mercoledì 27 luglio 2011

Enzo Siciliano - MIA MADRE AMAVA IL MARE - Rizzoli 1994 - £ 26.000










Enzo Siciliano
è uno scrittore che non ci si stanca di leggere, per la sua prosa pacata, per il linguaggio erudito, ma non ostentato, semplice e colto, elegante.

Il romanzo è la rievocazione del rapporto tenero e conflittuale tra il protagonista - l'io narrante - e la madre, durante l'arco di una vita.

Una cronaca familiare sublimata nel ricordo, che spazia, anche con salti temporali non sempre cronologici, tra le mille piccole vicende, scandite dai sentimenti contrastanti, che caratterizzano i rapporti all'interno di una famiglia


Questo l'incipit:

Mia madre amava il mare ma non sapeva nuotare. Entrava con lentezza in acqua e si fermava quando l'acqua le arrivava al petto. Superava i brividi di freddo con qualche risata o dicendo a voce alta, come chiedendo aiuto: "E' fredda". Poi, piegando le ginocchia si immergeva fino al collo e si sollevava di scatto.

Quest'istantanea colta nella memoria, così nitida e precisa, e in qualche modo universale, mi ha commosso, ricordandomi di non essere mai stato al mare con mia madre, che essendo di capelli rossi e di carnagione bianchissima, non amava stare in spiaggia.

E' un romanzo e anche una biografia, un libro della memoria che tenta di ricostruire quel vincolo particolare che lega un figlio alla madre e viceversa, e ne analizza con acume la mutazione, quando vengono a modificarsi i rapporti di dipendenza. L'infermità della madre prima, la sua progressiva invalidità vengono vissute dal figlio con imbarazzato disagio, se non con aperto fastidio.

La perdita dell'autonomia fisica è un tragico stillicidio: ogni momento ripropone qualche particolarità, un disguido insuperabile, un morso alla propria vita.
Chiedeva che le si leggesse il giornale, ma si annoiava. Il viso le si era chiuso: le rughe le si erano strette nella forma del corruccio. Niente altro. Le labbra, piegate in basso, parevano abbandonate da ogni forma. Poteva sembrare imbronciata. Era del tutto atona, invece.

L'ineluttabile infine si compie, mentre il narratore è a Spoleto per una sua commedia da rappresentare al Festival dei Due Mondi, la madre muore

Era morta sola, in un luogo che non avevo mai visto.... Cercavo nella mia testa se nella notte appena passata ci fosse stato un momento in cui l'immagine di lei mi fosse sorto davanti per un addio, o se un brivido mi avessi attraversato per un presentimento. Niente di tutto questo. "Il teatro ti distrae" mi aveva detto spesso lei. Mi aveva lasciato solo con quel lavoro, voltandomi le spalle senza che me ne rendessi conto. (.....)

Il suo corpo morto aveva bisogno d'amore, un amore che solo la natura avrebbe potuto darle. I miei occhi non avevano più sguardo: mi sentivo abbandonato quanto lei - e per questo non avevo potuto guardarla. (.....)

L'odore della cera misto a quello dell'incenso bruciato mi suggerì poco dopo, con semplicità, che la morte è irreversibile.


La morte della propria madre è sempre un fatto abnorme, vissuto con dolore, rimpianto e un fondo di rimorso, per le tante occasioni non colte di restituirle, in parte, quanto da lei ricevuto.