mercoledì 21 novembre 2012

Alessandro Piperno - CON LE PEGGIORI INTENZIONI - Mondadori 2006 - € 5,00









E' mio fratello maggiore Mario (che da sempre acquista tutto ciò che viene pubblicato) a passarmi  i libri che devo leggere assolutamente (anche perché così riesce ad alleggerire la sua libreria). E' il caso di questo libro di esordio di Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni.

Benché non sia mai rimasto deluso dalle sue indicazioni, ho accettato questo  libretto con diffidenza per un fatto estetico: un volume squilibrato: oltre 300 pagine in formato 11x18, brutta la carta (speriamo almeno riciclata) in contrasto con una rilegatura accurata,  copertina in cartoncino pesante lucido, ma l'occhiello (sopratitolo),   il richiamo (con un giudizio critico) e la foto, lo rassomigliano alla copertina di un settimanale piuttosto che a un libro, poi lo giro e leggo I MITI € 5,00.

Non sono contrario ai libri economici: vendere romanzi di buona qualità al prezzo di un pacchetto di sigarette è stata una grande invenzione, che Arnoldo Mondadori ha saputo replicare (dopo  trent'anni dalla Penguin) con un grande successo, rivoluzionando anche la distribuzione. Ma gli Oscar erano addirittura  eleganti nella loro semplicità, questi Miti mi sembrano decisamente pacchiani.

Ma che sorpresa questo romanzo di  Alessandro Piperno!

Questa gradevole - a volte esilarante - saga dei Sonnino, ebrei di Roma, è stato una vera epifania, costruita sapientemente, alternando con  abilità i piani narrativi per rendere fluente il racconto, utilizzando un linguaggio arguto al limite dell'umoristico.

Così presenta nell'incipit  il nonno Bepy:

Bepy sentì di non aver scampo diverse ore dopo aver incassato la diagnosi di tumore alla vescica, quando tra il novero sterminato d'interrogativi agghiaccianti scelse: Potrò ancora scopare una donna o tutto finisce qui?
Sebbene tale dilemma possa apparire una patologica inversione delle priorità, per lui, nell'estremo frangente, risultò più spaventoso lo spettro della compromessa mascolinità che l'orrore del nulla: forse perché nel suo immaginario impotenza e morte coincidevano, anche se la seconda era preferibile alla prima, se non altro per il conforto dell'assenza eterna... O forse il salto nel buio che aveva condotto quest'uomo di successo alla bancarotta finanziaria era stato troppo fulmineo per non scalfirgli l'integrità emotiva.
Parlando dei nonni Bepy e Ada e della sua famiglia, sembra affiorare quell'ironia dissacrante che Woody Allen riserva alla religione ebraica e agli ebrei:


 Avendo ingerito, dopo una confortevole adolescenza, la dose di frustrazione erotica che furono, al postutto, le leggi antiebraiche del '38, letteralmente contagiati dall'epidemica allegria postbellica, questi giudei della Roma "bene" avevano sostituito - con che estemporaneità - al terrore per Benito Mussolini e Adolf Hitler la mimetica venerazione per Clark Gable e per Liz Taylor. Era come se quella clownesca coppia di dittatori fascisti non fosse mai esistita, come se - nei cuori di tutti i Bepy italiani - essa fosse stata sepolta insieme alle carcasse indistinte delle centinaia di parenti deportati: il nugolo di cugini, cognati, sorelle, suoceri e nipotini i cui resti ormai avrebbero potuto occupare un paio di buste per l'immondizia, di cui era severame vietato parlare e della cui fine nascostamente ci si vergognava. Cancellati, ancor prima che dalla faccia della terra, dalla memoria dei congiunti sopravvissuti: come se i loro stracci e le loro magrezze infernali, le loro morti senza identità, minutamente documentate da quelle orrende foto in bianco e nero, fossero inadatte allo scintillio delle argenterie o al brio euforizzante dei cocktail di quegli anni fantastici. O come se quella follia di diabolica malvagità che s'era abbattuta sui Sommersi avesse autorizzato i Salvati a una disinvolta spregiudicatezza: era per questo - solo per questo? - che non esisteva un solo individuo nel milieu di Bepy e Ada che non si sentisse autorizzato a violare i precetti borghesi, avanzando sessuali profferte alla moglie del migliore amico o alla figlia minorenne del collega più caro?
Evidentemente l'inferno aveva abolito il proibito. Se questa rimozione collettiva non fosse esistita, come avrebbe fatto nonna Ada - cui i nazisti avevano annientato (anche se in famiglia per delicatezza si preferiva l'eufemistica espressione "portato via") le due cuginette piccole e una dozzina d'altri affini - a partecipare con tanta commozione all'essiccamento delle sue ortensie alla fine di ogni estate?


Dal capitolo Mai visto un cadavere così chic:
Nano in abito scuro, sussura dentro di me una voce suadente come lo speaker d'una sfilata di moda: floscio zucchetto blu notte e occhiali da sole rubatia mia madre, anche se non sono graduati, perché fanno molto "funerale americano". Sono quasi bello, studiatamente affranto nel blazer di Brooks taglia junior e con il biondo provvisorio ciuffo che mi carezza la fronte.
L'intramontabile rabbino Perugia dà inizio al rito senza preamboli. Sembra annoiato. Le labbra si muovono appena. L'idea è che le parole gli escano come una giaculatoria mandata a memoria. L'idea è che pur conoscendo l'ebraico, non lo comprenda o abbia smesso da secolidi sentirle.
Ma ecco avanzare, con la lentezza d'un ennesimo carro funebre, una nera Mercedes 500 fresca di autolavaggio, e fermarsi proprio all'altezza dello scuro crocchio, nella piazza antistante la tetra cappella del cimitero ebraico. Come un divo del cinema scende dall'auto Giovanni Cittadini (per gli amici Nanni), amico d'una vita di Bepy e socio truffato: vestito di grigio scuro, un'obra costernata a offuscargli lo sguardo abitualmente nitido. Si tratta di un meraviglioso sessantacinquenne che sa di canfora e gelsomino: giraffona snodabile che, se non ne conoscessi la proverbiale castigatezza, potresti scambiare per una checca contrita (una di quelle omosessualità rattenute che si esprimono attraverso una stizzita misoginia). Anche lui ha lo zucchetto, non richiesto omaggio ai Perifdi Fratelli Ebrei, con effetto comico assicurato: ossimoro deambulante: la sua figura non ha nulla d'ebraico: troppo dinoccolato, troppa sicurezza nell'incedere: Scortato da due effebici ragazzini dal sesso indecifrabile austeramente abbigliati come garçon d'honneur, eccolo passare in rassegna la vedova, il figlio maggiore, il minore, i nipoti e così via in una sequela di convenevoli. Solo ora che mi guarda fisso negli occhi con l'intensità di chi ha tante cose da dire capisco che non ha niente da dirmi. Ancheggia, mettendo continuamente a posto i polsini ingemellati della camicia bianca, come credesse d'essere lui, e non il cadavere, la vera star del cimiteriale rendez-vous.


Adoro questa leggerezza nelle descrizioni degli ambienti e delle persone: il riuscire sempre a mettere in evidenza gli aspetti paradossali che si nascondono nella quotidianità.


Nel frattempo Piperno ha vinto il Premio Strega 2012 con Inseparabili, il fuoco amico dei ricordi.