giovedì 1 ottobre 2009

LA NOSTALGIA DEL PASSATO

Di solito trovo molesto chi denigra il presente, ripetendo "ai miei tempi", intendendo che fossero migliori, con l'occhio sempre rivolto a un passato, idealizzato dalla nostalgia della propria giovinezza. La critica abitualmente abbraccia un po' tutto: dalla qualità della vita, ai rapporti interpersonali, dall'educazione alla famiglia, alla scuola, alla politica, fino all'arte e l'intrattenimento.

Un insieme di "non ci sono più le mezze stagioni" e "si stava meglio quando si stava peggio". Mia nonna mi raccontava che, ai suoi tempi, una signora non ardiva uscire senza guanti o cappello, a meno che non fosse una popolana.

Sicuramente quei tempi erano più ordinati che non oggi, si dava del Voi ai genitori, ci si alzava quando il professore entrava in classe, si cedeva il posto in tram alle donne e alle persone anziane, gli anziani in quella società, pressoché immutata per secoli, avevano la funzione di trasmettere la conoscenza, l'Autorità era appunto con la A maiuscola e non si metteva in discussione. 
Ma erano anche tempi di profonda ingiustizia sociale, di disuguaglianze straordinarie, di miseria assoluta, di governi dispotici che reprimevano a sciabolate, quando non a cannonate, le proteste di chi chiedeva pane.

Di come la letteratura, diciamo la narrativa, può alterare la realtà vi è un esempio in una delle scene toccanti del libro Cuore:  il venditore di legname Coretti e suo figlio, compagno di scuola del protagonista Enrico, vanno a vedere il Re Umberto. Coretti, che ha combattuto con Umberto I°, riesce fortunosamente a stringere la mano al Re:

- Qua, piccino, che ho ancora calda la mano! - e gli passò la mano intorno al viso, dicendo: - Questa è una carezza del re. E rimase lì come trasognato, con gli occhi fissi sulla carrozza lontana, sorridendo, con la pipa tra le mani, in mezzo a un gruppo di curiosi che lo guardavano. - È uno del quadrato del '49, - dicevano. - È un soldato che conosce il re. - È il re che l'ha riconosciuto. - È lui che gli ha teso la mano. - Ha dato una supplica al re, - disse uno più forte. - No, - rispose Coretti, voltandosi bruscamente; - non gli ho dato nessuna supplica, io. Un'altra cosa gli darei, se me la domandasse... Tutti lo guardarono. Ed egli disse semplicemente: - Il mio sangue.
Quello stesso Re Umberto I°, definito e cosciuto come il Re Buono, di cui conserviamo sull'Altare della Patria un'enorme statua a cavallo, non esitò ad ordinare nel maggio del '98 al generale Bava Beccaris di soffocare nel sangue (80 morti, 450 feriti, migliaia di arresti) una forte protesta popolare per chiedere pane. Il Re Buono per questo massacro premiò il generale Bava Beccaris!
 
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http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/bavabeccaris.htm