giovedì 27 dicembre 2012

Jorge Amado - JUBIABA' - Einaudi 1976 - £ 3.500



Di tutti i grandi autori si dovrebbero leggere le  opere nell'ordine cronologico in cui sono state scritte, ma questo non è sempre possibile, specialmente per gli autori che leggiamo in traduzione. Questo Jubiabà di Amado che è del 1935 è stato tradotto e edito in Italia nel 1952.

Dico questo perché dopo aver letto  Dona Flor e i suoi due mariti (1966) e Tocaia grande (1984), questo Jubiabà mi ha coinvolto meno dei precedenti. Troppe ripetizioni che rallentano il ritmo e situazioni che ricordano in modo esasperante i romanzi d'appendice ottocenteschi.

Come la storia della bella e ricca Lindinalva - il grande amore di Antonio Balduino -  che da giovane e altera ereditiera è costretta dopo la morte del padre, per una serie di disgrazie indipendenti dalla sua volontà, a prostituirsi, e,  sul letto di morte, affidare al suo amico d'infanzia Balduino il figlio del peccato. Qui siamo nelle atmosfere care alla nostra Carolina Invernizio.

La colpa è mia, avrei dovuto leggere Jubiabà prima e non dopo Dona Flor e Tocaia grande.

Comunque, sia chiaro, a me piace moltissimo Jorge Amado e per quanto lo legga in traduzione percepisco la bellezza della sua prosa, rimango affascinato come dalle sue storie emerga prepotente l'essenza stessa del Brasile, specialmente Baía de Todos os Santos con le sue favelas, con la sua cultura e i suoi riti sincretici.

Il romanzo, ricordiamo che è del 1935, ha evidentemente anche un valore didattico nella  denuncia delle terribili condizioni economiche delle classi lavoratrici.

Al centro del pensiero di Amado, che ha militato per anni nel partito comunista, c'è la speranza nel riscatto sociale del suo popolo e infatti Antonio Balduino, che  rifiuta la schiavitù del lavoro e sogna di diventare  cangaço come il grande Lampeão, si salverà scoprendo attraverso un grande  sciopero, la lotta di classe.