giovedì 29 ottobre 2009

1965, NASCONO GLI "OSCAR MONDADORI"


Addio alle armi è il romanzo con cui ha debuttato sul mercato la collana settimanale Oscar Mondadori, scatenando una accesa polemica per la decisione del lungimirante grande vecchio ArnoldoMondadori di destinare questa pubblicazione alle Edicole.

Nell'ordinato mondo del 1965 le competenze erano rigidamente stabilite: alle edicole giornali e riviste, i libri alle librerie, che non erano il supermercato attuale con la merce esposta e nessuno in grado di proporre o suggerire alcunché, ma un luogo dove si era accolti da personale all'altezza del proprio ruolo.

La rivolta dei librai, che paventavano il fallimento dell'intero comparto editoriale, si scontrò con la potente lobby degli edicolanti allora molto forte, ma fu inutile: le leggi del mercato, la decisione degli altri editori di entrare in quel nuovo mercato per raggiungere un pubblico altrimenti estraneo alla libreria tradizionale, decretarono il successo delle collane economiche vendute in edicola. 

Dovranno passare almeno trent'anni prima che un editore di periodici pubblicherà dei libri distribuendoli  come gadget insieme a un quotidiano, assestando un ulteriore legnata alle librerie tradizionali.

Nella seconda di copertina era riportata questa semplice e forse ingenua presentazione:

Gli Oscar, i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. 
Gli Oscar sono i libri 1965 per gli italiani che lavorano: per gli operai, per i tecnici, per gli impiegati, per i funzionari, per i dirigenti, per i professionisti, per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi e informati della società. 
A casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera, gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, sempre a portata di mano. 
Con Gli Oscar, una casa editrice tradizionalmente all'avanguardia ha ideato e creato il libro settimanale di altissimo livello per un pubblico in movimento. 
Gli Oscar sono gli Oscar dei libri: si rinnovano ogni settimana, durano tutta la vita.

Nella terza di copertina l'annuncio del successivo volume: Carlo Cassola La ragazza di Bube.

Sono passati 45 anni da quella felice intuizione e quanto abbia contribuito a cambiare le abitudini dei lettori e  tutto il mercato editoriale, lo vediamo tutti i giorni frequentando una edicola!


martedì 27 ottobre 2009

CRONACA DI SAN GABRIEL di Julio Ramon Ribeyro



Un perfetto libro di formazione questo di Ribeyro: un adolescente orfano, segue lo zio, presso cui abita a Lima, in un viaggio che lo porterà alla scoperta del mondo magico e tormentato, aspro e incantato degli altipiani andini. Nella fattoria, Lucho, il protagonista che scrive in prima persona, scopre di vivere profuso verso l'esterno, stranamente mescolato con la dimensione della terra.
Nella hacienda si vive come in una perenne fiera, chiunque viaggi nella zona viene ospitato e trattenuto quasi a forza, in una gozzoviglia continua, dove il vino fa da anfitrione e la baldoria da cuscino.
L'apparente tranquillità della vita campestre, il mito della natura incorrotta, sono incrinati da una serie di rivelazioni sempre più inquietanti. Il ragazzo si inoltra in una realtà profonda, violenta e complessa, nelle cui pieghe oscure esplodono grandi tensioni passionali.
Il chiuso universo di San Gabriel trova una sua incarnazione nell'enigmatica e sfuggente figura della cugina Leticia, che attrae e respinge il ragazzo in una rete di menzogne, artifici e giochi sanguinosi. Questa permanenza nella hacienda assumerà per questo giovane il sapore di una trasognata, dolorosa iniziazione alla vita.
Se chiudendo l'ultima pagina di un libro, ti invade la tristezza per la perdita di personaggi a cui ti sei affezionato, è segno autentico del valore del romanzo e della forza narrativa dello scrittore.

domenica 25 ottobre 2009

Se ami un libro: abbandonalo.



Seguo con interesse l'iniziativa della coop di Genzano, dove spesso mi reco per le mie necessità alimentari, donominata libri randagi. Si tratta di abbandonare libri a cui tieni in modo particolare, ma in pratica, come è facilmente immaginabile, ci si portano libri vecchi, squinternati e che al proprietario non interessa conservare. Io sono stato fortunato perchè ho trovato nientemeno che Don Segundo Sombra di Ricardo Guiraldes in una bella vecchia edizione Adelphi del 1966, anche se conservata in ambiente un po' umido.


Scritto nel 1926, quando ormai il mondo dei gauchos e le sue storie erano già diventati arcaici, viene definito l'ultimo capolavoro di quel singolare fenomeno letterario argentino, che, nel giro di pochi decenni, produsse una costellazione di opere memorabili, come Facundo di Domingo Sarmiento e il Martin Fierro di Josè Hernandez.

Più che un romanzo di avventure, come spesso è stato definito, questo capolavoro della letteratura gaucesca, è essenzialmente un romanzo di formazione, così come quello che 25 anni dopo, dall'altra parte del continente americano, J.D.Salinger fissava con Il giovane Holden.


giovedì 22 ottobre 2009

AI TEMPI DI ARNOLDO MONDADORI EDITORE (prima parte)

Nel 1960 iniziai a lavorare nel magazzino della Arnoldo Mondadori Editore (AME) sul lungotevere Prati, a Roma. Per uno come me che amava i libri, era molto di più che una semplice occasione di lavoro. Il magazzino era diretto da un sergente di ferro, il signor Fiorito, un tipetto nervoso che faceva rigar dritto il personale alle sue dipendenze; sopra di lui il Ragioniere, un gentiluomo d'altri tempi, di pochissime parole e dall'aria bonaria, ma che guardandoti da sopra i mezzi occhialetti poteva annichilirti con una forbita osservazione. Al vertice di questa piramide di comando c'era Il Direttore, il dottor Antico. Un bel uomo, aitante, simpatico, colto, sempre cordiale con il personale, ma di cui tutti avevano una fottuta fifa.
La truppa era composta da una eterogenea varietà di tipi, c'era Lucio un tipetto mingherlino di mezz'età, preposto essenzialmente alla preparazione dei pacchi da spedire ai clienti fuori Roma o alla sede. Alfredo, un napoletano ex carabiniere che fungeva da autista per le consegne in città. Giuseppe (detto Peppe) un tipo tosto, scanzonato, con la battuta pronta e una simpatia debordante, secondo autista per le consegne. Poi c'era Savino, come definirlo, un tipo non semplice, forse complesso, anche nel linguaggio, con ragionamenti spesso paradossali, con una forte carica di ironia, una buona cultura e una esperienza di emigrato in Brasile che gli aveva lasciato indelebili ricordi di una giovane donna e qualche rimpianto. Poi arrivò un signorino, Vittorio, fresco di studi e di buona famiglia, addirittura con auto propria, una affascinante Dauphine. Dopo poche angherie subite, che riservavamo ai nuovi arrivati, si integrò perfettamente con il gruppo storico e divenne anche lui un amicone.
Nel magazzino si viveva come in una caserma, con la regola del rispetto del subalterno verso il superiore e del novellino verso l'anziano, ma forse era una caratteristica generale di quegli anni: rispetto, educazione, senso del dovere, lealtà verso l'azienda e i colleghi.
Il magazzino riceveva, giornalmente, dalla sede di Verona, rifornimenti di libri e tutte le novità, in pacchi perfettamente imballati, parallelepipedi di circa 20/25 kg, che sballavamo e sistemavamo negli scaffali secondo la collana cui appartenevano: uno saliva sulla scala e l'altro, di solito più esperto, gli tirava i libri, in pacchi o sciolti, con grande precisione. (segue)

martedì 6 ottobre 2009

LETTERATURA AMERICANA & USIS

Le mie letture da ragazzo sono state quelle tipiche del mio tempo: Cuore, Pinocchio, Fratelli Grimm, e poi man mano che si cresceva: I Ragazzi della via Pal, I tre Moschettieri, Libro della Jungla e molto Salgari, un po' di Verne. Potevo fortunatamente contate, in casa, su una notevole biblioteca, che si aggiornava continuamente, con testi di narrativa, saggistica, teatro, cinema e musica. Con il passare degli anni scoprii gli scrittori americani e, con l'entusiasmo disordinato dell'adolesceza, mi immersi in quel mondo nuovo, affascinato dalla rivelazione di un linguaggio originale, dove la narrazione aveva tempi travolgenti. Conobbi così J.Steinbeck di La Perla, di Al Dio Sconosciuto, ma sopratutto di La Valle dell'Eden, un'epopea che abbraccia tre generazioni. E poi il linguaggio denso di W.Faulkner di Il Borgo nella traduzione di Cesare Pavese. Poi scoprii John Dos Passos della trilogia Usa: 42° parallelo, 1919 e Un mucchio di quattrini. Questi ultimi e molti altri li prendevo in prestito alla biblioteca Usis di via Torpignattara. Bastava iscriversi e ti portavi a casa, per un certo periodo, il libro che ti interessava. Il catalogo era vasto, praticamente tutta la letteratura americana classica e contemporanea. Forse l'Usis (United States Information Service) era davvero un ufficio distaccato della Cia, come si diceva malignamente negli ambienti di sinistra, però ha svolto un'opera meritoria nella diffusione della letteratura e della cultura americana in Italia.

giovedì 1 ottobre 2009

LA NOSTALGIA DEL PASSATO

Di solito trovo molesto chi denigra il presente, ripetendo "ai miei tempi", intendendo che fossero migliori, con l'occhio sempre rivolto a un passato, idealizzato dalla nostalgia della propria giovinezza. La critica abitualmente abbraccia un po' tutto: dalla qualità della vita, ai rapporti interpersonali, dall'educazione alla famiglia, alla scuola, alla politica, fino all'arte e l'intrattenimento.

Un insieme di "non ci sono più le mezze stagioni" e "si stava meglio quando si stava peggio". Mia nonna mi raccontava che, ai suoi tempi, una signora non ardiva uscire senza guanti o cappello, a meno che non fosse una popolana.

Sicuramente quei tempi erano più ordinati che non oggi, si dava del Voi ai genitori, ci si alzava quando il professore entrava in classe, si cedeva il posto in tram alle donne e alle persone anziane, gli anziani in quella società, pressoché immutata per secoli, avevano la funzione di trasmettere la conoscenza, l'Autorità era appunto con la A maiuscola e non si metteva in discussione. 
Ma erano anche tempi di profonda ingiustizia sociale, di disuguaglianze straordinarie, di miseria assoluta, di governi dispotici che reprimevano a sciabolate, quando non a cannonate, le proteste di chi chiedeva pane.

Di come la letteratura, diciamo la narrativa, può alterare la realtà vi è un esempio in una delle scene toccanti del libro Cuore:  il venditore di legname Coretti e suo figlio, compagno di scuola del protagonista Enrico, vanno a vedere il Re Umberto. Coretti, che ha combattuto con Umberto I°, riesce fortunosamente a stringere la mano al Re:

- Qua, piccino, che ho ancora calda la mano! - e gli passò la mano intorno al viso, dicendo: - Questa è una carezza del re. E rimase lì come trasognato, con gli occhi fissi sulla carrozza lontana, sorridendo, con la pipa tra le mani, in mezzo a un gruppo di curiosi che lo guardavano. - È uno del quadrato del '49, - dicevano. - È un soldato che conosce il re. - È il re che l'ha riconosciuto. - È lui che gli ha teso la mano. - Ha dato una supplica al re, - disse uno più forte. - No, - rispose Coretti, voltandosi bruscamente; - non gli ho dato nessuna supplica, io. Un'altra cosa gli darei, se me la domandasse... Tutti lo guardarono. Ed egli disse semplicemente: - Il mio sangue.
Quello stesso Re Umberto I°, definito e cosciuto come il Re Buono, di cui conserviamo sull'Altare della Patria un'enorme statua a cavallo, non esitò ad ordinare nel maggio del '98 al generale Bava Beccaris di soffocare nel sangue (80 morti, 450 feriti, migliaia di arresti) una forte protesta popolare per chiedere pane. Il Re Buono per questo massacro premiò il generale Bava Beccaris!
 
Per chi volesse saperne di più, utilizzi questo link.



http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/bavabeccaris.htm