domenica 9 febbraio 2014

Marcello Pezzetti - IL LIBRO DELLA SHOAH ITALIANA 2 voll - Repubblica 2014 - € 9,90 cad.


Il primo libro sulla Shoah, l'ho letto nei primi anni '60 quando iniziai a lavorare al magazzino Mondadori di Roma. Nei momenti di calma, specialmente nei pomeriggi estivi, quando il lavoro scarseggiava, passavamo il tempo mettendo ordine, arrampicati sulle scale tra gli scaffali, ma anche leggiucchiando i libri da sistemare. Un giorno mi capitò quel tale libro - non ricordo la collana - era in brossura, bianco, con sopracopertina trasparente e un aspetto innocente: l'autore misterioso, Ka-tzenik 136533, il titolo: La Casa delle bambole.  La sigla che identificava l'autore era il numero che i tedeschi gli avevano  tattuato sul braccio quando era stato internato ad Auschwitz. Un libro terribile, raccontato con una crudezza di immagini che ancora oggi mi sgomenta.

In seguito venne la lettura di Primo Levi: Se questo è un uomo, e La tregua. Entrambi raccontano un'esperienza individuale in un contesto di generale sofferenza, umiliazione e degradazione morale e fisica dell'uomo.

La differenza sostanziale di quest'opera proposta da Repubblica, è che si tratta della testimonianza corale di quei cittadini italiani di religione ebraica sopravvissuti alla deportazione, dopo che il regime fascista, con una legge spregevole, li aveva privato di tutti i più elementari diritti politici, civili e umani.


Marcello Pezzetti, autore di questi due volumi sulla Shoah italiana, è uno storico specializzato nello studio della Shoah e Direttore Scientifico del Museo della Shoah che dovrà sorgere a Villa Torlonia a Roma, consulente storico per i film Schindler's List e La vita è bella  e, non poteva essere altrimenti, bestia nera di tutti i negazionisti.

Renzo Gattegna, presidente delle UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane), nella prefazione a quest'opera, afferma:

E' il racconto corale di un pezzo d'Italia nel suo periodo storico più terribile, di un'Italia indifesa, abbandonata, perseguitata, straziata, ma che ha trovato la forza di ricostruire una vita dignitosa. Le voci di quell'Italia ci costringono a riflettere sul significato di "minoranza", di "tolleranza", di "convivenza", di "cittadinanza" e di "civiltà".

Dall'Introduzione di Marcello Pezzetti:
L'opera che viene ora offerta al pubblico è dunque il risultato di un lavoro di ricerca lungo e complesso. Un lavoro che è stato doloroso innanzitutto per chi è stato intervistato, spesso consapevole di offrire con grande generosità una parte importante della propria vita che aveva deciso di non rendere mai pubblica, in secondo luogo per i componenti delle loro famiglie, che in molti casi hanno assistito alle interviste e hanno appreso la sorte dei loro cari nei dettagli solo in quell'istante, infine per noi che abbiamo raccolto la loro memoria, dal momento in cui è stato estremamente difficile mantenere un equilibrio tra il necessario rigore scientifico che doveva contraddistinguere il nostro approccio e il coinvolgimento umano che la drammaticità delle testimonianze suscitava.
Le testimonianze iniziano da com'era il mondo di prima,  procedendo in un crescendo che segue l'evolversi degli avvenimenti storici:  dall'occupazione tedesca agli arresti attraverso retate e utilizzando la schedatura di tutti gli ebrei effettuata con la promulgazione delle leggi razziali del '38, le complicità dei fascisti italiani, le delazioni: 500 lire per ogni ebreo denunciato, il saccheggio e la spoliazione continua di ogni loro  avere; l'odissea della permanenza nelle carceri e nei lager italiani: Fossoli e Risiera di San Saba,  poi le partenze verso la Germania, il viaggio allucinante nei carri bestiame, l'arrivo ad Auschwitz dove  le famiglie, tenute unite fino ad allora per impedire le fughe, vengono divise subito con la selezione iniziale: chi è abile per il lavoro si salva momentaneamente, mentre gli altri, anziani, malati e bambini, con l'inganno, direttamente  nelle camere a gas e poi nei forni crematori.

Questo percorso attraverso fasi che sono veri gironi infernali, raccontato direttamente in prima persona, senza alcuna voce narrante esterna al protagonista-collettivo, rende l'opera particolarmente intensa e coinvolgente.

Le leggi antiebraiche del 1938:
La mamma si chiamava Mira Perlof ed era nata in Russia e papà si chiamava Giovanni Bucci. Papà era cattolico non praticante e la mamma ebrea non praticante. (Tatiana Bucci)
La mia era una famiglia di antifascisti. Certo mio padre non è che fosse un militante, però cercava di insegnarci princìpi che erano assolutamente l'opposto di quelli del fascismo. (Piero Terracina)
Mi ricordo che nel '38 sono comparsi dei giornali e delle riviste con gli ebrei raffigurati con delle facce strane, dei nasi, delle orecchie, delle forme che facevano schifo. (Rosa Hanan)
Io frequentavo la scuola italiana gestita dai preti, ero l'unico ebreo in classe, mia sorella quella delle suore. Quando l'insegnante, un frate, mi ha chiamato: "Samuel Modiano, vieni qua!" io credevo che volesse interrogarmi, invece mi ha detto: "Guarda, da questo momento tu sei espulso da questa scuola!" Io gli ho chiesto: "Scusi, ho fatto qualcosa di male?" Non capivo, mi son messo paura, ho pensato: "Quando arrivo a casa papà mi ammazza..." Espulso... era la più grande punizione che potessi avere. Arrivato a casa, ho detto subito a mio papà: "Non ho fatto niente!" Mi ha detto: "Tranquillizzati!" Lo sapeva già. (Samuel Modiano)
A Ferrara c'erano Matilde Bassani, Giorgio Bassani... eran tutti lì, buttati fuori dalle scuole, che davano lezione a noi. (Franco Schönheit)
Il 25 aprile 1943, con la caduta di Mussolini, gli ebrei si illusero che fosse finito il periodo delle persecuzioni; ma il governo Badoglio, però, non abrogò le leggi antiebraiche.

C'era il coprifuoco a Roma, ma abbiamo visto tutta la gente che si riversava nel ghetto: "Ebrei, uscite! Siete liberi! E' caduto il fascismo, è caduto il fascismo!" Il ghetto era diventato il centro di Roma. Tutta Roma era antifascista: tutti quanti là che fossimo a festeggiare, che era finito tutto perché il fascismo era caduto. Sembrava 'a liberazione, insomma. (Settimia Spizzichino)

Era invece era l'inizio della discesa agli inferi.
Venne il 16 ottobre e scappassimo tutti. Fu un macello. (Raimondo Di Neris)
Il 16 ottobre accerchiarono el ghetto e io scappai via. Anvece mio papà rimase lì, dentro casa ando stava. Lo portarono via co mi' sorella, mi' madre e co 'na zia che stava dentro casa nostra. (Settimio Piattelli)
A Regina Coeli siamo stati dentro sedici giorni, al piano tera, cella 302. Celle piccole, più piccole di dove abito. Poi 'ncontrai mi fratello, con gli altri, che andava alle Fosse Ardeatine. Però non sapevamo dove andavano... Chi era con me era gente brava, bisogna dire quello che è. (Erina Fornaro Di Veroli)
Siamo montati su questi camion e hanno cominciato a battere atrocemente le persone che non riuscivano a salire presto. Dopo ci hanno messo dentro i treni. (Rachele Cohen)
Quando ci hanno caricato sui camion per trasportarci alla stazione, un soldato tedesco, una bestia, ha dato molti colpi di bastone sulla testa di mia sorella Virginia, perché aveva detto qualcosa  a mia madre, mentre avevano detto che bisognava stare zitti. (Lea Gattegno)
Una è morta perché quando l'han tirata su le han trovato nella cintura dei marenghi d'oro. Allora l'han pestata a morte con la testa del fucile e l'han lasciata li. Sua figlia invece è venuta con noi sui vagoni. (Graziella Perez)
Sui treni piombati:

Per la stanchezza del viaggio, eravamo in una tremenda confusione soprattutto mentale. Per far posto alla gente anziana o malata, il tempo che mi sono potuto sedere sul pavimento del carro credo che sia stato molto poco. Mio nonno aveva ottantaquattr'anni, avrebbe potuto fare il viaggio in piedi? (Piero Terracina)
Io non avevo sensazioni. Io proprio l'ho tagliate: né pianto, nè preghiere. Mai detto: "Signore, aiutami!", mai. Poi non mangiavo, non mi interessava. (Dora Venezia)
Eh, li urli che facevano i bambini miei... erano miei nipoti, erano piccoli... una tre anni e una qualche mese. Una se chiamava Alba Celeste e una Liana, erano figlie di mio fratello. Erano bellissime. (Leone Sabatello)
Uno, porello, l'hanno mitragliato perché voleva scappà e allora tutto il viaggio a farlo punire così, dissanguato dentro il vagone. (Enrica Zarfati)
Eh, jerimo stupide, mia mama, mie sorele, eco che digo, sempie, non capimo. E dopo i ga lasà là senza magnar, senza acqua... se faseva la pipì, tutto dentro i vagoni, i fioi piangevano. E poi tanta gente malata. Non pensiamo questa cativeria. (Matilde Mustacchi)
Non bevevi, non pisciavi e non andavi di corpo. Uno attaccato all'altro, con tutti i pidocchi, un disastro! Non avevamo più niente, le cose migliori se l'erano prese loro, maledetti" (Stella Benveniste)
Ormai il pudore era finito. Ognuno faceva qualcosa, la parte leggera, diciamo così, e poi si vuotava dall'alto. Naturalmente col vento, nel treno, tutto tornava dentro. (Lucia Franco Gazzolini)
L'arrivo a Auschwitz e la selezione iniziale:

Se non ti sbrigavi a scendere dal treno, ci prendevi le bastonate. Loro non parlavano, non parlava nessuno. Mamma... che andavi a sapere che la portavano direttamente al forno? Non abbiamo fatto in tempo a salutarci, no, perché t'acchiappavano e te buttavano là come stracci. (Silvia Di Veroli) 
Arrivammo all'albeggiare. E quando aprirono questi vagoni, là cambiò tutto, perché cominciarono a picchiare vecchi e donne che non ce la facevano a mettersi subito in fila. Quando hanno aperto le porte è cambiato tutto come se adesso vedi c'è il sole e d'improvviso diventa tutto buio pesto. I bambini li dividevano, li strappavano dalle madri. Era tutto un urlo, un chiasso spaventoso su questa pensilina di questa stazione ferroviaria. La divisione la faceva un sottufficiale: indicava con un frustino come quelli dell'equitazione. Erano più quelli che andavano da una parte. Tanti, diciamo, volevano fare i furbi: questo qua diceva:"Chi è che vuole andare a lavorare, di qua! I vecchi, le donne là!" Allora tanti si buttavano da quella parte. M'hanno chiesto l'età, ho detto la verità: sedici anni e mezzo. Sono stato indicato al gruppo dei lavoratori. (Alberto Mieli)
C'hanno messo tutti 'ncolonnati. E' venuto il comandante, s'è messo là col bacchettone suo: " Te de qua e te de là!" I bambini, 'e donn'anziane, tutte da 'na parte... già dopo n'ora n' c'erano più. (Settimio Piattelli)

Questi due volumi,  con le voci dei protagonisti trascritte mantenendo le diverse inflessioni dialettali, assemblate in un crescendo sequenziale, rappresentano la testimonianza unica della terrificante esperienza vissuta da questi cittadini italiani traditi dalla loro nazione. 

Che la lettura di quest'opera, aldilà della commozione che suscita, possa far germogliare nei cuori e nelle menti dei lettori, la sacrosanta ribellione per tutte le forme di discriminazione, e la determinazione a respingere il ripugnante negazionismo e/o revisionismo storico, anticamera di un nuovo fascismo. 

In questo link la puntata di una trasmissione televisiva del 1992 di Natalino Piras, con scene dal film Fuga da Sobibor (1987)

https://www.youtube.com/watch?v=swXQsdFKIN0&feature=youtu.be