domenica 16 dicembre 2012

Gabriel Garcia Màrquez - UN GIORNALISTA FELICE E SCONOSCIUTO - Feltrinelli -1974 - £ 8.000


Ci sono scrittori famosi che sono stati, all'inizio della loro carriera di narratori, giornalisti affermati, ma i cui articoli e corrispondenze, da subito lasciavano presagire la futura evoluzione, cioé prefiguravano in qualche modo il romanziere che era in loro.  Credo che Dino Buzzati e Garcia Marquez siano due autori esemplari per avvalorare questa tesi.

Diceva Buzzati, storico giornalista del Corriere, inviato sperciale e corrispondente di guerra,  che "dal punto di vista della tecnica letteraria il giornalismo è una scuola esemplare".

A me sembra che le opere di Buzzati e di Marquez siano come pervase da un'alchimia, una chiave narrativa particolarmente congeniale ad entrambi, che è la fusione di fantastico e cronistico.

Questo libro edito nel '74 raccoglie solo alcuni degli articoli che nel 2001 saranno pubblicati integralmente da Mondadori con il titolo  Dall'Europa e dall'America 1966-1960, corrispondenze dell'inviato speciale Garcia Màrquez del quotidiano colombiano El Espectador.

Il primo di questa ineffabile collezione di dodici articoli è intitolato L'anno più famoso del mondo, ed è una panoramica dei fatti accaduti in quel lontano anno; letti oggi sembrano  tanto lontani da sembrare cronache da un altro mondo. L'articolo è costruito come se l'intera storia dell'umanità, anche nei suoi aspetti più marginali, ruoti intorno alla data del 1957, ed inizia così:

L'anno internazionale 1957 non cominciò il primo gennaio, cominciò il 9, mercoledì, alle sei di sera, a Londra. In quell'ora, il primo ministro inglese, il bambino prodigio della politica internazionale, Sir Antony Eden, l'uomo che veste meglio nel mondo, aprì la porta del 10, Downing Street, sua residenza ufficiale, e fu quella l'ultima volta che l'aprì in qualità di primo ministro. Col cappotto nero dal bavero di peluche, con in mano la tuba delle occasioni solenni, Sir Antony Eden aveva appena partecipato a un burrascoso consiglio di governo, l'ultimo del suo mandato, l'ultimo della sua carriera politica. Quella sera, in meno di due ore, Sir Antony Eden fece la maggior quantità di cose definitive che un uomo della sua importanza, della sua statura, della sua educazione, può permettersi in due ore: ruppe coi suoi ministri, andò a visitare la regina Elisabetta per l'ultima volta, presentò le dimissioni, fece le valigie, lasciò libera la casa e si ritirò a vita privata.

Il secondo articolo, Kelly esce dalla penombra, ricostruisce l'avventurosa evasione da una prigione cilena di Patricio Kelly, capo della Alianza Revolucionaria Argentina, avvenuta con la complicità della poetessa uruguayana Blanca Luz.  Ricercato in tutta l'America latina, Patricio Kelly dimostrò  come il rifugio più sicuro per un evaso non potesse essere altro che la vita normale, utilizzando il proprio nome e frequentando grandi alberghi.

Il clero in lotta, è la cronaca della caduta del regime  dittatoriale di Carlos Pérez Jimenez, avvenuto anche per la partecipazione delle gerarchie ecclesiastiche che facevano capo a Monsignor Carrillo, che fu ferito nella chiesa, piena di fedeli che vi si erano rifuggiati, assediata e attaccata militarmente.

Addio Venezuela racconta con dovizia di particolari e cifre, come dopo la cacciata di Jimenez nel Venezuela gli stranieri, ad iniziare dagli italiani, abbandonavano il paese essendo sgraditi ai venezuelani, che ritenevano fossero stati favoriti dalla dittatura. 

Soltanto 12 ore per salvarlo è il drammatico racconto della corsa contro il tempo per salvare una vita, qui la bravura  consiste nel giusto dosaggio tra  informazione e pathos: 
A questo bambino di 18 mesi, condannato a morte per la leggera morsicatura di un cane, restava un solo sabato di vita. L'unico farmaco che poteva derogare la sentenza si trovava a 5.000 Km.

In Mio fratello Fidel, Marquez intervista la sorella del giovane rivoluzionario da poco sbarcato a Cuba col Gramna:


"Io non ammiro Fidel come fratello," dice. "Lo ammiro come cubana." Ma nel corso della sua conversazione placida e discreta, in uno spagnolo scorrevole e deciso, senza accento cubano, Emma Castro rievoca un'immagine di Fidel del tutto diversa, più umana dell'immagine creata dalla pubblicità. (........)
Emma Castro vide Fidel per l'ultima volta due ore prima dell'imbarco sulle navi della spediziome verso Cuba. Abitava nella casa di una famiglia amica - la casa della sua vecchia e fraterna conoscente Orquìdea Pino Gutiérrez - ed era informata dei progetti dei fratelli. Il 25 novembre 1956, dopo cena, Fidel e Raul andarono a concedarsi da lei. Allora non avevano l'aspetto guerrigliero che mostrano ora i loro ritratti. Fidel indossava un vestito blu scuro, impeccabile, con cravatta a righe. Come annuncio incipiente della sua barba messianica, esisteva soltanto il paio di baffetti lineari e un po' affettati degli innamorati antigliani. Fidel spalancò le braccia e le disse: "Bene, l'ora è arrivata."
Una lettura piacevole, arguta e nel complesso un'opera che esalta l'abilità di Marquez di trasformare anche  i fatti quotidiani in eventi straordinari.