giovedì 26 luglio 2012

Eugenio Montale - OSSI DI SEPPIA - Oscar Mondadori 2004 - € 6,20



Il 1925, l'anno di pubblicazione di Ossi di seppia è un anno gravido di funesti presagi per l'Italia: Mussolini si assume la responsabilità politica dell'uccisione di Giacomo Matteotti e impone una svolta decisiva al regime dittatoriale; nel paese si verificano arresti di massa, giornali come la Stampa e il Popolo subiscono continui sequestri e sospensioni; viene pubblicato il Manifesto degli intellettuali fascisti (firmato da nomi che è imbarazzante oggi rileggere); nello stesso anno viene pubblicato il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce su sollecitazione di Giovanni Amendola, firmato da persone che oggi sarebbe giusto onorare, tra questi il giovane Eugenio Montale.

Ossi di seppia viene pubblicato, non a caso, nelle edizioni di Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti, in un momento cruciale della vita politica e civile italiana, elemento da considerare leggendo questi versi, che affermano l'impossibilità del poeta di trasmettere certezze, ma anche l'intrensigenza etica che fu peculiare dell'ambiente gobettiano e dell'antifascismo.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Di Ossi di seppia prediligo, ma è difficile affermarlo per un così intenso libro di poesia, la sezione Mediterraneo, dove il poeta dialogando direttamente con il mare  rimpiange la pochezza del suo linguaggio, che dispone solo di parole.
 
 
 Potessi almeno costringer 
 in questo mio ritmo stento 
 qualche poco del tuo vaneggiamento;
 dato mi fosse accordare
 alle tue voci il mio balbo parlare: -
 io che sognava rapirti
 le salmastre parole
 in cui natura ed arte si confondono,
 per gridare meglio la mia malinconia
 di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
 Ed invece non ho che le lettere fruste
 dei dizionari, e l'oscura
 voce che amore detta s'affioca,
 si fa lamentosa letteratura.
 Non ho che queste parole
 che come donne pubblicate
 s'offrono a chi le richiede:
 non ho che queste frasi stancate
 che potranno rubarmi anche domani
 gli studenti canaglie in versi veri.
 Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
 azzurra l'ombra nuova.
 M'abbandonano a prova i miei pensieri.
 Sensi non ho; né senso. Non ho limite.


 


     
    

La precarietà della vita, la casualità degli accadimenti, l'insensatezza dell'esistenza è espressa in questa  angosciante lirica, dove l'orrenda discesa fino al vallo estremo prefigura la perdita del ricordo del mattino, della memoria del sole e il tintinnare delle rime che cadono dalla mente. L'unica salvezza indicata sembra essere un'ideale osmosi con il linguaggio del mare, da condividere con fraterno cuore in grado di capire.


Noi non sappiamo quale sortiremo
domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino
a non tòcche radure ci addurrà
dove mormori eterna acqua di giovinezza;
o sarà forse un discendere
fino al vallo estremo,
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere
fiorse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s'esprime
la nostra vita, repente
ci cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
 che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un'eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l'erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite
di stanchezze e di silenzi,
parranno a un fraterno cuore
sapide di sale greco.





Consiglio la lettura assidua di questo libro, farne il proprio livre de chevet, perché i significati possano disvelarsi compiutamente  e rivelare tutto il loro potenziale filosofico e poetico.


In questo link è possibile prendere visione dei due Manifesti, quello fascista di Giovanni Gentile e quello antifascista di Benetto Croce, con l'elenco degli intellettuali firmatari:
                                       
                                      http://www.maat.it/livello2/fascismo-manifesto.htm