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mercoledì 3 aprile 2013

Raffele La Capria - FERITO A MORTE - Bompiani - XIII Edizione 1962 - £ 1.200




Questo secondo romanzo di Raffaele La Capria vinse nel 1961 uno dei più combattuti Premi Strega, prevalendo di un solo voto su Delitto d'onore di Arpino e Ballata levantina di Fausta Cialente. Così lo ricorda Maria Bellonci nel suo Come un racconto gli anni del Premio Strega:

Nel 1961 la votazione a Villa Giulia ebbe carattere di vero spettacolo. Arrivarono a un passo dal traguardo in tre: Fausta Cialente con Ballata levantina, Giovanni Arpino con Delitto d'onore, e Raffaele La Capria con Ferito a morte. L'enorme pubblico ondeggiava ad ogni voto che il presidente del seggio Luigi Barzini, come sempre compiutamente calato nella sua parte, scandiva con voce rilevata. All'ultimo, per un solo voto vinse La Capria e la Cialente e Arpino rimasero indietro di un passo. Sebbene il titolo del premio spettasse a La Capria, si poteva dire che i vincitori erani stati tre: e si palesava così il giudizio critico dei votanti che indicavano un peso non molto dissimile nei tre libri tanto diversi. Dalle pagine della Cialente si alzava un ritratto prestigioso della nonna in Egitto che è un'apparizione indimenticabile nella narrativa italiana. Arpino impugnava in Delitto d'onore un problema meridionale aggredendolo a soprassalti estrosi e ironici che davano alla pagina un'evidenza quasi plastica. Nuovo di tendenza e di linguaggio, Ferito a morte era il più difficile per la lettura del pubblico fra i tre libri. Nelle avventure del pescatore subacqueo napoletano si appassivano le fragranze marine esalate dal racconto: e la scrittura a cadenze frammentate e rinfrangenti rifletteva il modo di vivere di una società toccata da un dolore di pigrizia che diventava disfacimento.

Giorgio Bàrberi Squarotti nell'edizione del Club degli Editori 1969- collana  I Premi Strega  - definisce con una acuta analisi il libro di La Capria testo definitivo del rinnovamento tecnico e tematico della nostra  narrativa dopo la definitiva crisi del neorealismo:

Ferito a Morte fin dalla costruzione rivela l'intento dell'autore di recuperare la grande lezione tecnica dell'avanguardia del primo Novecento, utilizzando il monologo interiore come misura unica che regola sul tempo della coscienza, non su un'oggettiva cronologia, il movimento e il significato degli eventi.

Già dalla lettura dell'incipit si percepisce la leggerezza e la musicalità del linguaggio di La Capria:


La spigola, quell'ombra grigia profilata nell'azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come un reattore quando lo vedi sbucare ancora silenzioso nel cerchio tranquillo del mattino. L'occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese - è vicina, vicinissima, a tiro. La Grande Occasione. L'aletta dell'arpione fa da mirino sulla linea smagliante del fucile, lo sguardo segue un punto a destra delle branchie. Sta per tirare - sarà più di dieci chili, pensa - e la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disubbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona. Luccica lì, sul fondo di sabbia, la freccia inutile. La spigola passa lenta, come se lui non ci fosse, quasi potrebbe toccarla, e scompare in una zona d'ombra, nel buio degli scogli.

E' facile per il lettore essere preso dalla misteriosa atmosfera del romanzo, attraverso i sogni, i pensieri, i discorsi, le descrizioni, i ricordi, riferiti secondo il punto di vista dei vari personaggi che attraversano la storia, in un ozioso gioco che evidenzia lo spreco della loro giovinezza e la vita come un'occasione mancata.

Qui il link della bella intervista di Fazio a La Capria in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo
                 

             http://www.youtube.com/watch?v=mZ8782L5Etg


In questo link il sito ufficiale di La Capria dove spiega esaurientemente tutte le sue opere, ivi compreso questo Ferito a morte.

                                                      http://www.lacapria.it/libro.php?Id=2



Di questo libro possiedo entrambe le edizioni, la prima Bompiani XIII edizione, novembre 1962 e l'edizione per il Club degli Editori Collana Premi Strega del 1969, qui sotto reperibili usati.




giovedì 12 aprile 2012

Andrea Camilleri - IL DIAVOLO, CERTAMENTE - Mondadori 2012 - € 10,00

                                              

Per togliere l'impressione che questo blog si occupi solo di vecchi libri, quelli stampati negli anni '50 e '60 del secolo scorso, eccone uno fresco fresco di stampa, che inaugura la nuova collana Mondadori libellule.

Il formato è leggermente più largo, la copertina resa più robusta da due bandelle (o alette) che costituiscono la 2^ e la 3^ di copertina, che riportano una succinta introduzione al testo e una breve buografia dell'autore. Peccato la scarsa qualità della carta, speriamo almeno riciclata. Ma per 10 euro non si può pretendere troppo.

Dobbiamo a Raffaele La Capria la presentazione della collana, con questi accattivanti versi:


Libellula, chi ti diè questo nome?
Chi scelse la successione musicale delle labiali,
li - bel - lu - la,
come note uscite dai tasti di un pianoforte?
Due grandi e colorate ali trasparenti, tremule e trepide, quelle sei tu.
E tanto alata sei che quando sorvoli le acue stagnanti e l'erbe dei prati
di te solo le ali si vedono, velate veline di seta lucente.
A volte ti fermi nell'aria, tu, senza peso e imponderabile, leggera aligera.
Se lieve sulla pista di ghiaccio io vedo una fanciulla
che forma aeree figure danzanti, e sicura volteggia, salta , si leva e atterra,
è a te che penso, a te paragono la sua leggerezza.
"Come una libellula"
vuol dire una controllata eleganza in una liberata energia.
E controllata eleganza e liberata energia, come la tua, cerca nelle sue frasi
lo scrittore mentre vola la sua fantasia
e a volte si ferma - come fai tu - e a volte arretra - come fai tu -,
sospeso anche lui e oscillante, accampato a mezz'aria.
Libellula, bella libellula, dai a lui le tue ali.


Andrea Camilleri è una sorpresa continua, un proliferare instancabile di invenzioni narrative.

In questo suo ultimo lavoro il diavolo, certamente ci mette decisamente la coda nei 33 racconti di 3 pagine ciascuno, perché - spega Camilleri - scriverne 66 di 6 pagine ciascuno, forse più aderente all'idea generale del lavoro, era un  impegno troppo gravoso. Superfluo ricordare che 666 è il numero che simbolicamente rappresenta la bestia, in epoca contemporanea il diavolo.

In ciascuno di questi racconti - tutti divertenti, paradossali, imprevedibili - dove la varia umanità si esprime con le sue bassezze, i suoi slanci, i suoi desideri, l'imponderabile stravolge il normale corso della storia, regalandoci un finale a sorpresa.

 E' il diavolo che ci ha messo la coda? o il fatum o il destino già scritto, come che sia il divertimento è  assicurato.