mercoledì 7 novembre 2012

Mario Schettini - I RAGAZZI DI MILANO - La Medusa degli italiani n. 103 - A.M.E. 1956 - £ 1.000


La Medusa è la storica collana che fece conoscere agli italiani tanti autori stranieri, che il regime fascista voleva mantenere fuori dai nostri confini culturali: Arnoldo Mondadori, da quel grande editore che era, riuscì a realizzare questo grande  progetto facendone un successo anche economico.

Dopo la guerra, nel 1947, Mondadori estese il progetto agli scrittori italiani creando La Medusa degli italiani che continuò le pubblicazioni fino al 1961.

Questi ragazzi di Milano sono i rampolli della borghesia industriale, nati intorno agli anni venti del novecento e cresciuti nella società creata dal fascismo, anzi abituati ad identificare il fascismo con lo Stato.  Ma i romanzo non parla di fascismo, la prima parte del libro si occupa essenzialmente dei sentimenti di questi ragazzi, dei difficili rapporti tra coetanei e con il mondo adulto, una panoramica di quel periodo difficile della vita che solo un inveterato ottimismo può definire felice, cioé l'adolescenza. 

Questo l'incipit:

Il lago di fronte al collegio era astratto. Nessuno ci faceva caso. Pareva vuoto, senza una percettibile profondità come un colore del cielo. Sotto il sole splendeva assente e distaccato, tanto che i ragazzi del collegio guardavano sempre un po' meravigliati le onde che si rinfrangevano contro la riva, come se l'acqua ribollisse all'improvviso. I fiori sulla riva di cemento erano sgargianti, vellutati, diritti entro le aiuole. Era un paesaggio ricco e composto, ma sfuggiva a ogni emozione. Paolo aveva l'impressione di non toccare niente con mano: gli alberghi massicci, le ville, i prati pettinati,  gli alberi, avevano la stessa cristallina freddezza dei monti azzurri che spuntavano dietro la riva opposta del lago.
Eva e Paolo, uniti da una loro intima solitudine e da un identico sentimento di evasione, non riescono a infondere alla loro breve storia quel calore in grado di trasformarla in amore salvifico.

Eva amava la sua spiccata femminilità. Ne era orgogliosa. Ma nessuno doveva fargliela notare. I compagni con i quali si dimostrava così impaziente d'amore, non ne accennavano mai, l'avrebbero offesa duramente. Era ormai un'amante perfetta. Ma guai a dirlo!
E poi l'Italia entra in guerra:

Cominciarono le vacanze. All'ansia, alle preoccupazioni dei primi giorni di guerra, nella comitiva dei ragazzi era subemtrata una dolce inerzia, una tranquilla attesa. E anche partire, viaggiare, farsi i bagni come ogni estate, pareva inutile. Non c'era più niente che potesse interessare, allettare oltre la guerra: avevano voglia di divertirsi, ma come per ingannare il tempo. Non che la guerra piacesse. Ma la guerra imponeva una severità che non avevano sentito prima in ness'altra norma. Il tempo passava solo per la guerra. Non restava che un'attesa indifferente, irresponsabile. Tutta la vita dipendeva da circostanze estranee alla propria volontà.
Nella seconda parte il protagonista, dopo l'esperienza della guerra, ritorna in una Milano profondamente mutata, rivede i vecchi compagni, ripensa la vicenda di Eva, il collegio, l'infanzia e qui il racconto si interiorizza fino a farsi memoria.