ebbe il suo esordio al Carignano, il 29 novembre 1917:
Luigi Pirandello è un "ardito" del teatro. Le sue commedie sono tante bombe che scoppiano nei cervelli degli spettatori e producono crolli di banalità, rovine di sentimenti, di pensiero. Luigi Pirandello ha il merito grande di far, per lo meno, balenare delle immagini di vita che escono fuori dagli schemi soliti della tradizione, non possono essere imitate, non possono determinare il cliché di moda. C'è nelle sue commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretizzarsi sempre in rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro italiano, d'una plasticità e d'una evidenza fantastica mirabile.

E' bene ricordarlo: quello di cui si sta parlando è solo l'Appendice; il resto del volume, ordinati per argomenti, sono: Arte e Cultura, Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana, Letteratura popolare, I nipotini di padre Bresciani, Lingua nazionale e grammatica, Osservazioni sul folclore.

Un libro, anzi un'opera che non dovrebbe mancare in ogni biblioteca. 


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