lunedì 8 marzo 2010

UN LUOGO COMUNE DURO A MORIRE

Il problema come al solito è la memoria. 
Il problema come al solito è la conoscenza.

Io ricordo le ingiuriose scritte sui muri di Roma negli anni 50, che additavano al pubblico ludibrio Guido Aristarco: un vero linciaggio mediatico, con i mezzi casarecci di allora, di un critico cinematografico che aveva avuto l'ardire di scrivere con Renzo Renzi la sceneggiatura di un film sulla guerra di Grecia: l'Armata Sagapò.  

 Per aver pubblicato la sceneggiatura sulla rivista che dirigeva, Cinema Nuovo, venne condannato da un Tribunale Militare a quarantacinque giorni di reclusione nel carcere militare di Peschiera per vilipendio delle Forze Armate. La stessa motivazione che impedisce ai cittadini italiani di vedere e giudicare il film il Leone del Deserto di Mustaphà Akkad.

Ma la verità,  intesa come fatto innegabile, la si può coprire, nascondere, travisare, procrastinarne la diffusione, ma alla fine emerge chiara e lampante, perchè i fatti accaduti non possono essere cancellati e stanno lì in tutta la loro drammatica evidenza.

E' il caso di questo sconvolgente libro di Angelo Del Boca  Italiani , brava gente? Neri Pozza 2006, su un mito, profondamente radicato nella coscienza del popolo italiano, che si può così riassumere: noi abbiamo avuto il fascismo, abbiamo occupato e fatto guerra a nazioni che non ci avevano offeso, ma in fondo con la nostra umanità abbiamo fatto del bene a quei popoli, abbiamo portato la civiltà. Italiani brava gente, appunto. Non come i nostri alleati di allora, i tedeschi, quelli si, cattivi, crudeli. 

Tutto falso. Fin dalla premessa  del libro, Del Boca ci mostra una realtà assai diversa:

Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del vicerè d'Etiopia, maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di italiani, civili e militari, uscivano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla più furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto.
Armati di randelli, mazzi, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque - uomo, donna, vecchio o bambino - incontravano sul loro camino nella città-foresta di Addis Abeba. E poiché era stabilito che la strage durasse tre giorni, e l'uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigativi ed efficaci. Il pù pratico era quello di cospargere una capanna di benzina e poi di incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, con il lancio di una bomba a mano.
 Nessuno ha mai stilato un bilancio preciso degli etiopici che sono stati uccisi dal 19 al 21 febbraio 1937. Si va da un minimo di 1400 a un massimo di 30.000, a seconda delle fonti.
Le migliaia di italiani che hanno partecipato alla strage di tanti innocenti, che nulla avevano a che fare con l'attentato, non hanno mai pagato per i loro delitti. Non sono mai stati inquisiti. Non hanno fatto un solo giorno di prigione. Dopo l'estenuante mattanza, sono tornati alle loro case e alle loro caserme, come se nulla fosse accaduto. Chi aveva famiglia in città, ha continuato, senza problemi, senza sentimenti di colpa, a gestire i propri affari, ad accarezzare i figli, a fare all'amore, come se in quei tre giorni di sangue il suo forsennato impegno nell'uccidere fosse stata la cosa più naturale, più ammirevole.
Il libro si sviluppa poi in tredici capitoli,  ognuno dei quali ha una ricca nota delle fonti, archivi dei  vari Ministeri: Esteri, Africa Italiana, Africa Orientale, Segreteria particolare del duce, Carteggio riservato, Archivio Rodoldo Graziani, Archivio centrale dello Stato ecc.

Si parte dalla "guerra al brigantaggio" nell'Italia post-unitaria, alla "resa dei conti" dopo l'8 settembre e l'armistizio, passando per l'Eritrea,  per Tripoli bel suol d'amore, per la prima Guerra Mondiale e poi l'Etiopia e la Slovenia. Un lungo  percorso di errori ed orrori, di torture, genocidi e crimini contro l'umanità.

Alla fine della 2a Guerra Mondiale, le potenze vincitrici stilarono un elenco di criminali di guerra italiani e ne chiesero l'arresto, ma in pratica nessuno fu estradato e nessuno pagò per i suoi crimini. C'è un sito dove si possono leggere documenti dell'epoca  e l'elenco dei criminali di guerra italiani:

http://www.criminidiguerra.it/documenti.shtml