venerdì 24 giugno 2011

Marcel Proust - LA STRADA DI SWANN - Collana Novecento - La Biblioteca di Repubblica -




Devo alla lodevole iniziativa del quotidiano La Repubblica, che ha proposto nel 2002 ai suoi lettori La strada di Swann, se ho superato l'inibizione autoimposta alla lettura di Marcel Proust.

Disorientato da quanto avevo letto intorno alla sua monumentale Alla ricerca del tempo perduto, avevo finito per rinunciarvi, rimandandone sine die la necessaria lettura. Ed è stato un bene perchè per apprezzare e godere pienamente la complessità dell'opera, è necessaria una maturità che l'adolescenza è lontana dal possedere.

Nella biblioteca di casa c'è sempre stata l'opera completa nell'edizione Einaudi del 1953 - sette volumi in formato 12x18 molto maneggevoli e con le note essenziali - per non frammentarne la lettura come accade con gli eleganti Meridiani - che la prodigalità familiare ha ridotto a soli tre volumi (i mancanti ex-libris nelle biblioteche di amici infedeli!)

La lettura di La strada di Swann è stata un'esperienza illuminante, la rivelazione dell'esistenza in ogni essere umano di un mondo interiore, capace di contenere l'intero universo.

Questa edizione di Repubblica utilizza la vecchia traduzione fatta da Natalia Ginzburg per Einaudi (NUE - 1953); mentre gli altri volumi de la recerche della stessa edizione, si avvalgono di traduzioni diverse: da Calamandrei a Bonfantini, da Elena Giolitti a Paola Serini, da Franco Fortini a Giorgio Caproni. La scelta fatta per i Meridiani è diversa e si avvale di una nuova unica traduzione di tutta l'opera, affidata al poeta Giovanni Raboni.

Questo l'incipit nella traduzione di Natalia Ginzburg:

Per molto tempo mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: "M'addormento". E, una mezz'ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora tra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguito le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevano preso una forma un po' speciale; mi sembrava d'essere io stesso l'argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo V.

E questo l'incipit tradotto da Giorgio Raboni:

A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: "M'addormento". E, mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libroche credevo di avere ancora tra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Franco I e Carlo V.

E' incredibile come la lettura di quest'opera (tutta completa!) prenda e affascini, tanto da rendere impossibile l'abbandono e sofferta la sospensione. La magia della parola, il mistero dei processi mentali nei quali il lettore si identifica, i temi della memoria e del tempo; la capacità di vedere realmente le cose che cadono sotto il suo sguardo, dove niente è irrilevante.

Ne è un esempio precipuo il singolare racconto degli asparagi:

Nell'ora che scendevo a informarmi del menu, i preparativi per il pranzo erano già cominciati, e Francoise, al comando delle forze della natura venute a darle man forte, come in quelle fiabe dove i giganti si fanno assumere per cuochi, scoteva il carbone, dava al vapore le patate da cuocere in stufato e faceva terminare a punto dal fuoco i capolavori culinari apprestati prima in recipienti di ceramica, che andavano dai caldaioni, dalle marmitte, paioli, pesciaiole, alle terrine per la selvaggina, gli stampi per i dolci, i vasetti da crema, passando attraverso una collezione completa di casseruole di ogni dimensione. M'indugiavo a guardare, sulla tavola, dove la sguattera aveva appena sgusciato dei piselli allineati e numerati come biglie verdi in un gioco; ma sostavo rapito dinanzi agli asparagi, aspersi d'oltremare e di rosa, e il cui gambo, delicatamente spruzzato di viola e d'azzurro, declina insensibilmente fino al piede - che pure è sudicio ancora del terreno del campo - in irridescenze che non sono terrene. Mi sembrava che quelle sfumature celesti tradissero le deliziose creature che s'erano divertite a prender forma di ortaggi e che attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d'aurora, l'essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l'intera notte che seguiva ad un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nelle loro burle poetiche e volgari come una favola shakespeariana, di mutare il mio vaso da notte in un'anfora di profumo.
Tutta l'opera ha qualcosa di magico che, per esempio, mi ha costretto, arrivato alla fine dell'ultimo volume, Il tempo ritrovato, di riprendere La strada di Swann e rileggere da capo l'opera. Solo dopo ho letto, in Pietro Citati La Colomba Pugnalata, che l'inizio e la fine dell'opera sono state scritte contemporaneamente per dare un senso circolare all'opera.

Che altro dire su un'opera tanto importante, fondamentale nella storia della letteratura occidentale, che se anche un solo lettore fosse invogliato a prendere il volume in mano ed iniziare il viaggio, queste parole non saranno state vane.