mercoledì 1 gennaio 2014

Leonardo Sciascia - IL CAVALIERE E LA MORTE - Adelphi 1988 - £ 14.000

                             


Quando alzava gli occhi dalle carte, e meglio quando appoggiava la testa sull'orlo dell'alto e duro schienale, la vedeva nitida, in ogni particolare, in ogni segno, quasi il suo sguardo acquistasse un che di sotttile e puntuto e il disegno rinascesse con la stessa precisione e meticolosità con cui, nell'anno 1513, Albrecht Dürer lo aveva inciso.
Il personaggio che così acutamente osserva l'incisione di Dürer, acquistata anni prima e da cui non si è mai separato nei vari trasferimenti per i commissariati d'Italia, è indicato nel romanzo solo come il Vice, e di lui, personaggio simbolico, non conosceremo mai il nome. Quella suggestiva incisione ha una qualche attinenza con il romanzo? Forse, ma solo come  riflessione generale sul senso della vita, sulla presenza ossessiva della morte e, indirettamente, sulla scomparsa nel titolo del terzo personaggio, il Diavolo, anche perché giudicata dall'autore: presenza ormai inutile essendo gli uomini in grado di far meglio di lui.

Laonardo Sciascia (1921-1989) scrisse questo romanzo "poliziesco" un anno prima della sua morte per un tumore diagnosticatogli pochi anni prima. Il titolo di questo romanzo, Il cavaliere e la morte, da alcuni considerato una sorta di testamento laico, è seguito dall'indicazione Sotie. soties sono testi drammatico-satirici comparsi in Francia tra il XVII e il XVIII secolo, componimenti allegorici basati sulla satira sociale e politica. Ci troviamo, quindi, come spesso accade nei romanzi di Sciascia, di fronte ad un romanzo che solo apparentemente appartiene al genere "poliziesco", essendo invece un'amara analisi della realtà italiana alla fine degli anni '80.

Il caso di cui si parla nel romanzo è l'omicidio dell'avvocato Sandoz, uomo di potere, legato da amicizia e forse da loschi affari con l'Ingegnere Cesare Aurispa, Presidente delle potenti Industrie Riunite. Il mondo nel quale i fatti si svolgono sembra un mondo parallelo al nostro, dove si intuisce che, similmente al nostro, i giochi di potere si intrecciano con la politica, condizionando di fatto le indagini. 

Una fantomatica organizzazione terroristica, denominata ragazzi dell'ottantanove, prima timidamente, poi sempre più spavaldamente - tanto da far pensare che nasca dal nulla (o dal potere stesso che dichiara di voler combattere) e si autoalimenti dalle sue stesse azioni,  tiene in scacco le autorità fino all'imprevedibile epilogo.